Comunicare significa partecipare

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di Silvana Lautieri (*)

“ ..un significato è possibile soltanto se comunicabile…” , così Alfred Adler in una delle sue numerose opere. In verità mai come oggi l’esigenza di partecipare, del comunicare, è avvertita come fatto prioritario. In una società che si rappresenta, infatti, attraverso il culto della vuota immagine, sentimenti di insicurezza , unitamente a forti bisogni di autonomia, costituiscono il terreno fertile a che nevrosi e conflittualità la “ facciano da protagonista” in un contesto che sembra alimentare più che prevenire o risolvere tale tipo di problematiche.

L’uomo è un animale sociale, ha bisogno della sfida , del confronto per misurare le sue forze ed acquistare coscienza di ciò che può. Ma, a che tipo di competizione lo ha spinto, lo spinge , “ questa” società ? Lungo quali marce direzionali egli si muove per affermare sé stesso , in quali direzioni che non lo facciano sentire “ alieno” ? E’ vero, e Lorenz lo aveva ribadito, l’istinto che guida l’attività umana è quello dell’aggressività che Fromm aveva distinto in “ benigna , a servizio della vita, e “ maligna” , contro la vita.

Noi possiamo tranquillamente affermare , però, che la possibilità di scelta è in ciascuno di noi: è in nostro potere stabilire se vale la pena costruire o demolire , se la nostra comunicazione , o il nostro agire, può e deve avere un significato. Ciò è possibile, riteniamo, solo se a guidarci sia l’amore per la vita , quello stesso che dovrebbe spingerci ad operare per migliorare e migliorarci.

Comunicare , in questo senso, è indispensabile , ma comunicare significa partecipare , entrare in empatia con gli altri , credere in valori che, soli, possono dare un senso alla nostra esistenza.

Gabriel Marcel in un libro pubblicato nel 1935 contrapponeva all’avere come dominio su cose e persone ,l’essere come rapporto dell’uomo con sé , libero ed aperto al mistero del mondo (“ La ricerca di una società nuova “).

La città dell’ ESSERE potrebbe dunque essere questa , sempre che gli uomini ricordino le parole di Goethe “…gli uomini recano in sé non soltanto la loro individualità , ma l’intera umanità con tutte le sue possibilità …”. Ricordarlo significa sentirsi eredi e responsabili di un incommensurabile patrimonio. Ma, soprattutto, nutrire veramente la speranza che lutti , rancori, disastri ambientali , che la secolare guerra degli uomini comporta, possano realmente appartenere al passato.

Potrebbe essere solo questa la grande novità di un millennio che , al momento, non sembra averci regalato strade più agevoli da percorrere.

*Presidente del Centro Studi Erich Fromm