Chiusura scuole, Regione Campania nel mirino dei Cobas

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Con un’ordinanza del 15 ottobre il presidente Vincenzo De Luca ha predisposto la chiusura delle scuole di ogni ordine grado della regione Campania fino al 30 ottobre, “facendo pagare a studenti e genitori, e in generale alla società tutta, le inefficienze e le incoerenze con cui Regione e amministrazioni Locali stanno gestendo la pandemia azzerando i servizi educativi per l’infanzia e costringendo persino i bambini e le bambine della scuola primaria ma anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria alla alienante e didatticamente dannosa didattica a distanza”. Lo dicono in una nota i Cobas – comitati di base, parlando di “ondata di indignazione” che si è subito sollevata tra la gente “per le motivazioni argomentate dal presidente, che avrebbe imposto questa decisione per fermare il diffondersi dei contagi Covid, mentre tutto il resto fuori dalle scuole è aperto e sovraffollato. Una vera offesa all’intelligenza di tutti noi che abbiamo la certezza che la scuola non è il covo del virus”.
Per i Cobas, “con la soluzione demagogica della chiusura delle scuole (mentre il tasso di positivi sulla popolazione scolastica è nettamente inferiore a quello dei positivi sull’intera popolazione della Campania), De Luca vuole nascondere la vera tragedia, quella di un sistema sanitario al collasso dopo anni di tagli e che fra pochi giorni non avrà più posti per degenti Covid. Altre sono le cause della diffusione incontrollata dei contagi perché dallo scorso mese di marzo niente e’ stato fatto per evitare di trovarci oggi in una tale situazione. Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule e sdoppiare le ‘classi pollaio’, nessun potenziamento dei trasporti pubblici”. A proposito proprio del trasporto pubblico, che oggi viene considerato il maggior veicolo del Covid, “invece di potenziarlo, come si sarebbe dovuto fare e come da mesi stanno chiedendo i movimenti studenteschi, si è scelto – scrivono i Cobas – di non intervenire, rinunciando, di fatto, a quelle forme di distanziamento fisico che tanto viene raccomandato per evitare contagi. Inammissibile incuria, visto il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse, con l’aggravante che già in estate era stato ampiamente previsto un ritorno diffuso dei contagi”. Quindi “chiediamo che i finanziamenti attuali e quelli futuri non vengano sperperati, ma utilizzati razionalmente per ripristinare una sanità di prossimità, riaprire pronti soccorso ed ospedali; ridurre il numero di alunne/i per classe, intervenendo sull’edilizia scolastica per recuperare spazi inutilizzati e sdoppiare le classi numerose; interventi strutturali e antisismici finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici; assumere tutti i/le docenti utili ad eliminare le classi pollaio insieme ad esperti per il supporto psicologico a studenti e famiglie; l’immediato potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando le corse nelle ore di punta e l’istituzione di un servizio pubblico e gratuito di trasporto scolastico; l’introduzione di un vero, equo e universale reddito di quarantena che garantisca i genitori ai cui figli venisse prescritta la quarantena o l’isolamento fiduciario; garantire maggiori controlli sanitari: tamponi e test rapidi gratuiti per studenti, docenti e tutto il personale scolastico e ripristinare una vigilanza sanitaria scolastica con la dotazione di ogni scuola di un ambulatorio con medico ed infermiere scolastico”.