Cinque anni dalla morte di Antonello Ruffo di Calabria, il “principe che spostava le colline”

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in foto Antonello Ruffo di Calabria

Sono passati cinque anni dalla scomparsa del Principe Antonello Ruffo di Calabria, morto a 87 anni dopo una lunga malattia e un intervento operatorio in un ospedale romano. Il critico d’arte e giornalista Duccio Trombadori, che gli fu amico, ne scrisse un bellissimo ricordo che qui riprendiamo: Antonello Ruffo di Calabria “è stato un alfiere e un antesignano dell’ambientalismo, per avere creato uno straordinario Parco degli uccelli nella vasta proprietà di Paliano, in Ciociaria, dove ha trascorso buona parte della sua vita trasformandola in un importante polmone verde, fin dagli anni Settanta, che è stato visitato da 10 milioni di persone. Aveva da poco tempo licenziato un libro autobiografico scritto dalla sua amica Giusy Colmo, ‘Il Principe che spostava le colline’, titolo che indicava il lato più che estroso, ma anche coraggioso del suo carattere. Lo avevo conosciuto negli anni Settanta, quando sostenni le sue ragioni e del suo Parco sulle cronache de l’Unità. Simpatizzammo subito e cominciammo frequentarci assieme a Teresa Barba, la madre di mia figlia Cecilia: che aveva appena due mesi quando andammo a Siracusa per una mostra retrospettiva di mio nonno Francesco, in compagnia di Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, e fu una bella sorpresa incontrare lì proprio Antonello, che per l’occasione era venuto a trovarci…
Antonello era un amico. Gentile e sorprendente. Ti capitava in casa all’ improvviso facendosi annunciare da una cospicua cassetta del suo vino e ti intratteneva per ore raccontando delle sue peripezie tra amministratori sordi alle sue richieste, burocrati incompetenti, creditori esigenti, accanto alle memorie degli amici che lo avevano abbandonato nella vita terrena e a cui teneva di più: il poeta Tito Balestra, il pittore Antonio Vangelli, il magistrato Bochicchio, Mino Maccari, tutti uomini che avevano animato estrosamente la vita di Piazza del Popolo negli anni Cinquanta e Sessanta, il bar Notegen in Via del Babuino e le piccole oneste trattorie che allora popolavano la zona. Antonello era uomo semplice e gentile. Appariva per questo un tipo bizzarro e totalmente disarmato di fronte ai condizionamenti della vita sociale: le regole burocratiche, gli impegni economici, le pazienti mediazioni, erano argomenti che non lo riguardavano. Per questo era stato capace delle più curiose iniziative: come quando fece scrivere a Fidel Castro dai bambini delle scuole elementari di Paliano per ottenere una serie di volatili tipici di Cuba, e Fidel non si fece attendere inviando dall’ isola magnifici esemplari…
Erano alcuni anni che non vedevo più Antonello (le sue visite si erano diradate). Avevamo fatto assieme un viaggio in Tunisia nei primi anni Novanta:lo ricordo ancora tutto ostinato a volerla spuntare sul prezzo oggetti e indumenti con i mercanti del suk… Come Don Qujote, era uomo trasognato nelle sue impossibili ambizioni , che perseguiva con vena malinconica ed appuntita ironia. Il Principe ha realizzato un parco -la Selva di Paliano- con la sua fervente fantasia di grande valore ambientale. Era un uomo che non ha amato mai il denaro, pronto a dare una mano a tutti, a chiunque si affacciava alla Selva, sebbene negli ultimi tempi egli è vissuto in gravi difficoltà economiche. Come quando qualche anno fa passò un bus proveniente dall’Est Europa pieno di musicisti in cerca di un posto dove mangiare, e lui li ospitò tutti al ristorante del Parco, permettendo loro di pescare le straordinarie carpe allevate nel lago circostante. Antonello era un uomo generoso, che deve essere ricordato per la sua immensa e aristocratica generosità. Io gli volevo molto bene”
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