Città del vino, enoturismo entra in agenda politica 2018-2022

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Roma, 26 feb. (Labitalia) – “Da un’attenta lettura dei programmi elettorali dei tre principali schieramenti, cogliamo qualche segnale positivo negli orientamenti dei partiti sul turismo e l’agricoltura. Seppur con vari distinguo, e in modo un po’ confuso, notiamo maggiore attenzione sulla materia e consapevolezza sul potenziale di occupazione, benessere, qualità della vita e dell’ambiente che può derivare dallo sviluppo di una nicchia turistica così intrecciata con i territori”. Lo sottolinea il presidente delle Città del Vino, Floriano Zambon. “A chiunque governerà l’Italia nei prossimi cinque anni – avverte Zambon – ribadiremo con forza la necessità di un osservatorio sul turismo del vino, del finanziamento delle Strade del Vino e di una cabina di regia pubblico-privata che detti strategie promozionali chiare, lungimiranti e unitarie”.

Dall’analisi dei programmi elettorali dei tre principali schieramenti (Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e coalizione di Centro Destra – Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), infatti, l’Associazione nazionale Città del Vino ha riscontrato “una maggior sensibilità sul ruolo che può avere il turismo enogastronomico nel futuro turistico dell’Italia”. “Merito anche – osserva – del continuo lavoro, fatto con altre associazioni pubbliche e private, per l’approvazione della legge sui Piccoli Comuni, del Testo unico della vite e del vino e della disciplina fiscale delle attività enoturistiche nelle cantine (in legge di bilancio 2018)”.

“Partendo da queste fondamenta – rimarca – la prossima legislatura potrebbe veder concluso il percorso normativo per il riconoscimento strategico del turismo del vino in Italia e per il suo sviluppo. Anche i numeri dell’ultimo rapporto sull’enoturismo in Italia lasciano ben sperare nello stato di benessere di questo comparto in controtendenza positiva nella nostra economia: oltre 14 milioni di accessi enoturistici in Italia e un giro d’affari di 2,5/3 miliardi di euro l’anno”.

In particolare, entrando nel dettaglio dei singoli programmi, le Città del Vino giudicano “positiva l’analisi del Movimento 5 Stelle laddove parla della necessità di non limitare il rapporto del turismo con la cultura, ampliando il raggio d’azione ai percorsi naturalistici ed enogastronomici, con ‘interventi finalizzati a sostenere il recupero del patrimonio culturale e paesaggistico’”. “Condivisione anche – aggiunge – sulla necessità di una strategia unitaria e coordinata che sappia raccogliere, riconoscere e mettere a sistema i piani di promozione elaborati dalle Regioni”.

“Più sintetico ma con vari spunti d’interesse il programma politico delle forze di centro-destra – dice – soprattutto dove si parla di ‘sviluppo e promozione di cultura e turismo’, di ‘tutela dell’ambiente’, di ‘piena diffusione delle infrastrutture immateriali’ e di un altro tema sensibile delle Città del Vino, la ‘digitalizzazione della pubblica amministrazione’. Il Partito Democratico sposta invece l’attenzione – continua – sui servizi, la digitalizzazione e la green economy. Il sostegno all’agricoltura bio e la lotta alla cementificazione selvaggia sono temi in sintonia con il progetto, ormai decennale, dei Piani regolatori delle Città del Vino. Positivo anche l’impegno – fa notare – verso la digitalizzazione dell’offerta e dei prodotti e della necessità di una promozione in grado di distinguere tra i grandi magneti turistici (luoghi che attraggono milioni di visitatori) e il patrimonio distribuito sul territorio, meno noto e meno accessibile”.

“Dovremo mettere alla prova il nuovo governo su tutti questi temi raccogliendo gli aspetti positivi che arrivano dalle diverse forze politiche per arrivare a una strategia enoturistica forte e condivisa che dia un indirizzo alle Regioni con delle leggi quadro. E poi andranno rimesse in pista le Strade del Vino e l’Osservatorio sull’enoturismo, strumento di monitoraggio fondamentale per orientare le scelte economiche e la promozione”, insiste Floriano Zambon.