Conbots “ruba” i segreti degli esoscheletri: robot maestri insegneranno a scrivere

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Grazie allo stesso principio degli esoscheletri usati nella riabilitazione sarà più semplice imparare a scrivere o a suonare uno strumento musicale. Infatti ci penserà un robot connesso in rete ad aiutare a fare i movimenti giusti. È questo uno scenario che sarà possibile nei prossimi anni grazie al progetto Conbots, coordinato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e che è stato finanziato con quasi cinque milioni di euro dal programma quadro Europeo «Horizon 2020». Il progetto durerà 3 anni e mezzo e ha come partner l’Imperial College di Londra, l’Università belga di Gand, la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, oltre a tre realtà industriali di livello internazionale come Ibm, Iuvo e Arvrtech. Lo strumento che sarà realizzato segue «un concetto nato per la riabilitazione, con i primi prototipi di esoscheletri creati per pazienti con ictus», spiega il coordinatore del progetto, Domenico Formica. La ricerca, prosegue l’ingegnere del Campus Bio-Medico, punta a realizzare «una manica con motori che possono guidare il movimento». Oltre che suonare uno strumento, la questione è legata all’apprendimento della scrittura. «Le maestre riportano un sempre maggiore numero con problemi di disgrafia, di alunni che imparano a scrivere male: un dato che oscilla tra il 10 e il 30% dei bambini». Con questo strumento l’alunno potrà sentire le stesse forze che l’insegnante mette sulla sua mano, così da poterlo agevolare nel movimento. In pratica, si tratta della versione cyber della maestra di un tempo quando accompagnava la mano del bimbo per tracciare le asticelle del corsivo sul quaderno.