Con le tecniche dell’interpretazione il museo Cerio a Capri può far sognare di nuovo

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In foto una sala del museo Cerio

Capri. Basta la parola, diceva un antica pubblicità. Immagini antiche di una mondanità esclusiva, ricca, a volte nobile, si sovrappongono a quelle attuali. Gli stereotipi del lusso sono tutti qui. Le strade traboccano di griffe, i prezzi sono altissimi. Dappertutto, forse per ogni cosa. Il mantra ripetuto con intima soddisfazione è spesso – oh, qui si paga anche l’aria -. La sorpresa è quando ci si avvicina ai musei e alle opere d’arte. Pochi euro per la scoperta delle meraviglie di una cultura antica. Stupore. A Capri ci sono i musei, guarda un po’. Per la maggioranza degli italiani è una rivelazione, per molti stranieri però non è così. Capri non è solo la piazzetta, l’albergo o il bar più di tendenza. A Capri ci sono i musei. Sorprendente, a volte, scoprire che anche alcuni napoletani hanno visitato il Museo Ignazio Cerio. Tah dah. All’interno dello storico Palazzo Cerio costruito dal conte Giacomo Arcucci signore di Capri nel 1372. Il dottor Ignazio Cerio, medico condotto sull’isola collezionò conchiglie, fossili, rocce, piante e reperti archeologici provenienti da Capri e da altre parti del mondo, promuovendo studi scientifici e intrattenendo rapporti con i più noti studiosi del tempo. Realizzò il Museo come museo di famiglia, ma con la nascita del centro Caprese Ignazio Cerio nel 1949, la struttura fu formalmente istituita come museo pubblico. Ci sono i fossili dei grandi mammiferi che abitavano l’isola ai tempi in cui era collegata alla terraferma, i manufatti dei primi abitanti del territorio di Capri e ritrovati al Quisisana e a Grotta delle Felci, e anche le tracce di un atelier di taglio dell’ossidiana. Quattro sale in tutto tra cui quelle della preistoria e protostoria, dell’archeologia classica e quella della biologia, dove è esposta la leggendaria lucertola blu che si narra viva solo sui Faraglioni. Considerando che una gita in cima al faraglione più alto non è uno scherzetto, varrebbe la pena vederla al museo. Poche strutture di piccoli centri conservano materiale così interessante. Eppure rispetto ai quarantamila sbarchi al giorno dei mesi estivi e ad un turismo abituale ricco e pseudo mondano, le visite, pur numerose, a Palazzo Cerio non sono minimamente proporzionali al flusso turistico sull’Isola. In questo caso l’adagio – mal comune messo gaudio – ha poco da consolare. Le visite ai luoghi che dell’isola conservano i retaggi storici e artistici, non sono adeguate alla qualità dell’offerta. Per molti dei turisti la visita è interessante ma non coinvolge. Eppure. I luoghi e il materiale offrono il miglior terreno per le tecniche dell’interpretazione. Abbiamo la leggenda e i fatti. A mezza strada tra essi l’interpretazione può creare la magia. E di magia ha bisogno quest’isola che per ragioni commerciali pian piano ha abbandonato i caratteri più identificativi del proprio commercio per lasciare spazio alle griffe. Tutti i brand più famosi e costosi abitano nelle stradine del centro una volta piene di laboratori artigiani di ogni tipo. Commercio si, ma senza storia. La magia dell’isola è perciò legata ad altro. Alle lucertole blu come ai manufatti lasciati dai primi abitanti del territorio di Capri e ai mosaici, alle statue e agli oggetti di vita quotidiana della prima età imperiale. Questi possono diventare lo spunto, il collegamento per le future visite alle rovine della villa di Tiberio. Capri è oggi l’isola dei sogni di altri tempi. Per tornare ad essere quella dei sogni dei nostri giorni deve ripristinare il contatto con la propria storia. Il museo Cerio riproposto con le tecniche dell’interpretazione può donare ad un bagno sotto ai Faraglioni il fascino di un esperienza indimenticabile, che non è quella di tuffarsi dal ponte di uno yacht costoso quanto impersonale. E si sa, quando l’esperienza è indimenticabile il numero e la qualità di coloro che vogliono viverla aumenta in modo esponenziale.