‘Come on!’: salvare il Pianeta è ancora possibile

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Roma, 17 ott. (AdnKronos) – Se non si cambia rotta, ora, il futuro può solo peggiorare in termini di guerre, povertà e perdita di interi habitat e specie. E’ il messaggio che arriva dalla Conferenza per il Cinquantesimo Anniversario del Club di Roma, organizzata dallo stesso Club di Roma il 17 e il 18 ottobre, in collaborazione con Fondazione Aurelio Peccei, Wwf, Novamont e Asvis all’Istitum Patristicum Augustinianum (via Paolo VI, 25).

Una due giorni a cui partecipano alcuni tra i massimi studiosi, economisti e ricercatori nel campo dello sviluppo sostenibile, dell’economia ecologica, delle scienze del clima e della Terra, oltre che l’intera assemblea del Club di Roma.

Club di Roma, primo think tank mondiale sullo sviluppo sostenibile, nasceva appunto 50 anni fa per iniziativa dell’economista e imprenditore italiano Aurelio Peccei e del direttore scientifico dell’Ocse Alexander King. Poco dopo veniva pubblicato il primo dei 40 rapporti, Limits to Growth: 9 milioni di copie vendute, traduzioni in 36 lingue.

Oggi i trend ambientali dimostrano che non si può più aspettare. L’ultimo rapporto del Club di Roma, intitolato Come On!, avverte che gli umani e gli animali da allevamento costituiscono il 97% del peso di tutti i vertebrati viventi sulla Terra, buona parte del restante 3% (tutti i mammiferi, pesci, anfibi e rettili) oggi come oggi non ha molte probabilità di scampare all’estinzione.

Le cose, sulla Terra, sono cambiate a ritmo galoppante in questi 50 anni. Quando il Rapporto ‘I limiti dello sviluppo’ è stato scritto, gli esseri umani erano 3,5 miliardi. Oggi sono 7,6 miliardi, il 117% in più in mezzo secolo. Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono cresciute da 322 a 403 parti per milione (un aumento che ha appena prodotto i tre anni più caldi in assoluto della storia della climatologia: 2014, 2015 e 2016). Gli abitanti delle città sono passati da 1,3 miliardi a 4, cioè sono più che triplicati (+207%) e le megalopoli con più di 10 milioni di abitanti sono passate dalle tre del 1968 (New York, Shangai e Tokyo) alle 22 attuali.

“Stiamo andando a sbattere”, avvertono attraverso il rapporto Come On! gli esperti del Club di Roma. La prima minaccia è quella climatica. Per non oltrepassare il limite di aumento massimo di 2 gradi, le emissioni di anidride carbonica dell’economia globale devono essere ridotte di almeno il 6,2% all’anno. Per restare nella soglia di 1,5 gradi la riduzione dovrebbe essere intorno al 10%.

Nel 2017, invece, le emissioni serra globali sono tornate a crescere dell’1,4% (dati Iea) dopo una pausa di tre anni. In realtà il mondo è ancora incamminato su un percorso che porta almeno a 3 gradi di surriscaldamento nel corso di questo secolo.

Per la realizzazione delle misure di riduzione dei gas serra, la comunità internazionale ha stanziato 100 miliardi di dollari. Sei volte meno degli incentivi globali che gli stessi governi forniscono alle fonti fossili: 600 miliardi di dollari. Ma le conclusioni del rapporto Ipcc presentato in Corea all’inizio di ottobre dimostrano che raggiungere l’obiettivo stabilito a Parigi è ancora possibile. A patto di accelerare subito la riconversione green dell’economia.