Chirurgia, 30 anni dal primo trapianto di cuore: esperti a confronto sulle nuove frontiere

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“Dal 15 gennaio 1988, data del primo trapianto di cuore a Napoli, sono trascorsi 30 anni. Una data importantissima che ha segnato la svolta e che ci consente oggi di tracciare un bilancio e di guardare al prossimo futuro”. Così Giuseppe Matarazzo, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, ha aperto il convegno dal tema “30 anni di trapianto di cuore a Napoli. Evoluzione del centro trapianti dall’epoca pionieristica ad oggi: prospettive future”, organizzato da Azienda Ospedaliera dei Colli, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Centro Nazionale Trapianti e Centro Regionale Trapianti e che si è tenuto nell’ospedale Monaldi.
“Chi conosce l’attività trapiantologica – ha aggiunto Matarazzo – sa bene quale lavoro di squadra ci sia alle spalle. Fondamentale anche la promozione della cultura delle donazioni e per questo abbiamo attivato al Monaldi lo sportello amico”.
“Proprio per restare al passo coi tempi nel campo della trapiantologia – ha spiegato ancora Matarazzo – la Regione Campania ha accolto la richiesta di stanziare fondi per la ristrutturazione di un reparto che sia interamente dedicato ai trapianti con 6 posti letto di terapia intensiva e 9 di degenza ordinaria e con una sala operatoria ibrida all’avanguardia. L’obiettivo futuro è quello di aprire il Monaldi anche alle fasi di follow-up pre e post trapianto per il polmone. Per i trapianti cardiaci pediatrici, le attività, come è noto, sono sospese da un anno. Ad oggi le raccomandazioni sono state puntualmente osservate e ci apprestiamo a chiedere al Centro nazionale trapianti un nuovo audit per il riavvio delle attività di trapianto”.
“La collaborazione tra il mondo ospedaliero e quello universitario che si è impiantata al Monaldi è stata per noi un esempio pilota che, oggi, è una realtà esportata in quasi tutte le aziende universitarie” ha detto Giuseppe Paolisso, rettore della Vanvitelli. “Confermo la totale disponibilità dell’università a svolgere attività in comune e a confermare la solidità di questo impegno, fondamentale per la formazione delle nuove generazioni di cardiochirurghi in Campania”.
“L’obiettivo del Centro regionale trapianti è quello di rinforzare la nostra realtà” ha detto Antonio Corcione, responsabile del Centro di riferimento Trapianti della regione Campania. “L’obiettivo principale è quello di avere l’audit per la riapertura del centro trapianti pediatrici, abbiamo individuato gli spazi per un reparto che sia all’avanguardia per la chirurgia dei trapianti. Da domani, insieme, continueremo a lavorare per fare in modo che nessun campano sia costretto ad andare altrove a farsi curare perché in Campania abbiamo tutte le carte in regola per effettuare queste attività”.
Maurizio Cotrufo ha poi ricordato il giorno in cui ha effettuato il primo trapianto di cuore a Napoli. “Sono stato scelto, a pochi mesi dai miei 80 anni, come testimonial della storia dei trapianti di cuore a Napoli. In Italia il capitolo trapianti ha avuto inizio con la commercializzazione della ciclosporina per evitare il rigetto di organo. Noi ogni lunedì mattina ci riunivamo per preparare le attività del futuro centro trapianto”.
“Nel 1986 iniziarono i primi interventi in Italia e Napoli fu esclusa. Iniziarono quindi proteste violente fino a quando, nel 1988, arrivò anche a Napoli l’autorizzazione del ministero ad eseguire trapianti di cuore ed arrivò una telefonata da Barcellona che comunicava l’esistenza di un donatore con gruppo sanguigno AB. L’unico ricevente in Europa era un nostro paziente che, tuttavia, aveva un quadro clinico complicatissimo. Mi presi un quarto d’ora per riflettere, il quarto d’ora più lungo della mia vita, e alla fine accettai di effettuare il trapianto nonostante i rischi”.
“Partii per Barcellona con l’aereo privato di Spadolini, all’epoca presidente del consiglio per prelevare il cuore che impiantammo. Il paziente, nonostante le complicazioni, è vissuto a lungo. Da lì è iniziata la storia dei trapianti di cuore a Napoli”.