Comicon e altri festival del fumetto esclusi dal Fondo Cultura, appello al Governo

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di Massimo Cerrotta

Fase 3: i principali Festival di Fumetto in Italia fanno squadra e chiedono al Governo misure straordinarie a sostegno delle manifestazioni culturali escluse dal Fondo Cultura approntato per far fronte agli strascichi dell’emergenza Covid-19.
“Insieme per guardare avanti”, questo lo slogan condiviso dalle ben 23 kermesse di rilievo nazionale ed internazionale firmatarie dell’appello, tra le quali spicca il COMICON di Napoli, la storica e prestigiosa fiera partenopea nata nel 1998 e diventata, ormai da anni, punto di riferimento europeo per il mondo dei fumetti, dell’animazione, dei videogiochi e dei giochi di ruolo. Nell’elenco dei sottoscrittori figurano altre manifestazioni altrettanto amate e frequentate, disseminate dal nord al sud della Penisola: ARF! Festival (Roma), Be Comics! (Padova), B-Geek (Bari), BilBOlBul (Bologna), Cesena Comics & Stories, Etna Comics (Catania), Lanciano nel Fumetto, Le Strade del Paesaggio (Cosenza), Lucca Comics & Games, Lucca Collezionando, Mostra Mercato del Fumetto ANAFI (Reggio Emilia), Palermo Comic Convention, Pescara Comix & Games, Rapalloonia! Mostra Internazionale dei Cartoonists (Rapallo), Riminicomix, San Beach Comix (San Benedetto del Tronto), TCBF Treviso Comic Book Festival, Teramo Comix, Tiferno Comics (Città di Castello), Torino Comics, Varchi Comics (Montevarchi), Venezia Comics. Un vero e proprio campanello d’allarme, questo, suonato collettivamente dagli organizzatori delle varie fiere per contestare l’assenza, ad oggi, di politiche e protocolli post-covid atti a garantire la tutela e lo sviluppo in sicurezza di quegli eventi che vivono di aggregazione ed assembramenti sociali. In tal senso, denunciano gli staff dei Festival fumettistici, la mancata vendita di biglietti, il mancato introito di contributi e sponsorizzazioni e i mancati emolumenti nei confronti di dipendenti e professionisti impegnati a vario titolo nella filiera dell’organizzazione di questi eventi, creeranno un ammanco drammatico per l’intero sistema dell’industria culturale in Italia, che proprio da queste manifestazioni ricava molta della propria linfa. Si parla, infatti, di un vero e proprio patrimonio di eventi, tutti ben radicati nei propri territori e capaci sia di promuovere importanti iniziative di approfondimento culturale, sia di creare notevoli indotti economici, stimati complessivamente intorno ai trecento milioni di euro, per una partecipazione totale che supera il milione di presenze. Realtà solide e strutturate, quindi, che contribuiscono anche alla scoperta o alla riscoperta, da parte di famiglie, studenti, appassionati e turisti, di determinati luoghi di interesse storico situati in ciascuna città ospitante.
“Quando si parla di fumetto si parla di cultura e si parla anche di editoria, industria, imprenditoria, artigianalità, creatività, professionalità, filiera” così si dichiara nel comunicato congiunto diramato dalle varie manifestazioni unitesi nell’appello al Governo. “I più importanti festival dedicati alla nona arte – prosegue il comunicato – uniscono oggi le loro forze con l’obiettivo di far riconoscere il valore culturale dei fumetti e di tutto il mondo che vi gravita attorno, per promuovere il linguaggio fumettistico e stabilire un dialogo duraturo e proficuo con le Istituzioni”.
Un messaggio forte e deciso, lanciato a gran voce da una filiera produttiva “invisibile”, ma molto importante. Un settore produttivo, quello del fumetto e delle manifestazioni ad esso collegate, di cui l’Italia è da tempo leader a livello mondiale, nonché primo produttore europeo per numero di titoli pubblicati ogni anno.