Compost e alimenti innovativi
L’olio non è più unico business

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L’industria sannita conclude il progetto “valore” e apre la strada a un nuovo mercato I reflui della lavorazione non sono più scrati ma vengono trasformati e messi in vendita L’industria sannita conclude il progetto “valore” e apre la strada a un nuovo mercato I reflui della lavorazione non sono più scrati ma vengono trasformati e messi in vendita Una significativa rivoluzione parte da Montesarchio (Benevento), dove ha sede l’industria olearia Mataluni. Gli scarti della lavorazione dell’olio, infatti, da oggi non sono più materiale di risulta ma diventano compost per l’agricoltura e prodotti alimentari da immettere sul mercato. Con un significativo ritorno, in termini di profitto, per la società dell’imprenditore Biagio Mataluni. I risultati del progetto che viene significativamente denominato “Valore” sono illustrati venerdì 20 marzo presso i locali dell’azienda titolare del brand Olio Dante. Il riutilizzo degli scarti è frutto di un lavoro che coinvolge il centro di ricerca scientifica della Mataluni, la Seconda Università di Napoli, la Coldiretti Benevento e la società Bioteknet. Il rifiuto cambia volto Il programma del progetto si pone come obiettivo la conversione di un refluo inquinante e di difficile gestione in una risorsa da sfruttare. I reflui oleari sono utilizzati per il recupero di acqua purificata (da reimpiegare per diversi processi industriali, quali il lavaggio delle olive e degli impianti), per l’estrazione di componenti ad attività biologica (polifenoli ad attività antiossidante) e per la produzione di energia attraverso processi di bio-metanazione a partire dalla componente organica non fenolica. Dal processo di bio-metanazione si origina, inoltre, un digestato che può vantaggiosamente essere impiegato nel settore agricolo per la produzione di compost di qualità. A partire da un refluo per il quale finora non esiste alcuna modalità di utilizzo, è possibile ottenere tre diversi prodotti: acqua purificata, oli funzionali con aggiunta di antiossidanti naturali, biogas. Numerosi studi imputano alla componente fenolica diverse azioni biologiche, tra cui quella antiossidante, cardioprotettiva, antinfiammatoria, antimicrobica, che ne conferiscono importanza nell’applicazione nel settore medico, farmaceutico ed alimentare. A conclusione del progetto la Mataluni realizza e testa, in termini di accettabilità organolettica del prodotto da parte dei consumatori, diversi alimenti funzionali, come salad dressing, ketchup e creme di pasticceria. Una soluzione per il food La Bioteknet, dopo attenta analisi dei risultati conseguiti in laboratori, predispone un business plan che individua nell’agroalimentare regionale e nazionale il settore di riferimenti per i prodotti innovativi ideati dalla Mataluni. Si è quindi definito un prodotto pilota estratto dalle acque di vegetazione generate dall’azienda sannita su cui focalizzare l’analisi dei costi/ricavi su scala industriale. Il progetto si sofferma sull’utilizzo di tale estratto come ingrediente di una bottiglia di ketchup da 330 millilitri. Non avendo l’industria olearia di Montesarchio la tecnologia e il know how necessari per la produzione del ketchup è prevista l’esternalizzazione del processo produttivo ad una società commissionaria che, ricevendo l’estratto dalla Mataluni, provvede alla realizzazione del prodotto. Si stima che da subito è possibile immettere sul mercato 8500 cartoni e ottenere, da qui al 2019, margini di incremento della produzione compresi tra il 5 e il 15 per cento. Il tetto massimo previsto, nel giro di quattro anni, è compreso tra 10mila 300 e 15mila cartoni. Con un profitto di mezzo milione di euro almeno. “Siamo soddisfatti dei risultati conseguiti – dice il patron – e crediamo sia importante insistere sulla strada dell’innovazione e della crescita perché come dimostra la nostra attività da scarti di lavorazione è possibile inventarsi un mercato del tutto sconosciuto fino a oggi”. Maria Savarese, responsabile del centro di ricerca della Mataluni, spiega che “il progetto ci permette di migliorare la capacità estrattiva della componente fenolica e organica degli scarti e procedere con la valorizzazione di questi elementi nell’industria alimentare mediante la creazione di prodotti ad alto valore antiossidante”.