Cinema: Ariel Lavi, il produttore-sceneggiatore che dà voce alla verità

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di Angela Milanese 

C’è chi nel cinema cerca spettacolo e chi cerca verità. Ariel Lavi, produttore e sceneggiatore fra le voci più riconoscibili del cinema indipendente internazionale, appartiene alla seconda categoria: ha costruito infatti la sua carriera viaggiando tra culture e sensibilità diverse alla ricerca di storie capaci di lasciare un segno, non limitandosi a fare “semplici film” ma dando voce a ciò che egli ritiene necessario, urgente e universale, smuovendo e coscienze e facendo riflettereIl suo Unicorns & Rainbowsad esempio, è stato nominato miglior corto internazionale al Moonlight Short Film Festival. Il percorso professionale di Ariel Lavi lo ha portato a lavorare in ogni parte del mondo, dal Messico alla Nigeria e dagli Stati Uniti al Medio Oriente, costruendo ponti creativi laddove altri vedevano confini. E proprio questo sguardo globale gli ha insegnato la regola più importante: una storia non va solo prodotta ma capita, rispettata e trasformata in esperienze capaci di parlare a culture diverse senza perdere la propria verità.

Ha lavorato negli anni in culture cinematografiche molto diverse: come tutto questo ha influenzato scelta e sviluppo delle sue storie?

Molto. Le culture diverse portano prospettive diverse, arricchendo il processo creativo e coinvolgendo pubblici più ampi. Ho imparato il valore dell’adattabilità e della collaborazione: comprendere le sfumature culturali fa sviluppare personaggi più profondi e narrazioni più riconoscibili.

I suoi corti affrontano temi sociali importanti. Cosa le fa capire che una storia è “necessaria” e quando è il momento giusto per produrla?

Una storia appare necessaria se riflette temi sociali urgenti ed esperienze personali che spingono a riflettere e ispirano un cambiamento. Quando va oltre il semplice interesse perché è universale o dà spazio a voci poco rappresentate. Il momento giusto per produrla spesso coincide con la consapevolezza pubblica, con un dibattito che esplode attorno al tema o con un particolare momento storico che lo rende ancora più rilevante. Anche il confronto con il pubblico in festival e proiezioni può indicare la maturità della storia: il feedback rivela il suo impatto reale.

Come bilanciare in storie brevi dal forte impatto emotivo e sociale la forma (e cioè lunghezza, ritmo, linguaggio visivo) con il contenuto (e cioè tema, messaggio e valore sociale) soprattutto pensando a un pubblico internazionale con sensibilità diverse?

Bilanciare forma e contenuto richiede un’attenzione costante al ritmo e al linguaggio visivo, affinché il peso emotivo si integri con il flusso narrativo. Ogni elemento deve sostenere il tema, restando però accessibile a un pubblico globale. Le difficoltà tecniche nascono spesso dalle diverse aspettative culturali riguardo ai tempi narrativi e alle strutture di racconto, e per questo collaboro strettamente con il team di montaggio. Integrare punti di vista differenti nel linguaggio visivo è fondamentale per una comprensione trasversale e richiede spesso ricerche aggiuntive e collaborazioni con artisti locali.

Il cinema indipendente affronta spesso grandi ostacoli, ma resta uno spazio di libertà creativa. In Italia oggi, nonostante i fondi limitati, molti registi e attori continuano a lottare per realizzare film coraggiosi e socialmente consapevoli. Come valuta, da produttore internazionale, questa perseveranza?

La tenacia del cinema indipendente, soprattutto in contesti complessi come quello italiano, è ammirevole ed essenziale per la libertà creativa. Questa resilienza alimenta l’innovazione e la possibilità di esplorare temi audaci, permettendo ai filmmaker di affrontare questioni sociali complesse con autenticità. Ciò che distingue davvero un film indipendente è la sua originalità, la sua profondità emotiva. Un legame genuino con i problemi della comunità e il coraggio di affrontarli, anche con risorse limitate, possono dare vita a narrazioni potenti in un mercato affollato.

Ha girato e prodotto film in tutto il mondo. Se domani dovesse sviluppare un progetto in Italia, quale tema sociale o culturale le interesserebbe di più esplorare?

Sono attratto dai temi della migrazione e dell’identità culturale, che riflettono le sfide contemporanee di molte persone. La ricca storia italiana legata ai flussi migratori e il panorama sociale in continua evoluzione offrono un contesto fertile per esplorare narrazioni personali e collettive. Le complessità dell’integrazione culturale e dell’eredità identitaria parlano a questioni globali, rendendole riconoscibili oltre i confini nazionali. Inoltre, il patrimonio artistico e la tradizione cinematografica italiana creano un ambiente unico, capace di unire radici storiche e innovazione creativa.

Negli ultimi anni ha saputo creare ponti tra mercati e sensibilità molto diverse. Vede opportunità concrete di collaborazione in Italia?

Vedo enormi possibilità di collaborazione, soprattutto con attori locali, scuole di cinema e produttori indipendenti. Costruire partnership permette di arricchire la narrazione fondendo prospettive e talenti diversi. Sto esplorando progetti che includono co-produzioni con filmmaker italiani, valorizzando storie locali capaci di risuonare sia a livello regionale che internazionale. I festival continueranno a svolgere un ruolo fondamentale in questo percorso, offrendo spazi per mostrare il lavoro sinergico e creare connessioni all’interno dell’industria.

Holocaust Day, l’ultimo film che ha prodotto, è stato diretto e sceneggiato da Yevgeny Gratvol, con Meyran Menkes attrice principale e Keren Elrom direttore del casting. Ce ne vuole parlare?

Il film parla di una classe di una scuola che mette in scena uno spettacolo in occasione del Giorno dell’Olocausto. Mentre la maggior parte degli studenti interpreta i ruoli dei prigionieri ebrei del campo di concentramento, il nuovo arrivato Anton, già impopolare nel suo atteggiamento, ottiene quello della guardia nazista. E da allora la Giornata dell’Olocausto assumerà per lui un nuovo significato. E’ un film che mi ha dato grandissima soddisfazione: ha vinto 8 premi, è stato proiettato al Silicon Beach Film Festival, al TCL Chinese Theatre, al Capri Hollywood International Film Festival e ha vinto un Mission Entertainment Bridging Award al Sorrento Film & Food Festival.