“Comandano i Terroni”, bufera per la prima pagina di Libero

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“Libero, il quotidiano del parlamentare FI con il record di astensionismo Antonio Angelucci, ha aperto stamattina con il titolo “Comandano i Terroni”, alludendo alle cariche istituzionali ricoperte da uomini e donne del Sud. L’ennesima prima pagina vergognosa di un quotidiano che negli ultimi anni ha ricevuto milioni di euro di soli contributi diretti statali e che ancora continua a riceverne. E sono soldi anche dei cittadini del Sud che hanno contribuito ogni anno per veder alimentare questo tipo di “informazione”, se così possiamo definirla. Questa è un’anomalia italiana a cui abbiamo messo fine in Legge di Bilancio. Da qui al 2021 taglieremo gradualmente i finanziamenti pubblici ai giornali che nel giro di tre anni saranno azzerati. Anche stavolta l’Ordine dei giornalisti rimarrà in silenzio?”. Lo scrive sul suo profilo facebook Veronica Giannone, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati.

Di Maio e lo stop ai fondi
“Buongiorno con la prima pagina di Libero, giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni. Questa è la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Ma tranquilli: abbiamo già iniziato a togliergliene da quest’anno e nel giro di 3 anni arriveranno a zero. P.S. Anche questa volta l’Ordine dei Giornalisti rimarrà in silenzio?”. Così, in un post su Facebook, il ministro e vicepremier Luigi Di Maio, commentando la prima pagina del quotidiano.

Fnsi, condanna duplice
“Il titolo odierno di apertura del quotidiano Libero, dedicato ai “terroni” ai vertici delle istituzioni, non può essere considerato una provocazione e neanche un divertissement. Senza voler invadere le competenze dell’Ordine dei Giornalisti in materia deontologica, è semplicemente inaccettabile perché in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e anche con i principi della Carta di Roma, alla quale la Federazione nazionale della Stampa italiana ha aderito”. Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, che definiscono però “altrettanto inaccettabile l’esultanza del vicepremier Luigi Di Maio per il taglio del fondo per l’editoria, che non colpirà soltanto Libero, ma anche tante altre testate, assestando un colpo mortale al pluralismo dell’informazione e al mercato del lavoro. In democrazia – spiegano Lorusso e Giulietti – la chiusura di un giornale non è mai una bella notizia, neanche quando non se ne condivide la linea politica. Un esponente di governo che esulta per il taglio dei fondi all’editoria rende ancor più palese la sua idea di democrazia. Riformare il settore dell’editoria è possibile con l’introduzione di regole stringenti in materia di rispetto delle carte deontologiche e delle leggi sul lavoro, come proposto dalla Fnsi. Utilizzare il potere di legiferare per compiere ritorsioni e consumare vendette nei confronti di un settore industriale strategico per la democrazia e di una categoria di professionisti, come è recentemente avvenuto, non è degno di un Paese civile e democratico”, conclude la Fnsi.