Commissione Uranio, una proposta di legge per l’ambiente. Nel ‘mirino’ i poligoni

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Roma, 19 lug. – (AdnKronos) – Un piano di monitoraggio del territorio del poligono e della fascia esterna interessata dalle esercitazioni; l’obbligo, per ciascun comando, di predisporre un documento di monitoraggio ambientale; l’approvazione del piano, da parte della Regione e dei comuni interessati, previo parere dell’Arpa; l’istituzione, nelle regioni in cui sono presenti i poligoni, di un Osservatorio Ambientale Regionale.

È quanto prevede la proposta di legge sull’ambiente elaborata dalla Commissione Uranio, illustrata oggi alla Camera in occasione della presentazione della relazione della Commissione, insieme con la proposta di legge 3925 che è invece in discussione ma ferma da oltre un anno in Parlamento.

Ad essere affrontato, nelle due proposte, è il delicato tema dell’esposizione, negli ambienti di lavoro delle forze armate, a fattori chimici, tossici e radiologici con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni.

E purtroppo, spiega Gian Piero Scanu, presidente della Commissione, “fanno spicco svariati poligoni di tiro presenti sul territorio nazionale nei quali la mancata o tardiva bonifica dei residui munizionamenti ha prodotto rischi ambientali”, sottolinea Scanu citando esempi “memorabili” come il poligono di Capo Teulada, il poligono di Monte Romano e quello di Cellina Meduna.

Rischi che sono connessi a fumi, polveri, nanopolveri, contenenti tra l’altro metalli pesanti, che si associano a radiazioni ionizzanti e non, per i quali la normativa attuale risulta essere inadeguata, come emerso dalla relazione odierna. Da qui la necessità di una proposta di legge “che mira a considerare i poligoni, le aree, le dotazioni e le riserve militari alla stessa stregua del resto del territorio nazionale” in un’ottica di previsione dell’impatto ambientale e di bonifica.

“Non si può ferire ad libitum un territorio – aggiunge Scanu – e far poi passare 50 anni senza curarsi di raccogliere i bossoli ed eliminare evidenti tracce di inquinamento, laddove vanno magari anche le persone a trascorrere le serate quando non si spara”. La colpa però, sottolinea Scanu, “non è del sistema militare ma della politica che, per miopia, ha voluto rinunciare a svolgere il proprio ruolo e funzione”.