Con ‘barca a vela 4.0’ il team building si fa a bordo

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Roma, 11 apr. (Labitalia) – Una ‘barca a vela 4.0’. Per saper navigare in tutte le acque e in qualsiasi condizione. Non solo per mare, ma anche nella vita professionale. Questo, infatti, è il nome del progetto lanciato da Cristiana Monina, una vita spesa a bordo e ora alla guida della ‘Cristiana Monina Nautical Events Development’ (Cmned), società che organizza eventi nel mondo della nautica e che ha deciso di dedicare una divisione alla formazione con approccio, appunto, 4.0.

“La nostra agenzia – spiega a Labitalia – è specializzata in eventi legati alla nautica, è basata a Roma ma lavoriamo in tutto il Mediterraneo e stiamo cercando di attivarci anche oltre. Il core business è dedicato alle attività corporate. Le attività in barca possiamo declinarle in attività formative, relazionali, motivazionali e anche sportive con scopi sociali. Proprio quest’anno, abbiamo lanciato la divisione Formazione. Nella mia esperienza di tanti anni di gestione e organizzazione in barca, mi sono resa conto dell’importanza di una squadra. Da qui l’idea di portare le esperienze che viviamo quotidianamente a bordo all’interno di organizzazioni aziendali”.

“Cerchiamo di tradurre in attività aziendali – chiarisce – le esigenze dei nostri clienti. Lavoriamo a stretto contatto con società di formazione e coach, e il nostro compito è tradurre in attività ciò che poi dobbiamo riportare in azienda. Ci poniamo all’interno di un percorso che un’azienda ha già deciso di intraprendere. Se ci inseriamo all’inizio, ci poniamo sull’assessment, sui ruoli e le competenze delle persone; se invece l’attività viene inserita a metà di un percorso, si lavora molto sull’integrazione dei team; o ancora, alla fine, c’è la verifica del percorso attivato dall’azienda per capire a che punto si è realmente arrivati”.

E per chi non ha mai veleggiato niente paura. “La barca a vela – assicura Cristiana Monina – è uno sport adatto a tutti, senza limiti di età né di tempo, non richiede esperienze perché i partecipanti vengono accompagnati dai nostri skipper. Spesso ci viene chiesto cosa accade se le condizioni non sono buone: beh, questo è un po’ quello che succede nella nostra quotidianità, nella vita normale, personale e professionale, dove non tutti i giorni abbiamo il sole. Dunque, ci prendiamo quello che ci dà il mare, la natura, ma dobbiamo creare delle strategie, saper comunicare utilizzando lo stesso linguaggio. E questo è solo una minima parte di tutto quello che possiamo attivare nella formazione a bordo”.

“Si parte dalle tematiche su cui l’azienda ci chiede di lavorare, per esempio la fiducia, la leadership, la comunicazione l’integrazione. Quindi, in base agli obiettivi, possiamo decidere se svolgere l’attività a bordo di imbarcazioni monotipo, con barche piccole e uguali dove possiamo portare 4-5 persone più il nostro skipper, oppure imbarcazioni di altura, dove ci ritroviamo con 8-10 persone, o ancora possiamo svolgere regate di flotta o navigazione costiera, traversate, in diurna o in notturna. Tutto dipende da dove vogliamo arrivare”, prosegue.

“La durata ottimale – sottolinea – è di 2 giorni o 2 giorni e mezzo. Quando lavoriamo sul team building e l’integrazione, spesso ci richiedono di far dormire i partecipanti a bordo e anche qui torniamo a una condivisione molto ristretta, con spazi limitati, come un po’ accade nei nostri uffici. Tra l’altro, a bordo le persone devono condividere la cabina, lavorare sulla cambusa, quindi anche capire i gusti: c’è così una riscoperta del proprio compagno di squadra”.

“Non sempre, quando arrivano, i nostri partecipanti sono contenti di svolgere un’attività a bordo, soprattutto – dice Cristiana Monina – quando non capita nel periodo estivo; hanno delle titubanze perché si esce dalla zona di comfort, ma sono proprio loro che alla fine dell’esperienza riscoprono i propri colleghi. E’ anche un modo per capire che non bisogna essere gelosi del proprio sapere e che dalle sconfitte si può apprendere. Il valore è proprio di cercare di capire se le persone possono interagire ed emergono tante di quelle dinamiche che a bordo si vedono subito”.

Ma come si sviluppa la formazione 4.0 a bordo? “Si parla di formazione 4.0, che non può essere intesa – sostiene – solo come digitalizzazione all’interno delle aziende. In realtà, è molto focalizzata sulle risorse umane che lavorano all’interno delle organizzazioni”.

“L’esigenza delle aziende, in questo momento, è di lavorare molto – conclude – sull’integrazione, sulla squadra, sul percepirsi parte della stessa azienda ed è proprio questo che cerchiamo di portare a bordo: stiamo sulla stessa barca e tutti dobbiamo avere la consapevolezza di dove vogliamo andare e di come dobbiamo affrontare la navigazione. Proprio nelle situazioni in cui ci sono cambi di vento, la squadra che funziona sa cogliere le opportunità”.