Coccinella, il family drama che trasforma il lutto in narrazione educativa

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© 1974 Tatsunoko Production – Tutti i diritti riservati. Immagine tratta da Tentōmushi no Uta (Coccinella).

di Alessandro Spagnuolo

Coccinella (てんとう虫の歌, Tentō mushi no uta, letteralmente “La canzone della coccinella”) è un classico anime* kodomo** degli anni ’70, prodotto da Tatsunoko Production e trasmesso su Fuji TV tra il 1974 e il 1976. Questa serie da 104 episodi racconta con delicatezza e affetto le vicende di sette fratelli orfani che, malgrado la tragedia, affrontano le difficoltà insieme. Lo studio, celebre per opere come Gatchaman e Yattaman, cura una resa grafica semplice ma evocativa, mentre le musiche accompagnano i toni speranzosi della storia. In Italia la serie arrivò nel 1985, diffusa inizialmente da emittenti locali, e malgrado l’ambientazione semplice rimane nel cuore di chi ha vissuto quegli anni.

Etimologia del nome

Il titolo originale giapponese Tentōmushi no Uta è emblematico. La coccinella a sette puntini simboleggia i sette fratelli protagonisti: ogni puntino corrisponde a una persona, richiamando i giorni della settimana.

La famiglia è guidata dalla sorella maggiore Tsukimi Isshu (一週 月美, Isshū Tsukimi, lunedì), seguita dai fratelli Kaji Isshu (一週 火児, Isshū Kaji, martedì), il più atletico, e Mizuo Isshu (一週 水男, Isshū Mizuo, mercoledì), il genietto del gruppo.

A loro si aggiungono il robusto Mokusuke Isshu (一週 木介, Isshū Mokusuke, giovedì), Kintarō Isshu (一週 金太郎, Isshū Kintarō, venerdì), il piccolo Tsuchimaru Isshu (一週 土丸, Isshū Tsuchimaru, sabato) e, infine, la protagonista assoluta, la piccola Hiyoko Isshu (一週 日曜子, Isshū Hiyoko, domenica), soprannominata appunto “Coccinella”.

Il cognome della famiglia, Isshū (一週), significa “una settimana”.

© 1974 Tatsunoko Production – Tutti i diritti riservati. Immagine tratta da Tentōmushi no Uta (Coccinella).

Trama (senza spoiler)

La vicenda è ambientata a Ueno, quartiere di Tokyo, e segue la vita dei sette fratelli Isshū, rimasti orfani dopo l’improvvisa scomparsa dei genitori. Il padre era morto due anni prima, mentre cercava di far partorire un elefantino nello zoo dove lavorava; la madre, invece, li aveva lasciati quarantanove giorni prima, stremata dalla fatica di crescere i figli. I ragazzi decidono così di rimanere uniti e affrontare la vita da soli, rifiutando l’aiuto economico di Teko Yokura (岩倉 鉄之助, Iwakura Tetsunosuke), il ricco nonno materno.

Costretti a crescere in fretta, alternano coraggiose fatiche quotidiane a momenti di leggerezza. Ogni puntata mostra i piccoli Isshū impegnati a studiare, lavorare o inventare stratagemmi per andare avanti, aiutandosi l’un l’altro con profondo affetto fraterno.

Il tono rimane dolce e positivo, anche quando la serie tocca momenti tristi: ciò che emerge è la forza dei legami familiari e la dignità dei bambini nel superare le difficoltà.

Episodi

L’anime conta 104 episodi da circa 24 minuti ciascuno. È co-diretto da Hiroshi Sasagawa (笹川ひろし) e Fumio Kurokawa (黒川 文男, Kurokawa Fumio, scomparso il 10 aprile 2024), due veterani Tatsunoko, con sceneggiatura di Akiyoshi Sakai (酒井あきよし, Sakai Akiyoshi) e Takao Koyama (小山 高生, Koyama Takao). Il celebre studio Tatsunoko Production (タツノコプロ) – già noto per Gatchaman, e molti altri – è responsabile di regia e animazione. Le musiche, tipiche della tradizione pop orientale, sono firmate da Shunsuke Kikuchi (菊池俊輔), maestro dei temi orchestrali per anime famiglia e sportivi. In patria la serie andò in onda tra ottobre 1974 e settembre 1976, ottenendo un buon riscontro di pubblico. In Italia approdò nel 1985, inizialmente su Euro TV e fu più volte replicata fino agli anni ’90.

© 1974 Tatsunoko Production – Tutti i diritti riservati. Immagine tratta da Tentōmushi no Uta (Coccinella).

Manga***

L’anime nasce prima come manga scritto e disegnato da Noboru Kawasaki, pseudonimo di Shin Kawasaki (川崎のぼる). Pubblicato dal 1973 al 1976 all’interno delle riviste scolastiche Shogakukan no Gakushō Zasshi, raccolto in quattro volumi. In Italia il manga è rimasto inedito; la conoscenza della storia è arrivata solo attraverso l’anime importato. La serializzazione originale era didattica e leggera, adatta ai bambini, pur contenendo già gli elementi chiave (come la tragedia dei genitori). Il successo editoriale fu modesto, ma attirò l’attenzione di Tatsunoko, che decise di trasporlo in animazione.

Stile visivo e qualità dell’animazione

Dal punto di vista visivo, Coccinella riflette pienamente l’estetica televisiva giapponese della metà degli anni ’70. La produzione di Tatsunoko Production privilegia un character design semplice, leggibile e immediatamente riconoscibile, con linee morbide e una costruzione dei volti fortemente espressiva.

L’animazione è funzionale, non spettacolare: uso frequente di cicli ripetuti, movimenti limitati e inquadrature statiche, secondo gli standard industriali dell’epoca. Tuttavia questa essenzialità non è un limite, bensì una scelta produttiva coerente con il tono intimista della serie. L’attenzione non è rivolta all’azione, ma alle dinamiche emotive tra i personaggi.

I fondali urbani sono sobri, con palette cromatiche calde e quotidiane, che restituiscono un Giappone domestico e realistico, lontano dagli eccessi cromatici del fantasy o del mecha coevo. L’impianto registico privilegia campi medi e primi piani, enfatizzando dialoghi e reazioni emotive.

Nel complesso, la qualità tecnica va letta nel contesto storico: non siamo davanti a un’opera sperimentale, ma a una serie televisiva pensata per la continuità narrativa. La forza visiva di Coccinella non risiede nel virtuosismo animato, bensì nella coerenza stilistica e nella capacità di sostenere un racconto familiare con sobrietà e calore.

© 1974 Tatsunoko Production – Tutti i diritti riservati. Immagine tratta da Tentōmushi no Uta (Coccinella).

Musiche

La colonna sonora, come detto, è di Shunsuke Kikuchi e riflette l’atmosfera positiva dell’anime. La sigla di apertura giapponese si intitola “Bokura kyōdai – Tentō mushi” (ぼくらきょうだい てんとう虫, “Noi fratelli – Coccinella”), cantata da Mitsuko Horie (堀江美都子, Horie Mitsuko; con i cori dei gruppi Korogi ’73 e Young Fresh. È un brano allegro e spensierato, che enfatizza il tema della fratellanza e introduce subito il registro leggero della serie.

Per quanto riguarda le sigle italiane, è celebre la versione italiana “Coccinella”, cantata dal complesso I Cavalieri del Re. Questo adattamento italiano – testo di Lucio Macchiarella, musica di Vincenzo Gioieni – è il leitmotiv affettuoso riconosciuto da ogni bambino italiano che abbia visto la serie. 

In alcune repliche su Telemontecarlo nel 1997 si utilizzò invece una versione Marianna Cataldi

Le varie sigle, seppur semplici, evocano immediatamente nostalgia e allegria, diventando esse stesse un piccolo culto tra i fan dell’epoca.

Film animati OAV****

Non sono stati realizzati film animati dedicati a Coccinella.

Live action

Nessun adattamento live-action è mai stato prodotto.

Spin-off e crossover

Non risultano spin-off o crossover ufficiali basati sulla serie.

Ordine cronologico

Per seguire la storia di Coccinella nell’ordine corretto occorre guardare i 104 episodi TV nell’ordine di trasmissione.

  1. Tentōmushi no Uta – Coccinella (serie TV), episodi 1–104 (1974–1976).

Non essendovi altri media correlati, la visione cronologica coincide con quella canonica della serie.

Premi

Non ha ricevuto premi o candidature di rilievo. Trattandosi di un anime familiare classico di 40 anni fa, non risultano menzioni o premi in festival o manifestazioni importanti.

Videogiochi

Non esistono videogiochi ufficiali basati su Coccinella.

Censura italiana

In Italia la trasmissione di Coccinella è avvenuta senza subire tagli di scene. Da segnalare solo che i distributori italiani non doppiarono gli ultimi 3 episodi della serie, ma questo fu più un fatto editoriale (anni dopo) che censura narrativa. In ogni caso nessun contenuto violento o sconveniente (tipico di alcune serie anni ’80) ha richiesto interventi: Coccinella è sempre rimasta adatta a un pubblico di bambini.

Curiosità

  • Simbolo della fortuna: in molte culture la coccinella rappresenta la buona sorte. Yoko, soprannominata Coccinella, incarna l’ottimismo che guida i fratelli. I sette puntini neri sulla coccinella “sono sette, appunto il numero dei fratelli”.
  • Replica italiana incompleta: inspiegabilmente, in Italia non furono mai tradotti gli ultimi tre episodi, cosa che resta un mistero per i fan.
  • Autore noto: Noboru Kawasaki, creatore di Coccinella, è famoso anche per altre opere come Ugo il re del judo (いなかっぺ大将, Inakappe taishō), Sam il ragazzo del West (荒野の少年イサム, Koya no shōnen Isamu) e altri.
  • Temi sociali: l’anime riflette le tensioni del Giappone degli anni ’70 (povertà, orgoglio, solidarietà).
  • Errore di numerazione: curiosamente, alcuni elenchi anime riportano “Coccinella” come 100 episodi (perché i 4 non doppiati in Italia non sono contati), mentre l’originale giapponese ne conta 104.

Conclusione

Coccinella è un gioiello nascosto nel panorama degli anime anni ’70. La troupe di veterani Tatsunoko confeziona un’opera sincera e commovente, con il suo inedito mix di spensieratezza e valori forti, che trasmette ottimismo e solidarietà in ogni episodio. Pur non vantando effetti speciali o regia visionaria, mantiene un fascino senza tempo grazie alla sua onestà narrativa e a quei piccoli tocchi di nostalgia – come le sue celebri sigle – che la rendono indimenticabile.

Per apprezzarla al meglio si consiglia la visione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, attualmente è possibile solo acquistarla o noleggiarla.

Buona visione

*Anime
Gli anime sono produzioni animate provenienti dal Giappone, disponibili in TV, al cinema o sulle piattaforme di streaming. A differenza dei cartoni animati occidentali, gli anime si distinguono per il loro stile artistico distintivo, trame avvincenti e una grande diversità di generi, che includono azione, commedia, fantasy e dramma.

Si dividono in:

**Kodomo (dal giapponese bambino/a) rivolto ad un pubblico di bambini. Esempi: Doraemon, Pokemon e Heidi.

Shōnen (dal giapponese ragazzo) per un pubblico di ragazzi adolescenti. Esempi: Dragon Ball, One Piece e Naruto.

Shōjo (dal giapponese ragazza) indirizzati ad un pubblico di ragazze adolescenti Esempi: Sailor Moon, Mila e Shiro e Kiss me Licia.

Seinen (dal giapponese uomo giovane) destinati ad un pubblico adulto maschile dai 18 anni in su. Esempi: Berserk, Vinlad Saga, Psycho Pass.

Josei (dal giapponese donna) per un pubblico adulto femminile. Esempi: Nana, Paradise Kiss e Vampire Knight.

Manga
I manga sono fumetti giapponesi. Si distinguono per alcune caratteristiche uniche. Innanzitutto, la lettura avviene sempre da destra verso sinistra, partendo dall’ultima pagina. Molti manga sono stampati in bianco e nero, focalizzandosi sul dettaglio del tratto e sull’espressività dei personaggi. Lo stile di disegno è spesso caratterizzato da occhi grandi e intensi, capelli dalle forme e colori vivaci, e un’enfasi sulle reazioni emotive attraverso espressioni facciali e simbolismi visivi.

Spokon
Il termine spokon (スポ根) nasce in Giappone dall’unione di “sport” (スポーツ, supōtsu) e “konjō” (根性), che significa grinta, forza di volontà. Questo genere racconta storie sportive dove l’elemento centrale non è solo la competizione, ma soprattutto il percorso interiore dei protagonisti, fatto di sacrifici, allenamenti estenuanti e determinazione incrollabile. Lo spokon celebra la volontà di non arrendersi mai, trasformando lo sport in una scuola di vita. È un racconto epico in cui ogni partita è una battaglia, e ogni sconfitta diventa un passo verso la crescita.

***Manga one-Shot
Nel mondo del manga, un one-shot è una storia autoconclusiva, generalmente pubblicata in un singolo capitolo, che presenta una trama completa con personaggi, ambientazione e conclusione all’interno di un numero limitato di pagine. La sua caratteristica fondamentale è l’autonomia narrativa: non prevede seguiti o serializzazioni, e si sviluppa interamente in una sola pubblicazione, anche se può variare in lunghezza da una quindicina a oltre cento pagine.

Mecha
Il termine mecha (メカ) — abbreviazione di mechanical — indica un genere dell’animazione e del fumetto giapponese incentrato su robot giganti pilotati o controllati da esseri umani. Nato negli anni ’60 con serie come Tetsujin 28-go (鉄人28号), il genere esplose nel decennio successivo grazie a Mazinga Z (マジンガーZ) di Gō Nagai, che introdusse l’idea del pilota all’interno del robot, trasformando la macchina in un’estensione dell’uomo.

Negli anni ’70 e ’80 i mecha divennero un fenomeno di massa, evolvendosi in due filoni principali:

  • Super Robot, dominato da eroi invincibili e battaglie spettacolari come Jeeg Robot d’acciaio, Ufo Robot Goldrake, Daiking, Getter Robot.
  • Real Robot, più realistico e militare, inaugurato da Mobile Suit Gundam (機動戦士ガンダム) nel 1979, dove i robot sono armi e i conflitti hanno un peso politico e umano, Macross, Patlabor, Armored Trooper VOTOMS.

Il fascino dei mecha risiede nel loro equilibrio tra potenza tecnologica e dramma umano: sono storie che raccontano la fusione tra l’uomo e la macchina, tra progresso e identità, tra mito e futuro.

Negli anni ’90 e 2000 il genere si è rinnovato con opere più psicologiche come Neon Genesis Evangelion (新世紀エヴァンゲリオン, Shin Seiki Evangerion) di Hideaki Anno, e più di recente con rivisitazioni moderne come Code Geass (コードギアス) o Gurren Lagann (天元突破グレンラガン, Tengen Toppa Guren Ragan).

Manhwa
Il termine manhwa indica i fumetti prodotti in Corea del Sud, e in alcuni contesti si riferisce anche al fumetto coreano in generale. La parola è composta da due ideogrammi cinesi: “man” (漫) che significa “libero, spontaneo, senza limiti” e “hwa” (畵) che significa “disegno, pittura”. Quindi, letteralmente, manhwa può essere tradotto come “disegno spontaneo” o “fumetto libero”.

Il manhwa si distingue dal manga giapponese soprattutto per stile graficoformato di pubblicazione e modi di lettura:

  • Formato e distribuzione: tradizionalmente pubblicato su riviste settimanali o mensili, spesso in bianco e nero, ma con la crescente diffusione dei webtoon, molti manhwa oggi sono realizzati per la lettura digitale, con pagine verticali ottimizzate per smartphone.
  • Stile artistico: i tratti tendono a essere più realistici rispetto al manga, con attenzione ai dettagli architettonici e all’abbigliamento.
  • Temi e target: i manhwa spaziano dai generi romantici e scolastici agli action, horror e fantasy, spesso con una narrazione più matura e drammatica, riflettendo differenze culturali tra Corea e Giappone.

In sintesi, il manhwa è il corrispettivo coreano del manga giapponese, ma con caratteristiche peculiari che lo rendono immediatamente riconoscibile, soprattutto nella grafica e nella fruizione digitale moderna.

****OAV o OVA
L’OAV (Original Animation Video) è un episodio o una serie di episodi anime che vengono prodotti direttamente per il mercato home video (VHS, DVD, Blu-ray, streaming on demand) senza essere trasmessi prima in televisione o al cinema. Pensa agli OAV come a degli “speciali” o delle “uscite dirette per il video” che spesso approfondiscono storie secondarie, esplorano universi alternativi o continuano trame di serie TV già concluse, offrendo maggiore libertà creativa rispetto alle produzioni destinate al palinsesto televisivo.

Moe
La parola “moe” (萌え) è un termine giapponese usato nel mondo degli anime e manga per descrivere un sentimento di affetto, attrazione o tenerezza verso un personaggio (di solito femminile) che ha caratteristiche adorabili, ingenue o protettive.