Cogitore al Madre: il confine tra mito e realtà ha sempre bisogno dell’interpretazione

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in foto Clément Cogitore «Ferdinandea #0», 2022 Film still Courtesy Chantal Crousel Consulting – Paris, Galerie Elisabeth & Reinhard Hauff – Stuttgart (dal sito web del Madre)

Che dire a fronte di una ennesima possibilità sprecata. Che c’era materiale per uno storytelling grezzo oppure raffinatissimo. Che le opere di Cogitore sono elementi visivi eterogenei, forme narrative non lineari che oscillano tra documentario e finzione. Che nella sua rappresentazione, la finzione diventa una sorta di “teatro” della realtà. E che, aveva ragione Orson Welles quando sosteneva che l’arte è una menzogna che ci fa capire la verità. Nella gestione di una mostra spesso le ottime intenzioni non raggiungono il risultato. E in questo caso il linguaggio critico e poetico dell’artista non ha avuto la giusta luce. Le tecniche dell’interpretazione avrebbero potuto aiutare a fare dell’esposizione “Clément Cogitore – Ferdinandea” un formidabile attrattore di visitatori, stranieri e non. L’argomento: l’emersione e la scomparsa di Ferdinandea, e le sue futuribili conseguenze geopolitiche. Ferdinandea, l’isola che compare e scompare ogni manciata di secoli. Una storia, quasi un fantasy, raccontata da una raccolta di cartigli e due filmati. Sorprendente.
L’artista ha voluto sottolineare il valore geopolitico dell’eventualità di una nuova e definitiva emersione dell’isola, creando nel visitatore l’aspettativa per la prossima puntata di questa storia in continuo tellurico movimento. Solo per studiosi. Il pubblico mediamente strutturato resta confuso dal genere di narrazione. Da solo non può scoprirlo. Chi avrebbe potuto spiegarlo al meglio se non l’artista stesso. Un intervista a Cogitore, un video d’introduzione al percorso espositivo, avrebbe risolto molti interrogativi e preparato il pubblico all’impatto con la mostra. L’artista ha usato filmati per raccontare il movimento tellurico, ha manipolato le immagini, ne ha messo in luce la loro caratteristica di esprimere più significati. Sarebbe stato il miglior interprete di se stesso. Come si dice: fa chic e non impegna. Domenica di luglio che caldo fa. Neanche la piacevole frescura dei locali del Museo Madre, in una caldissima domenica a ingresso gratuito, riesce ad attrarre quella giusta folla che l’artista meriterebbe per le sue opere in esposizione. Il tema è interessante e molto legato al Meridione d’Italia. L’isola Ferdinandea, il suo apparire nel 1831 ed il suo successivo e rapido scomparire. Un isola non nuova a quest’attività, considerato che la sua emersione e la successiva scomparsa si sono verificati ormai ben 4 volte. L’argomento è intrigante, l’opera dell’artista anche. Eppure le sale sono praticamente vuote. Sette persone, sette alle ore undici, quindi nel pieno della mattinata. I turisti sono incuriositi dalla storia dell’emersione dell’Isola, dalla sua successiva scomparsa, scrutano le immagini esposte nelle teche e, a caccia d’emozioni, si tuffano nella sala di proiezione. Pochi colgono il senso che l’artista ha voluto dare a queste sue installazioni. I turisti si fermano nella sala video ed assistono al film non narrativo costruito partendo dalle riprese realizzate dall’artista durante una spedizione scientifica condotta al fine di posizionare un sismografo sulla formazione geologica sottomarina dell’isola scomparsa. Le vibrazioni registrate dal sismografo suscitano aspettative sul suo vulcanico risveglio. Lo scopo del film è creare l’aspettativa per una nuova possibile emersione ma il visitatore dalla media struttura culturale non riesce a percepire lo scopo dell’artista. Guarda il filmino e se ne va. Le emozioni per la storia di Ferdinandea e i suoi, eventuali, futuri sviluppi sarebbero dovute essere invece il punto centrale della visita. E’ quello il punto di partenza sul quale puntare affinché il senso della mostra possa essere colto da tutti. Le tecniche dell’interpretazione servono proprio a permettere la piacevole fruizione di opere dal significato complesso. Per tutti e a ogni livello culturale. L’argomento è pieno di elementi di grande valore interpretativo. Il pregio del materiale è fuori discussione. Il pubblico però ha bisogno di essere coinvolto, e allora negli allestimenti bisogna ricorrere con sapienza a luci, didascalie e richiami emotivi per dare a tutti la possibilità di sentirsi immersi nell’esposizione, ognuno secondo il proprio livello culturale. Potrebbe addirittura nascere il desiderio d’approfondimento. Perdindirindina strillava disperato il protagonista di una pubblicità d’epoche ormai lontane. Come tutte le ricette, anche quella della gestione dei beni culturali ha bisogno dell’equilibrio tra gli ingredienti, e, a volte, bisogna saper osare.