“Città turistica” o “città che vive di turismo”: il dilemma non c’è, mancano le politiche

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In foto una veduta dall'alto dell'Ippodromo di Agnano

E’ meglio una città che vive anche di turismo o una città meta turistica? No, il dilemma non è irrisolvibile come la priorità di nascita dell’uovo o della gallina. Molto più semplicemente Napoli deve scegliere se essere una città turistica in senso stretto o una città che vive anche di turismo.
Assistiamo oggi alla proliferazione di servizi per i turisti e alla scomparsa di attività produttive, artigianali, e non solo. Pizzetterie, caffetterie, friggitorie: il modo delle “rie” sta soffocando la vivibilità di interi quartieri e, dunque, non è il caso di chiedersi cosa ha generato chi. La città che vive di turismo sa conservarsi per I suoi abitanti pur vendendo molto di se al turismo. Ah, belle parole. Vivere di turismo. Politiche in campo? Non pervenute. Un mare di piccole rivendite di cibo, generi di conforto, come se I turisti in visita fossero bisognosi di un sostegno alimentare impossibile da avere in patria. Stop, alt, ordine. Chiariamo subito che non siamo un fenomeno da esposizione, dopo anti anni di penuria turistica ci affacciamo oggi ad un mercato molto progredito che ci trova strutturati in modo ormai antiquato. L’idea “postmoderna” di turismo ritiene che le città lo sviluppino per compensare il declino dovuto alla deindustrializzazione. E’ questo il caso dell’Inghilterra degli anni 1970-1990, quando il passato cominciò a diventare un’industria nazionale. Come osservò Robert Hewison nel 1987, dei 1750 musei allora presenti in Gran Bretagna, ben la metà era stata aperta dopo il 1970: in soli sedici anni erano stati istituiti tanti musei quanti in tutti i secoli precedenti! “Mentre le prospettive per il futuro sembrano ridursi, il passato cresce costantemente.” Persino Manchester, che nell’Ottocento Friedrich Engels aveva scelto come paradigma di città manifatturiera, si è riproposta come destinazione turistica di tipo calcistico per il pubblico di tifosi che organizzano pellegrinaggi allo stadio Old Trafford culla della squadra Manchester United. Cavalcala tigre e vai! In centro una bella ruota panoramica offre la possibilità al pubblico di godere della vista dall’alto anche se non c’è poi nulla di così affascinante da vedere. Prendiamo appunti. Possiamo fare molto meglio. Tanto per cominciare potremmo ragionare sul da farsi tenendo conto che anche il turismo risponde a determinate regole.
Trigonometriche. Alzi il dito chi conosce l’andamento della sinusoide. Bravo sette più direbbero due comici d’annata. Ogni località turistica ha un ciclo vitale che, raggiunto l’apice, inevitabilmente tende ad estinguersi; ogni località ha una capacità ricettiva oltre Ia quale sia i visitatori che la popolazione locale avvertono disagio nella fruizione degli spazi urbani e naturali che utilizzano. Il ciclo vitale delle località turistiche si può schematicamente dividere in tre fasi: scoperta, maturazione e declino. Ogni stadio ha la sua soglia di ricettività, per questo urge identificare la politica giusta per trasformarci da città turistica in città che vive di turismo. Che si fa? Un esempio, giusto per scrivere di fatti e non di teorie: Ippodromo e Terme d’Agnano sono due realtà potenzialmente perfette per la fruizione locale e turistica.
Impensabile lasciarli prede d’erbacce e della generale incuria quando potrebbero rivelarsi un nodo importante sia per il turista che per il cittadino: le vicende più o meno note, più o meno giuste di amministratori pubblici o privati, non giustificano l’abbandono di attività che potrebbero offrire la stabilizzazione della fruizione turistica durante tutto l’anno. Sfruttando con competenza i bandi europei si potrebbero realizzare due poli di enorme attrazione: l’albergo dei poveri come punto d’aggregazione d’artisti e scuole d’arte e, dall’altra parte, benessere, salute e sport. Se poi al centro del sandwich turistico mettiamo Napoli beh, il piatto diventerebbe molto più che goloso. Per abitanti e visitatori.