Come lo stress psicologico influenza la prosodia emotiva

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Nel suo romanzo Player One, Douglas Coupland delinea bene uno dei temi più impegnativi della comunicazione sociale: “La vita è spesso una questione di tono: quello che senti nella tua testa contro quello che la gente finisce per leggere o sentire dalla tua bocca”. Di conseguenza, un crescente corpo di ricerca ha esplorato il modo in cui le emozioni sono riconosciute dalla parola e come la prosodia emotiva è ancorata nel cervello.
È interessante notare che si sa poco su come fattori psicosociali come la depressione, la disperazione o lo stress possano influenzare la percezione e la produzione di attributi emotivi vocali. Questa mancanza di ricerca è sorprendente data la prevalenza di questi fattori e la loro capacità di influenzare negativamente la salute e il benessere sociale oltre che delle persone.
Inoltre, è stato dimostrato che lo stress può influenzare le risposte neurali agli stimoli emotivi visivi. Pertanto, gli effetti dello stress sulla comunicazione delle emozioni vocali giustificano un’indagine. La ricerca si propone di esplorare gli effetti dello stress indotto in laboratorio sulla prosodia emotiva sia dal punto di vista del mittente che del destinatario, utilizzando una versione modificata del modello di lente Brunswik introdotto da Juslin e Schererer come quadro teorico.
Questo approccio permette di esplorare sistematicamente la relazione tra gli spunti acustici utilizzati dal mittente e percepiti dall’ascoltatore. In questa ricerca lo “stress” è definito in modo approssimativo come uno stato dell’organismo in cui il suo ’’equilibrio interno” è disturbato, richiedendo “una risposta adattiva di coping per ripristinarlo’’. Non si potrà mai sottolineare abbastanza che la capacità di de e codificare accuratamente le intenzioni emotive sono cruciali nella comunicazione sociale.