Classico Contemporaneo al via con Pirandello, di scena “Liolà”

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Il primo Week End di Classico Contemporaneo inizia con uno dei testi più popolari della drammaturgia del ‘900, “Liolà” del premio Nobel Luigi Pirandello, portato in scena dalla compagnia napoletana Extravagantes, con Daniela Cenciotti, Ciro D’Errico, Liliana Palermo ed un gruppo di giovani attori capeggiati da Antonio Gargiulo che veste il ruolo del protagonista e firma la regia. “è così gioconda che non pare opera mia”, Così Pirandello, in una lettera indirizzata alla sorella descriveva il suo componimento teatrale appena terminato: “Liolà”, scritto in pieno conflitto mondiale. L’intera opera pare, infatti, non risentire del pesante clima sociale e familiare vissuto in quel momento dallo scrittore. Gli accessi di crisi della moglie, causati dall’aggravarsi della malattia mentale, e la prigionia del figlio, detenuto in un campo prigionieri di guerra, sembrano, al contrario, avere ispirato, forse come reazione, un testo che gode di una spensieratezza che incornicia, suo malgrado, un gretto mondo, fatto di meschine gelosie e affannosi e quasi scoordinati progetti per l’autoaffermazione. La “miseria umana” definita nei suoi aspetti più squallidi e subdoli in un mondo a tendenza matriarcale, viene per un attimo dimenticata, rielaborata dal pubblico grazie alla sparigliante presenza del protagonista (Liolà, per l’appunto) che, come un satiro di una bucolica, è vittima, carnefice, e di nuovo vittima vincitrice di uno spietato gioco ove i ruoli sociali devono restare intoccati. “Impossibile attualizzare una vicenda come quella di Liolà – spiega Gargiulo – così radicata in una storia – seppur così vicina a noi – che sembra ormai passata. Ciò che affascina e ne garantisce la godibilità ancora oggi, a nostro avviso, è la possibilità di riscontrare vizi e trovate, intrighi e colpi di scena cui lo spettatore, supremo giudice dalla fantasia di bambino, non si abituerà mai e per cui sarà sempre molto grato. Abbiamo, quindi, immaginato una scenografia che faccia a meno del superfluo, facendo affidamento a un progetto luci diegetico, e soluzioni che denunciano il forte contrasto tra il dinamismo tentato dal protagonista e l’attanagliante realtà di un mondo, una realtà che faticano ad adattarsi al cambiamento, e, di conseguenza, ad accettare il fallimento di un progetto di stabilizzazione“.