Cibo a domicilio, Uber eats: boom a Napoli. In 10 mesi i ristoranti disponibili sono passati da 50 a 261

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Dallo smartphone al “panaro”, passando per una pizzeria o un ristorante, attraverso un rider. Succede a Napoli, dove la tecnologia intesa come vita comoda si incrocia con il più tradizionale degli strumenti logistici per le consegne al piano, quel cesto di vimini, il panaro appunto, calato da una finestra dei piani alti di un quartiere popolare per ricevere la consegna di un pasto pronto, direttamente dal ristorante preferito contattato con l’app Uber Eats. E questa ‘contaminazione’ spiega forse meglio di tante ricerche il successo dell’app di food delivery in una città dove a ogni angolo di strada c’è una pizzeria, uno street food, un ristorante. “Può suonare strano, ma solo a Milano riscontriamo un dinamismo pari a quello di Napoli – spiega il public policy manager di Uber Eats Italia Gabriele De Giorgi – Napoli è cresciuta da giugno a oggi quadruplicando l’adesione di ristoranti, che passano dai 50 di giugno scorso ai 261 di oggi. E stiamo anche riflettendo perché le prospettive sono di incremento ulteriore”. Sono 283 i corrieri che sfrecciano ogni giorno su motorini e anche biciclette, dotati di un contenitore per le consegne, di uno smartphone e di una copertura assicurativa più conveniente di altre piattaforme. Il cliente tipo di Uber Eats nel capoluogo campano non supera i 50 anni, è spesso un professionista che ordina quasi sempre di sera, meglio se di domenica e per cibi di fast food.
Ma nel variegato mondo che i rider napoletani si trovano ad affrontare ogni giorno ci sono anche molti studenti, i più complicati da raggiungere al piano, perché non hanno nomi su citofono, non sono censiti e vengono richiamati attraverso l’app. Ci sono genitori che lasciano i figli da soli a casa e organizzano loro la cena. Ci sono tanti single che non hanno voglia o tempo di cucinare e ci sono anche amici che organizzano la visione in gruppo di una partita, di fronte a una pizza ancora fumante. Le consegne infatti non superano i tempi medi di 26 minuti e la più rapida è avvenuta in 5 minuti soltanto. Si ordina di tutto, in quel raggio di 3 chilometri di azione che un rider può coprire e colpisce come le preferenze di cibo siano classificabili anche secondo quartiere. Il centro storico di Napoli ama lo street food messicano; il quartiere Vomero predilige il sushi, mentre i clienti di Mergellina ordinano soprattutto hamburger; a Fuorigrotta spopola la pizza: mentre a Chiaia i clienti cliccano l’app per i gelati. “L’app per i ristoratori può diventare anche uno strumento utilissimo per testare piatti che non inserirebbero nel menù tradizionale, ma che in consegna possono attirare di più. È uno strumento utile anche per comprendere in che giorni un prodotto tira di più e dunque orientare così anche la linea di ristorazione”, sottolinea De Giorgi. Tra i ristoratori napoletani che hanno aderito per primi a Uber Eats anche marchi storici, come la pizzeria Starita di Materdei. Don Antonio Starita, che ha ormai locali a New York, Londra, Milano, a breve a Firenze, e non ha mai voluto aprire altri locali in città, al food delivery ha ceduto. “È il mondo che va in questa direzione – spiega – non sono io che ho scoperto la novità. Ci sono sempre più persone che vogliono la pizza preferita ma comodamente a casa e in tempi accettabili”. Tra i ristoratori e i clienti ci sono i mezzo i rider. Sfrecciano con i loro mezzi nel traffico e vivono il lavoro di fattorini come un modo per arrotondare, o per promuovere le loro attività, o semplicemente per spezzare l’attesa di un lavoro più remunerativo. Manuele, 40 anni promotrice finanziaria, passa ogni giorno 4 ore di sera per le consegne. “È un modo per integrare – spiega – ed è un lavoro faticoso, ma permette anche di conoscere tante realtà e di vivere esperienze divertenti”. Per Francesco Maglione quello di rider è un pretesto: consegna pizze, cibo da asporto ma riesce a incontrare persone disposte a investire nella sua onlus “Friends &Bikers”. E infine Giovanni Felaco, 21 anni, in attesa di completare una selezione per un concorso pubblico. “Ho imparato a conoscere la città – dice -in tutti i suoi angoli, come non ero riuscito a fare nei dieci anni che ho trascorso qui”. Recensioni per i ristoranti, per i piatti e anche per i riders: gli utenti di Uber Eats possono determinare non solo il successo delle attività di ristorazione, ma anche dei fattorini. “La sfida dei prossimi anni -avverte Gabriele De Giorgi – sarà proprio sui fattorini. Loro sono la nostra ‘faccia’ con i clienti. Il successo di una piattaforma di food delivery sarà dettato anche dalla capacità di migliorare i servizio più di altri”.