Che rapporto c’è tra sesso, genere e malattia? Lo svela uno studio internazionale

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C’è anche l’Ospedale Civile di Baggiovara, tra i centri che hanno partecipato allo studio sul rapporto tra sesso, genere e malattia, che in questi giorni è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Britannica “The Lancet” (H index747). L’articolo – intitolato “Sex and gender: Modifiers of health, disease and medicine”- è firmato da autori affiliati a 12 diverse università USA e 3 Istituzioni Europee: Università di Berlino, Karolinska Institutet di Stoccolma e, per l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, dal dottor Amedeo Lonardo, medico della Medicina Metabolica dell’Ospedale Civile di Baggiovara diretta dal prof. Pietro Andreone di UNIMORE. Il dottor Lonardo è stato coautore, con la professoressa Suzuki dell’Università di Durham, USA, del capitolo sulle epatopatie croniche, nel quale si descrivono le principali differenze nell’epidemiologia, manifestazioni e risposta al trattamento legate a sesso e genere. L’articolo – che verrà pubblicato nel numero di agosto – esplora il ruolo di sesso (entità biologica) e genere (entità socio-culturale) quali fattori di insorgenza, manifestazioni e risposta alle cure di alcune patologie che sono tra le più frequenti cause di morte ed invalidità. Tra queste: cardiopatie, cancro, pneumopatie, nefropatie ed epatopatie croniche, ictus, depressione, suicidio ed anche il COVID-19.

Le malattie possiedono differenze epidemiologiche, fisiopatologiche e clinico-terapeutiche tra donne e uomini e questa consapevolezza è fondamentale alla buona pratica clinica ed al successo della ricerca traslazionale. Differenze di sesso e genere sono alla base della medicina di precisione e devono informare il processo decisionale per promuovere l’eguaglianza di genere nel diritto alla salute. Il Dottor Lonardo aveva già pubblicato diversi studi sulle differenze sessuali nell’epatopatia steatosica nonalcolica a partire dal 2000. Il più importante è uscito, nel 2019, su Hepatology (H Index 347). “Tutto ciò che sappiamo su diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie deriva da studi in gran parte condotti su cellule, topi e pazienti di sesso maschile – ha ricordato il dottor Amedeo Lonardo – Per molteplici ragioni, incluse la salvaguardia della sicurezza delle donne e della loro prole, le donne in età fertile sono storicamente, state escluse dai trial clinici. Anche la medicina basata sulle evidenze è fondata su studi clinici eseguiti principalmente su uomini. Di conseguenza la ricerca medica è stata centrata sulla fisiologia maschile nel presupposto che cellule ed animali fossero uguali indipendentemente dal sesso”.

È stata in buona parte disattesa la prescrizione dei National Institutes of Health (NIH) nordamericani che, già dal 1993, raccomandano di includere donne negli studi clinici. Quando le donne sono coinvolte, è mancata l’analisi dei dati differenziata per sesso. “Non sorprende – conclude Lonardo – che l’80% dei farmaci ritirati dal mercato tra 1997 e 2000 fossero più pericolosi per le donne che per gli uomini. Ciò nonostante lo studio di sex and gender differences in scienze bio-mediche viene ancora considerato più un ambito specialistico che un imprescindibile metodo della ricerca bio-medica. Il nostro studio vuole promuovere l’eguaglianza di genere nel diritto alla salute. A tal fine va maggiormente diffusa la consapevolezza che le malattie differiscono tra donne ed uomini per epidemiologia, fisiopatologia ed aspetti clinico-terapeutici. Differenze di sesso e genere sono alla base della medicina di precisione e devono informare la buona pratica clinica e la ricerca traslazionale”.