Chi lo chiama Zar non si rende conto di nobilitarlo. È molto peggio di un dittatore, non ama il suo popolo

276
in foto Vladimir Putin (da Imagoeconomica)

Neofita dell’opulenza e del potere, gestisce il paese, immiserito da privazioni e dalla limitazione di libertà, con la complicità di ex macellai arricchiti, vecchi funzionari del Kgb che dovrebbero essere in galera e personaggi squallidi oggi miliardari. Franco, autore di tante crudeltà, amava gli spagnoli. Mussolini, complice di Hitler, non consentì a nessuno di arricchirsi alle spalle degli italiani. Tanto da lasciare la moglie e i propri figli senza un soldo. Gli zar furono regnanti deboli e inetti, ma aristocratici. Il termine Zar deriva da Cesare. Come pure Kaiser, Khan e Scià.

Più traumatizzati dall’esclusione dal mondiale che dall’eccidio di donne e bambini 
C’è chi vorrebbe che si arrendessero, altri che si immolassero nella difesa della libertà del paese. Molti criticano Biden perché, usando toni forti nei confronti di Putin, mette a repentaglio l’esito delle trattative. Come se finora la diplomazia avesse funzionato. Ce ne sono pure tanti che danno ragione agli aggressori. I più coraggiosi esprimono il parere su Fb. I pavidi leggono, ma si guardano bene dall’approvare o contraddire. Hanno paura di inimicarsi chi in politica sostiene il dittatore, che un giorno – non si sa mai – potrebbe invadere l’Italia, ricordarsene e vendicarsi.

È possibile che ci siano spiragli di pace mentre si bombardano ospedali e asili?
Degenti e bambini non sono una minaccia. Quindi, ci si può aspettare qualsiasi reazione che la logica non prevede. Capita quando a gestire il paese c’è un uomo dai pieni poteri che non deve rendere conto a nessuno. Chi poteva immaginare che al giorno d’oggi scoppiasse una guerra, più tragica di quelle di un tempo perché adesso le armi, chimiche e nucleari, possono sterminare l’umanità. Chissà se cambierà qualcosa nel mondo. Non dobbiamo più
dividerci tra destra e sinistra. Da ora in poi dovremo scegliere tra dittatura e democrazia, che assicura la pace.

In ogni epoca c’è chi prende le difese del prepotente. Ieri di Trump, oggi di Putin
Dovremmo preoccuparci se in Italia qualcuno istigasse alla devastazione del Parlamento come avvenne al Capitol Hill o se fossimo invasi, come l’Ucraina. Da noi, invece, c’è chi difende l’aggressore perché in passato ha ottenuto vantaggi economici. Altri vanno controcorrente perché il modo più facile per farsi notare. Infine, per frustrazione o
stupidità. Ciò che stupisce è che uomini dalle qualità tali da arrivare al potere non capiscano che i tanti piaceri che la vita offre – soprattutto a chi ha tanti quattrini – sono più emozionanti che praticare violenza sulla povera gente.

È bene chiarire che Zelensky non è un comico come quelli in politica qui da noi
Dire attore comico in politica è dispregiativo. Quello che è presidente dell’Ucraina, però, è cresciuto in un ambiente culturale elevato e si vede. Nasce 44 anni fa da famiglia di lingua russa e di origini ebraiche. Il padre è ingegnere, la madre docente universitaria. È sposato con una scrittrice, laureata in architettura, con cui ha due figli. Volodymyr si è laureato in giurisprudenza con la prospettiva di fare l’avvocato. Dopo avere fondato un’azienda di produzioni cine Tv e realizzato vari film, decise di fare l’attore. Entrò in politica per moralizzare il paese e fu eletto a furor di popolo.

Il Calcio rispecchia l’Italia arrogante e boriosa di oggi, ma pigra e mediocre
Perché applaudiamo troppo, mentre dovremmo fischiare. Allo stadio e altrove. C’erano già famelici candidati pronti a succedere a Mancini, che poi ha deciso di rimanere a soli tre milioni di € l’anno. Tanti per la figura di merda che abbiamo fatto. Esclusi per la seconda volta dalla Coppa del Mondo. Quattro anni fa processammo il povero Ventura che si accontentava di 800mila. È uno come lui che meritiamo. Non è colpa del CT quando si pareggia o si perde con nazionali i cui giocatori militano nelle serie minori, se poi si gioca male, sbagliando addirittura diversi rigori.

La guerra è cominciata in Ucraina ma non si può prevedere se si estenderà 
Nel suo ultimo libro – “Per niente al mondo”, Ed Mondadori, 732 pagg, 28€ – Ken Follett racconta come, nonostante la saggezza dell’Occidente, con tanti che tifano per la Russia e con l’escalation di sanzioni e ripicche, è inevitabile che prima o poi parta un missile. Fantasia dello scrittore, preveggenza? Comunque è un parere. Ma quanti politici leggono Follett? L’Italia non è un paese con armi nucleari, ma a Ghedi (Brescia) e ad Aviano (Pordenone) ci sono due depositi della Nato con un centinaio di testate. Può essere un bene per difenderci ma siamo pure un bersaglio