Codice appalti, dal 20 maggio rivoluzione per i bandi

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E’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto correttivo che rivede il Codicedei contratti pubblici approvato ad aprile del 2016. Con l’arrivo del testo si scioglie definitivamente il dubbio sui poteri dell’Anac: la prerogativa di effettuare raccomandazioni alla Pa è stata cancellata. Allo stesso tempo, però, scattano due settimane per l’effettiva entrata in vigore delle novità. Saranno fondamentali per aggiornare i nuovi bandi alle limature decise dal Governo. Soprattutto in materia di appalto integrato: in questo caso, infatti, sarà possibile il ripescaggio dei vecchi progetti definitivi.

La lunga attesa del testo
Anzitutto, bisogna ricordare che il correttivo è stato atteso a lungo dal mercato. Il provvedimento, infatti, era stato approvato dal Governo il 13 aprile scorso per poi passare dal Quirinale. Sono, però, servite due settimane per operare correzioni formali e aggiustamenti necessari a evitare nuovi interventi a breve.

I poteri dell’Anac
Questo ritardo non ha influito sulla questione dei poteri Anac. Attualmente, infatti, l’Anticorruzione ha la possibilità di intervenire per bloccare le Pa che commettono atti sospetti di essere illegittimi durante una gara, chiedendo il ritiro o l’adeguamento della procedura. Questo potere era saltato in una delle bozze uscite dal Cdm, con una lunga coda di polemiche.

Resta la cancellazione
Nel testo finale non è stato ripristinato. Quindi, resta la cancellazione, almeno per adesso. Sarà il Parlamento, in sede di conversione della manovrina, a dover ripristinare la falla, secondo quanto annunciato nelle scorse settimane. Resta da capire se il potere sarà riproposto identico o si cercherà una mediazione.

L’entrata in vigore
Ma la grande novità è la data dalla quale i bandi dovranno rispettare le nuove regole: sarà il 20 maggio, considerando il periodo di congelamento previsto dallo stesso decreto. Ci saranno quindici giorni per prepararsi su tutte le nuove norme.

La scadenza del 20 maggio
Soprattutto, però, dal 20 maggio scatterà un periodo di un anno entro il quale le amministrazioni potranno ripescare i vecchi progetti definitivi approvati entro il 19 aprile del 2016. Si tratta della norma, chiesta a gran voce dai Comuni, pensata per depotenziare il divieto netto di appalto integrato lanciato un anno fa.

Il divieto di appalto integrato
Adesso quello stop così brusco viene ammorbidito e le amministrazioni potranno tirare fuori qualche elaborato dai cassetti, per mandarlo in gara insieme all’esecuzione dell’opera. Potranno farlo per un periodo di un anno, fino al 20 maggio del 2018.

Le altre novità
Per il resto, vengono confermate tutte le novità annunciate nelle scorse settimane. Ci sarà, quindi, l’innalzamento della soglia per utilizzare il criterio del massimo ribasso fino a due milioni, ma con il metodo antiturbativa. E ci sarà l’obbligo per le Pa di utilizzare i parametri del ministero della Giustizia per gli importi delle gare di progettazione.

Subappalto e concessioni
Nessuna novità di rilievo, invece, su due questioni caldissime. La prima è quella del subappalto: il tetto al 30% sul totale dell’importo della gara, contestatissimo dalle imprese costruttrici, è rimasto intatto. Allo stesso modo, non ci sono cambiamenti sulla norma che obbliga le concessionarie a mandare in gara l’80% dei lavori maturati nell’ambito della loro concessione.

I cambiamenti in arrivo
Ci sarà, comunque, tempo per portare altre modifiche. Il Parlamento e il Governo hanno, infatti, già annunciato la volontà di riaprire la delega per un periodo di due anni. Entro questo termine potranno arrivare, allora, altri provvedimenti di manutenzione del Codice.

 

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