Collezioni napoletane d’arte nella seconda metà dell’800, la preziosa ricerca di Maria Savarese

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in foto interno del Museo civico Gaetano Filangieri

di Maria Carla Tartarone Realfonzo

Edito dalla casa editrice Paparo è da consultare il libro della storica dell’arte Maria Savarese dal titolo “Collezioni napoletane di arti decorative nella seconda metà dell’Ottocento”. Il libro si occupa non solo di pittura e scultura ma anche di tutti gli oggetti più rari esistenti, raccolti nelle ville, nei palazzi, nei castelli dei nobili napoletani, creati dai più eminenti artisti dell’Ottocento, anche da stranieri venuti con il “gran tour” a conoscere i nostri luoghi, per partecipare alle Esposizioni Universali che nel XIX secolo si succedevano tra Roma, Parigi, Londra e Napoli. Esposizioni di grande interesse che suscitavano negli appassionati il desiderio di collezionare, per cui la scrittrice ci dà ragguaglio di numerose collezioni nate in quell’epoca, nelle case signorili di vari nobili, tali da generare la necessità di organizzare archivi privati che ancora possono essere consultati, anche se quelle collezioni non sono più esistenti, talvolta vendute all’asta per necessità familiari. Oltre alle opere citate di scultori e di pittori, quali Cavallino, Stanzione, Conca, Giordano, Giaquinto, De Mura, Bardellino ed altri troviamo immagini di preziosi argenti, porcellane, terraglie, bisquit, arazzi, spesso pubblicizzati per allestire aste. Leggiamo il percorso della formazione di queste collezioni che contribuirono, per le donazioni dei proprietari, alla fondazione di alcuni Musei come il Museo di San Martino ed il Museo di Capodimonte, ed anche il Museo Artistico Industriale, accuratamente seguiti dagli intellettuali dell’epoca nella loro formazione. Non può tralasciarsi che le Accademie e gli artisti privati raccoglievano attorno a sé gli allievi promettenti e partecipavano alla vita delle mostre europee, attive tra Parigi, Londra e Roma. La scrittrice ci ricorda ancora che con la creazione della Reggia di Capodimonte ed il Museo Filangieri, Carlo di Borbone, ispirato da Luigi Vanvitelli, aveva dato impulso alle collezioni straordinarie che egli amava guardare conversando con gli artisti o gli storici che lo accompagnavano nei suoi palazzi, come più tardi usava fare Ferdinando II.
Tra i collezionisti ricordati dalla storica, il primo fautore di iniziative promotrici l’arricchimento dei Musei, fu Giovanni Tesorone, capostipite di una ricca famiglia, abitante a suo tempo in Palazzo Cariati, che collaborò alla sistemazione delle opere date in dono ai Musei, occupandosi soprattutto di evidenziare la ceramica, rara anche nelle pavimentazioni pregiate, scrivendo saggi con immagini su “Napoli Nobilissima”, l’antica rivista che ci ha fornito sempre preziose notizie della nostra storia. Nelle collezioni dei Tesorone prevaleva la pittura con più di settecento quadri, creati dal Cinquecento alla fine dell’Ottocento, dipinti soprattutto da pittori della Scuola di Posillipo tra cui Gigante, Pitloo, Carelli, Duclère, Vianelli, opere riportate nell’Archivio di famiglia. Altro collezionista rilevante fu l’inglese William Charlesworth, che visse a Napoli per molti anni, alla Riviera di Chiaia, rimanendovi fino alla sua morte avvenuta nel 1899, collezionista soprattutto di maioliche e porcellane, più di mille pezzi, di cui parlò, ricordandolo, anche Tesorone. Pregiata era anche la raccolta dei tessuti provenienti in gran parte dalle seterie di San Leucio. E sono ricordate straordinarie sculture. Possiamo leggere di un altro collezionista sorprendente, il conte Girolamo Giusso che insieme agli amici Luigi Riccio, Vincenzo Volpicelli e Bartolomeo Capasso, intellettuali impegnati nel progresso della città, promosse la fondazione della Società Napoletana di Storia Patria e, dal 1878, collaborò alla vita amministrativa di Napoli, con successo. Giusso si occupò poi anche della direzione del Banco di Napoli le cui sedi estese, non solo a Napoli ma in tutta l’Italia.

Nel libro si possono vedere le immagini del Castello Giusso a Vico Equense dove venne a costituirsi un Museo con dipinti, oggetti di bronzo, vasi di porcellana e preziosi tessuti. A questo proposito Maria Savarese riporta accurate notizie sulla ricca collezione, fino al suo disfarsi attraverso vendite all’asta. Interessanti sono poi le notizie sul collezionista Jules Sambon celebre per le sue ricerche numismatiche, che possedeva una ricca raccolta di monete antiche, ricordate da lui su importanti riviste, e per le sue opere d’arte raccolte dagli anni sessanta dell’Ottocento, in cui erano comprese opere di Poussin, Giordano, Reni, Salvator Rosa, Cavallino, ed altri illustri pittori, conservate nella sua casa in via Serra. La sua collezione fu poi venduta a un’asta a Parigi, nel 1911. Ancora un collezionista notevole , ricordato attentamente dalla studiosa fu Giuseppe de Sangro, le cui raccolte descritte nel suo archivio privato furono poi trasmesse all’Archivio di Stato. Non avendo figli la sua eredità, compreso il Palazzo di via Medina, andò al nipote Giovanni d’Andrea e poi alla figlia di lui Costanza che sposò Giuseppe de Sangro III, principe di Fondi. Nel 1877 Giuseppe de Sangro concesse da esporre trenta dipinti, di notevole importanza storica ed artistica, nella Mostra Napoletana di Arte Antica. Ma altre interessanti notizie su questa collezione sono qui riportate riguardanti porcellane, bisquit e terraglie, andate poi in parte a Capodimonte. Molte importanti precisazioni seguono su questa e su altre collezioni, come sulla Collezione di Nicola Serra di Montesantangelo, di Paolo Catalano e di Vincenzo Barone, di Giuseppe Caravita di Sirignano, di Carlo Giovene di Girasole, di Roberto Stagno, tutte catalogate negli archivi di stato napoletani e negli archivi privati, tutte accuratamente riportate per le eventuali ricerche degli studiosi. Nelle ultime cento pagine del testo sono riportati gli archivi privati dei collezionisti donatori. Considero lo straordinario libro di Maria Savarese, disteso con approfondite ricerche, molto interessante, è certamente molto utile per elaborare approfondite ricerche che si vogliano svolgere per la più estesa conoscenza della storia dell’Arte dell’Ottocento. Del resto la studiosa , nella cura delle sue molte attività espositive, sia in Europa che nei paesi extraeuropei, è sempre attenta a mettere in rilievo tutte le espressioni artistiche e le capacità specifiche dei singoli artisti, evidenziando la sua accurata conoscenza.