Cimo-Cida, ricerca scientifica in campo biomedico rischia di essere cancellata da Paese

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Roma, 15 nov. (Labitalia) – La ricerca scientifica in campo biomedico rischia di essere cancellata dal Paese, che perderebbe così un’altra ‘eccellenza’ industriale com’è accaduto per la chimica, per la farmaceutica, per l’informatica. A dirlo Sergio Barbieri, vicepresidente vicario del sindacato dei medici Cimo-Cida, riferendosi al documento della Conferenza delle Regioni che, “di fatto, smantella la cosiddetta ‘piramide dei ricercatori’ che pur aveva trovato risorse nelle prime stesure della legge di bilancio 2018”.

“La piramide dei ricercatori, che offre prospettive di carriera -spiega- ai ricercatori degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), inizialmente era stata inserita e finanziata nella legge di bilancio 2018, per poi essere stralciata e, si era detto, trasferita in appositi emendamenti governativi durante la discussione parlamentare. Ma ora apprendiamo che un documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome interviene sulla materia in chiave decisamente peggiorativa, fino al punto di far mancare al comparto le risorse necessarie alla sua stessa sopravvivenza”.

“Ovviamente -sostiene- venendo a mancare lo strumento della piramide i giovani ricercatori italiani perderanno l’unica via per costruirsi una carriera basata sul merito e sulla competenza. In questo documento le norme in materia di personale di ricerca degli Irccs pubblici sono molto lontane e nettamente sfavorevoli rispetto a quelle originariamente contenute nella bozza della legge di bilancio”.

“Ancora una volta -fa notare Sergio Barbieri- si verifica l’ennesima sottovalutazione del contributo della ricerca biomedica in Italia. Stiamo parlando, si badi bene, di una cifra stimata in 80 milioni di euro. La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che tra le pieghe della legge di bilancio tutte le spese siano più utili e necessarie di quegli 80 milioni che dovevano garantire l’applicazione della ’piramide dei ricercatori’ nella sua versione originale”.

“Nel frattempo -sottolinea- si continua con la politica degli incentivi distribuiti con criteri che preferiamo non commentare, dai famosi 80 euro, ai 500 euro per le spese culturali dei diciottenni. Ci ostiniamo a credere che, in sede di discussione parlamentare, ci sia un soprassalto di dignità, se non di lungimiranza politica ed economica, per destinare le risorse necessarie a mantenere in vita un settore nevralgico per la ricerca scientifica in Italia”.