Chi pratica, ovvero frequenta, impara

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Non capita spesso di sentire o leggere che molti italiani, dall’inizio del funzionamento della U E ,le cui regole stanno prendendo gradualmente il posto di quelle di ciascuno degli stati che la compongono, abbia cambiato anche gli stili di vita degli Europei, quindi anche le loro abitudini di spesa. Succede così che nei negozi delle città italiane – anche nelle cittadine – gli addobbi usati per le festività di fine anno, compaiano ben in vista prima della ricorrenza di Ognissanti, all’inizio di novembre, se non, delle volte, negli ultimi giorni di ottobre. Lo spunto è partito da città europee dove, da circa mezzo secolo, si ripete quell’ anticipo un po’ tirato per i capelli. Prima ancora di esse, osservavano già quella cadenza le città americane, quelle del Far Est e molte altre sparse un po’ dovunque, in paesi dove non fossero presenti restrizioni di tipo religioso o politico. È bene tentare di far luce sul fatto che anche nel Paese questa forte anticipazione delle scadenze – in Italia il tempo dell’attesa è praticamente raddoppiato – ha portato un allungamento rispetto a quello originario. Prima che il nuovo corso venisse iniziato, lo start era la festa dell’Immacolata, l’otto dicembre. È doveroso cercare di comprendere la ragione di tale dilatazione. Scartata l’ipotesi religiosa e ragionando per assurdo, essa potrebbe valere solo in Italia. Sarebbe comunque una giustificazione poggiata sul nulla o poco più. Spostando l’attenzione altrove, si possono individuare motivazioni concrete molto attinenti a quella dilatazione dei tempi, purtroppo rese deboli dal periodo di disordine commerciale in atto. Le guerre in particolare, i vari embarghi e con essi l’introduzione dei dazi, schizzati verso l’alto fino al raddoppio dell’importo originale della transazione, si confrontano con il reddito ridotto a parità di importo nominale, quindi oggetto di una perdita di potere liberatorio di acquisto che dir si voglia, a causa del diminuito potere liberatorio dell’euro a livello centrale, si legga deciso dalla BCE. Una delle conseguenze è quella che, chi sarebbe intenzionato a spendere qualcosa oltre gli acquisti ordinari, troverà la strada oggettivamente molto impervia o addirittura sbarrata. Varrà a poco fare il crucifige dell’inflazione, per esprimere, più correttamente addossare, ogni colpa della stortura di mercato a essa. Solo per ribadirne l’importanza, il vero fenomeno protagonista indiscusso delle negatività fin qui esposte e altre, viaggia su una strada parallele che è anche una corsia preferenziale. È la produttività, vittima e carnefice allo stesso tempo di chi organizza ai livelli più alti il corretto mix tra capitale e lavoro. Questo cocktail, dalla fase iniziale della pandemia di Covid, è stato sensibilmente stravolto. Il fenomeno deriva dai forti rialzi delle materie produttive causati principalmente dalle guerre che stanno ancora dilagando. Per ritornare sull’argomento di apertura, in poche parole all’inizio di questa nota, nonostante l’amaro in bocca, bisognerà predisporsi anche quest’anno alla circostanza che molti dei regali per l’occasione saranno ridotti a pensierini.
Anche il cenone non sarà molto diverso dalle preparazioni dei fast food. Sempre fiduciosi comunque che, anche se non sarà domani, alla fine qualcosa cambierà. Per rivangare un’espressione di Luigi Tenco che, intatta, vale oggi ancora di più del tempo in cui fu composta.