Commercio, la crisi post Covid nel racconto dei negozianti del centro storico di Napoli

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di Rosina Musella

L’epidemia da Covid-19 ha colpito tutti i settori, dal turismo allo spettacolo, dall’istruzione al lavoro. Il report Isat pubblicato a novembre 2020 e con riferimento al periodo giugno-ottobre dello stesso anno conta 73 mila imprese, di cui il 78,9% e il 18,6% rappresentati rispettivamente da micro e piccole imprese, che hanno dichiarato di essere chiuse. Di queste, le imprese del Mezzogiorno sono quelle a maggior rischio di chiusura definitiva, pari al 31,9% del totale, contro il 27,6% del Centro, il 23% del Nord-ovest e il 13,8% del Nord-est.
Nelle scorse settimane abbiamo intervistato alcuni negozianti del Centro Storico di Napoli per farci raccontare gli effetti del Covid sulle loro attività. Il primo di cui riportiamo la testimonianza è Raffaele Merone, uno dei due soci fondatori di Fruittiamo, fruit bar nato a Napoli sei anni fa e attualmente sito in Via Benedetto Croce.
Leggete qui di seguito la sua intervista.

Cos’è un fruit bar?
Un fruit bar è un locale in cui si somministrano prodotti prevalentemente a base di frutta fresca: centrifugati, frullati, yogurt, macedonie. È un concetto più anglosassone che italiano, anche se negli ultimi anni anche nel nostro Paese sta prendendo piede.

Il periodo natalizio 2020 si è discostato molto da quello degli scorsi anni?
I nostri prodotti sono prevalentemente estivi, quindi tradizionalmente la stagione invernale non è per noi eccezionale, ma la grande affluenza dei mesi di novembre e dicembre ci permette di mantenerci. Di solito le vendite crescono tra Natale e Capodanno, quando arriva a Napoli una certa tipologia di turisti, prevalentemente stranieri, che nei week-end ci permette di toccare numeri simili a quelli estivi, Quest’anno, però, il passaggio è stato diverso e, almeno al Centro Storico, non c’è stata la possibilità di fare i numeri minimi che avremmo dovuto fare, quindi la differenza rispetto agli scorsi anni è assolutamente visibile: il contesto è diverso, c’è meno gente, l’affluenza è data esclusivamente dagli abitanti della zona o da cittadini napoletani che vengono a fare una passeggiata al centro storico.

Quanto vi ha penalizzato l’epidemia?
Il Covid è stato una tragedia. Il rammarico è che i mesi di gennaio e febbraio 2020 ci avevano dato ottime premesse, nonostante quelli non siano mesi molto forti da un punto di vista commerciale, eppure anche il clima, che per noi incide tantissimo, ci diede una mano. Poi, però, la chiusura forzata di tre mesi ha inciso notevolmente sul nostro fatturato, anche se il risveglio estivo post lockdown ci ha aiutati molto. Non abbiamo toccato gli stessi numeri degli anni passati, ma ci siamo andati vicini e ciò ci ha permesso di restare a galla. Purtroppo, però, dopo la prima settimana di ottobre, con la cosiddetta seconda ondata, c’è stato un ulteriore calo significativo di cui risentiamo ancora oggi.

La mancanza di turisti ha inciso più delle restrizioni?
Assolutamente sì. Questo l’abbiamo potuto constatare ad agosto quando, nonostante gli scambi con i paesi esteri fossero limitati, la presenza di turisti ci ha permesso di risalire. Per la nostra attività il turismo è fondamentale. La scelta di investire in un locale al centro storico è stata motivata principalmente dalla presenza di turisti, anche per la specificità del nostro prodotto, che piace ad un certo tipo di clientela, come turisti del nord Europa e del nord Italia, e a cui già il turista del sud Italia è meno sensibile. Ci sono poi i nostri clienti affezionati che ci vengono a trovare, meno rispetto ad altri tempi, abbiamo introdotto prodotti più adatti ai giovani per accogliere una clientela più ampia, però la mancanza del turista è incisiva. Credo che in tutta questa situazione di grandi difficoltà il Centro Storico di Napoli sia stata commercialmente la zona più penalizzata della città, perché strettamente legata al turismo, uno dei settori più colpiti da questa pandemia che ha cambiato le abitudini del viaggiatore, ma anche dei cittadini che tendono a ridurre le uscite.