Com’è stato il mondo del sociale e le persone nel 2021 dopo l’assordante “sveglia” del Covid-19?

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Il 2021 resterà nella memoria collettiva come l’anno accolto con fiducia e speranza, quella riposta nella scienza e nei vaccini, quello che ci avrebbe dovuti traghettare fuori da un corso storico inaspettato ed improvviso. Invece, tutto il mondo ha subito gli effetti di uno “stress test” di cui ancora oggi non si conoscono gli effetti complessivi nel breve e nel lungo termine. La pandemia da covid-19 ha innescato un profondo cambiamento di tutti gli aspetti che fanno parte della vita: dalla politica, all’economia, dai rapporti interpersonali a quelli sociali, dalla tecnologia al mondo dell’istruzione. Un anno che sta per finire e che ci spinge a trovare risposte alla domanda più complessa di tutte: come è stato il mondo nel 2021 dopo l’assordante “sveglia” del covid-19? Economisti, sociologi, esperti del sociale,ricercatori, filosofi, ognuno in quest’anno ha trovato aspetti nuovi e talvolta critici. Senza dubbio ha aperto le porte ad un termine quasi sconosciuto ai più nella vita frenetica nel quale siamo abituati a vivere: la speranza, quella a cui tutti si sono aggrappati, con la scoperta in tempi record del vaccino. Mai prima d’ora è successo che la scienza trovasse in tempi ristretti ed in piena emergenza una risposta rapida. Insegnandoci a sostenere e a credere nel progresso e nella scienza. Seppur in molti è prevalso lo scetticismo e la critica, sacrosanta in un paese democratico, ma l’allarmismo per attaccare la scienza, quello è un’altra cosa che nulla ha a che vedere con la critica ed i dubbi. E’ stato un anno che ha spinto la politica ad un slancio economico forte e chiaro, una visione ottimistica del futuro attraverso gli investimenti, pubblici e privati. L’altro aspetto importante è stata la capacità di adattamento dell’uomo alle nuove tecnologie. Nel giro di pochi mesi molti hanno dovuto sperimentare lo smart working o i benefici della tecnologia in ogni ambito: dalla didattica a distanza agli affetti lontani, sino all’uso della stessa in telemedicina o nell’automazione delle industrie. Un reminder di come le avversità spesso forzino le società a svilupparsi. Ma quest’anno così “innovativo” è stato anche l’anno che ha acuito le povertà, da quella economica a quella scolastica, lavorativa e sanitaria. Crescono i nuovi poveri, il divario all’interno della società si allarga. Le misure di contrasto alla povertà sono poche e rappresentano un palliativo molto flebile. Le persone non riescono a comprare generi di prima necessità, curarsi per molti è un lusso, le liste d’attesa della sanità pubblica si allungano sempre di più, al Sud è ancora peggio, si fa i conti con liste d’attesa già lunghe a causa della mancanza di fondi e di personale, ma si aggiunge anche la richiesta da parte dell’utenza sempre maggiore. La povertà colpisce ogni fronte e senza esclusione di colpi. E poi ci sono gli esseri umani che in questa pandemia sembrano bussole impazzite. La pandemia secondo molti sarebbe stata uno spartiacque che avrebbe segnato il prima ed il dopo, ma non ha fatto altro che rivelare la rimozione delle relazioni. In realtà la pandemia ci ha rivelato come senza relazioni buone e sane, la vita umana diventa problematica. La sfida post pandemia dovrebbe essere coltivare i beni relazionali anziché un individuo che compete per il successo e per consumi sempre più volatili, privi di una relazionalità umana significativa. Abbiamo lasciato che la distanza fisica – giusta- che difatti è solo spaziale, divenisse anche sociale, in molti casi con la “sindrome della tana”, molti si sono rifugiati anche dopo le limitazioni all’isolamento nel proprio ambiente di vita, con rapporti tramite i mezzi di comunicazione, dimenticando i comportamenti gregari. Le persone umane hanno bisogno di relazioni come dell’aria o del pane, ma bisogna imparare a distinguerle. Si può avere una relazione interumana ed una comunicazione anche senza toccarsi, e l’anima è capace di relazionarsi gestendo il proprio corpo. Il messaggio dovrebbe essere che non si tratta di “stare lontano dagli altri”, ma di imparare a come comunicare e scambiarsi dei beni assieme, anche solo dei piccoli gesti o degli sguardi, osservando la distanza fisica. Ma siamo realmente in grado di farlo? Farlo, significa mostrare sentimenti come anche l’altruismo, significa tornare a mettersi in discussione, significa confronto, e questo sembra proprio che sia un po’ perso. La pandemia – riprendendo le parole di Donati, docente di sociologia a Roma, si combatte certamente con i vaccini, ma prima e dopo è ancor più utile saper gestire le relazioni che evitano la diffusione di tutti i tipi di virus, non solo quelli sanitari, ma anche quelli ideologici e culturali che non sanno confrontarsi con la realtà delle relazioni sociali, e quindi generano sempre nuove pandemie. Siamo giunti alle battute finali di questo 2021 così caotico, così complesso, così strano, che ha tolto e ha regalato, che ci interroga. E’ stato un anno di sociale, lo abbiamo raccontato – speriamo sempre con il piglio giusto- a voi lettori abbiamo lasciato sempre lo spazio di riflessione e di critica, a voi l’augurio di un anno migliore secondo ideali e obiettivi che ognuno di voi si è posto, augurandoci di leggerci nel nuovo anno che speriamo sia più sereno e ottimista. Grazie per averci letto e al 2022…