Chi sono Nadia e Denis, premi Nobel per la pace

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Roma, 5 ott. (AdnKronos) – Lui è conosciuto nel mondo come “l’uomo che ripara le donne”. Lei è diventata la voce della minoranza yazida perseguitata dai jihadisti dall’Is. per “i loro sforzi volti a mettere fine all’uso della violenza sessuale come arma da guerra e di conflitto armato”

CHI E’ DENIS MUKWEGE – Mukwege è nato il 1 marzo 1955 a Bukavu, una città della Repubblica Democratica del Congo, capoluogo della provincia del Kivu Sud. A spingerlo a diventare medico, le visite fatte con il padre, un pastore pentecostale, quando era bambino ai malati della sua comunità. Mentre la decisione di specializzarsi in ginecologia e ostetricia arrivò dopo aver constatato che le pazienti dell’ospedale locale Lemera Hospital soffrivano a causa di un’assistenza medica insufficiente, che causava complicazioni durante il parto.

Nel 1989 fece il suo primo tentativo di creare un reparto maternità nell’ospedale di Lemera, che fu però distrutto dalla guerra. Ma dalle sue ceneri nacque nel 1998 il Panzi Hospital, ospedale in cui cura i danni fisici interni causati dalle violenze sessuali perpetrate dai soldati congolesi durante la guerra civile nel Paese. Da allora ha curato ben 50mila donne, perlopiù con gravi problemi ginecologici causati dagli stupri, diventando così uno dei pochi medici del Congo in grado di eseguire alcuni interventi di chirurgia ricostruttiva per le donne che soffrono di fistole traumatiche causate dalle violenze.

“Nel mio Paese le donne, le ragazze, le bambine sono vittime sistematiche di violenze sessuali dalla ferocia indescrivibile. I loro organi sessuali vengono deturpati, mutilati, bruciati. E questo avviene quasi sempre in pubblico. Davanti agli occhi dei mariti e dei figli. Si tratta di forme di violenza efferata, usate dai gruppi armati come arma di guerra”, ha affermato Mukwege durante un suo viaggio in Italia.

Un lavoro che ha messo anche in pericolo la sua stessa vita. Nel 2012, pochi mesi dopo un discorso tenuto alle Nazioni Unite durante il quale ha condannato i gruppi di ribelli, i leader politici di Congo e Ruanda e la comunità internazionale per non aver agito con gli stupri di massa, è infatti sopravvissuto a un tentativo di omicidio. Quattro uomini armati hanno attaccato la sua casa, tenendo in ostaggio le sue figlie. Durante la sparatoria Mukwege è riuscito a salvarsi buttandosi a terra, ma la sua guardia del corpo è stata uccisa. Il dottore ha deciso così di lasciare il Paese per recarsi in esilio in Europa. Nel gennaio 2013, consapevole dell’importanza della sua presenza al Panzi Hospital, è tornato in Congo, dove è stato accolto con entusiasmo dalla comunità, soprattutto da parte delle donne.

Per il suo impegno e il suo coraggio, Denis Mukwege ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2008 e il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2014, assegnato ogni anno dal Parlamento europeo a individui o associazioni che si sono distinti nella difesa dei diritti dell’uomo.

CHI E’ NADIA MURAD – 25 anni, Nadia Murad è la giovane irachena diventata la voce della minoranza yazida perseguitata dai jihadisti dall’Is. Nel settembre del 2016 è stata insignita del titolo di “Ambasciatrice di Buona Volontà per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani” dall’Unodc. Nell’ottobre dello stesso anno ha ricevuto il premio Vaclav Havel per i diritti umani del Consiglio d’Europa, per la sua attività di informazione e sensibilizzazione della comunità internazionale sulle violenze contro il suo popolo. Sempre nell’ottobre 2016 le è stato assegnato il Premio Sakharov per la libertà di pensiero insieme all’altra yazida Lamiya Aji Bashar.

Sequestrata dai jihadisti in Iraq nel 2014, trattenuta come “bottino di guerra” e venduta al mercato delle schiave, Nadia è riuscita a fuggire in Germania. Ha perso la madre, il fratello e altri parenti. Nel settembre 2015 ha denunciato i crimini commessi dall’Is contro la minoranza yazida al Palazzo di Vetro. “Secondo le loro regole, se una donna viene rapita mentre cerca di scappare, è considerata un bottino di guerra. A quel punto viene assegnata a un gruppo, per poi essere stuprata a turno da tutti gli uomini presenti. Io stessa sono stata vittima di uno stupro di gruppo”, ha raccontato in un’intervista alla Bbc. Due anni fa da Strasburgo ha chiesto venga istituito un tribunale speciale per i crimini commessi contro gli yazidi. Per quello che considera un “genocidio”.