Chiude la seteria dei Borbone
sfratto a marzo, Sos al Governo

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Una banale ordinanza di sfratto esecutivo scriverà la parola fine alla storia secolare dell’Opificio Serico di San Leucio a Caserta, fiore all’occhiello dell’industria borbonica, dalla fine dell’Ottocento esempio di Una banale ordinanza di sfratto esecutivo scriverà la parola fine alla storia secolare dell’Opificio Serico di San Leucio a Caserta, fiore all’occhiello dell’industria borbonica, dalla fine dell’Ottocento esempio di genio artigianale e imprenditoriale della famiglia De Negri, e oggi nelle mani dell’imprenditore Andrea Sabelli. Il 3 marzo, a causa dell’ordinanza di sfratto emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, l’Opificio Serico di San Leucio chiuderà, lasciando a casa 15 famiglie che ci lavorano, e alle spalle una storia di tessuti di seta voluti nel 1776 da Ferdinando IV di Borbone con l’intento di superare in qualità e bellezza quelli francesi. Con i De Negri le stoffe hanno fatto il giro del mondo, arredando il Quirinale, il Vaticano e perfino la Casa Bianca. “Occorre sedersi attorno a un tavolo per trovare la soluzione, perché in quell’edificio storico c’è un percorso non solo imprenditoriale, ma anche culturale di grande importanza”, afferma Andrea Sabelli, che ha lanciato vari appelli alle istituzioni, dal sindaco di Caserta al sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni. “Lo sfratto ce lo manda la società che ha comprato l’immobile. Io da solo non ce l’ho fatta e ho chiesto un piccolo aiuto. Ho provato ad offrire all’acquirente un’ipotesi di affitto per un periodo, cui sarebbe seguita una proposta di riacquisto dell’immobile”. E spera che il ministro Dario Franceschinisi sensibilizzi sulla questione, come ha fatto l’ex ministro Massimo Bray, perché non posso immaginare il decentramento dell’attività in un altro sito”. In realtà a San Leucio resta produttiva la seteria Alois, che ha sede sempre nel complesso borbonico. Bray ha lanciato un accorato appello su Facebook in cui afferma che “non soltanto 15 famiglie perderanno il loro lavoro, ma la Campania e l’intero Paese perderanno l’ultima testimonianza di una realtà culturale e sociale irripetibile, una pietra miliare della storia dell’artigianato italiano”. L’ex titolare del Collegio Romano spiega di essersi interessato all’Opificio Serico di San Leucio “perché questo paese ha bisogno davvero di partire e creare le condizioni per uscire da questa crisi che è di valori e non solo economica. Queste tradizioni non solo sono culturali, ma esprimono un modo di fare impresa. Sono storie che raccontano luoghi di grande innovazione sociale“. L’appello di Bray su Facebook ha già raccolto quasi duemila condivisioni, numeri “che mi hanno colpito -afferma l’ex ministro- e che dimostrano che a volte i cittadini si sensibilizzano e si riavvicinano a realtà come queste“. Intanto il 3 marzo prossimo la fabbrica voluta da Ferdinando IV e organizzata in una comunità con uno statuto a carattere sociale ed egualitario di grande modernità per l’epoca, rischia di chiudere per sempre.