Condono edilizio: 5,5 milioni di pratiche inevase dal 1985, quasi 86mila solo a Napoli

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A oltre trent’anni dalla prima legge sul condono edilizio, la 47/85 varata dal governo di Bettino Craxi, in Italia rimangono quasi 5,5 milioni di domande ancora da lavorare, ovvero un mancato introito di 21,7 miliardi di euro per le casse dello Stato, pari a circa 1,4 punti di Pil. Il dato emerge dal Rapporto del Centro Studi Sogeea, illustrato in Senato in occasione del convegno ‘Trent’anni di condono edilizio in Italia: criticita’, prospettive e opportunita”. Nel dettaglio sono ancora 5.392.716 le domande da evadere: si tratta di poco piu’ di un terzo dei 15,4 milioni di istanze presentate dal 1985 al 2003 (anno del terzo e ultimo condono edilizio in Italia sotto il governo Berlusconi). E poco piu’ del 70% risalgono a 30 anni fa, ovvero alla prima legge sul condono. Il dossier e’ stato redatto raccogliendo i dati di tutti i capoluoghi di provincia, di tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 20.000 abitanti e di un campione ponderato e rappresentativo del 10% di quelli con popolazione inferiore a tale cifra. Le istanze presentate si riferiscono alla legge 47 del 1985 (governo Craxi), alla legge 724 del 1994 (primo governo Berlusconi) e alla legge 326 del 2003 (governo Berlusconi).

Mancati introiti per 21,7 miliardi
“Si puo’ stimare che i mancati introiti per le casse del nostro Paese siano pari a 21,7 miliardi di euro – ha spiegato nella sua analisi Sandro Simoncini, direttore scientifico del Centro Studi e presidente di Sogeea – il dato si ottiene sommando quanto non incassato per oneri concessori, oblazioni, diritti di istruttoria e segreteria, sanzioni da danno ambientale. Per dare un’idea piu’ precisa dell’entita’ di tale cifra si possono fare alcune proporzioni: stiamo parlando di denaro equivalente a circa 1,4 punti del Prodotto Interno Lordo italiano oppure pari a due terzi della legge di stabilita’ 2015 o ancora in linea con il Pil di una nazione come l’Estonia”.

Roma in testa, Napoli quinta
Entrando nel dettaglio delle singole realta’ territoriali, Roma e’ nettamente in testa alla graduatoria sia delle istanze presentate sia delle pratiche ancora da terminare. Per cio’ che riguarda il totale delle domande, la Capitale ne conta 599.793 e precede Milano (138.550), Firenze (92.465), Venezia (89.000), Napoli (85.495), Torino (84.926), Bologna (62.393), Palermo (60.485), Genova (48.677) e Livorno (45.344). Sul fronte del numero delle istanze ancora da evadere, invece, Roma ne ha 213.185, vale a dire quasi quattro volte Palermo (55.459). Sul gradino piu’ basso del podio troviamo Napoli (45.763), che si attesta davanti a Bologna (42.184). Piu’ staccate Milano (25.384), Livorno (23.368), Arezzo (22.781), Pescara (20.984), Catania (20.249) e Fiumicino (20.055), unico Comune non capoluogo di provincia ad entrare nelle prime dieci posizioni. Solo lo 0,9% dei Comuni del nostro Paese non e’ stato interessato dalle richieste di sanatoria in materia di abusi. Ferrara si guadagna invece il titolo di citta’ piu’ virtuosa nella gestione delle domande di condono edilizio, avendo evaso tutte e 30.800 le istanze presentate dai suoi cittadini: il Centro Studi Sogeea ha conferito alla citta’ emiliana il Premio Venti Nodi per l’efficace gestione delle pratiche. Ma e’ l’Emilia-Romagna nel suo complesso ad avere lavorato ottimamente su tale fronte, visto che subito dopo troviamo altre due citta’ di questa regione: Ravenna (seconda con 25.740 domande, tutte concluse) e Imola (quarta con le sue 7.344 istanze chiuse). Terza piazza per Chioggia, che ha portato a termine l’esame delle 12.730 pratiche arrivate presso gli uffici comunali.

Le perdite per i Comuni
Quanto ai mancati introiti, si tratta di: 10,3 miliardi di oblazioni (cifra da ripartire a meta’ fra Stato e Comuni e a cui vanno aggiunti 160 milioni alle Regioni in base alla Legge 326/03); 6,7 miliardi di oneri concessori; 1,5 miliardi di diritti di segreteria; 2,1 miliardi di diritti di istruttoria; 1,1 miliardi di risarcimenti per danno ambientale. Anche in questo caso, a livello di Comuni la graduatoria e’ nettamente capeggiata da Roma: la Capitale vanta circa 800 milioni di euro di mancate riscossioni. Ma non finisce qui. Si puo’ ipotizzare che circa il 30% delle quasi 5 milioni e mezzo di domande ancora da istruire darebbe luogo a un adeguamento della rendita catastale dei relativi immobili. Per i Comuni ne conseguirebbe un consistente aumento degli introiti derivanti ad esempio dalla tassazione riguardante Imu e Tasi. Si innescherebbe un volano virtuoso anche per i professionisti: gli studi di ingegneri, architetti e geometri si troverebbero di fronte a una mole di lavoro quantificabile in altri 11 milardi di euro+Iva, con lo Stato che di conseguenza potrebbe contare su un ulteriore gettito di circa 2 miliardi di euro. E ancora. Si puo’ stimare che per circa 540.000 immobili che devono ricevere la concessione edilizia in sanatoria verrebbe presentata domanda per rientrare nel cosiddetto Piano Casa: ne conseguirebbero altri 1,3 miliardi di euro di oneri concessori e un ulteriore notevole indotto per i professionisti del settore. “Portare a termine la lavorazione delle domande di condono ancora inevase e incassare le spettanze rappresenterebbe per i Comuni una preziosissima fonte finanziaria – spiega Simoncini – considerando la consistenza dei tagli lamentata spesso dagli enti locali nei trasferimenti di denaro da parte di Stato e Regioni, le notevoli cifre di cui si e’ parlato potrebbero essere restituite ai cittadini sotto forma di servizi o, ancora meglio, impiegate per la messa in sicurezza del territorio”.

Il rischio idrogeologico
Ma c’e’ anche un altro aspetto da considerare:lo stretto rapporto esistente, ad esempio, tra abusivismo edilizio e dissesto idrogeologico. Quasi il 90% dei Comuni italiani e’ a elevato rischio di frane e alluvioni e addirittura 7 Regioni e 51 Province presentano un territorio a totale pericolosita’ idraulica. Ben 7 milioni di persone potrebbero trovarsi da un momento all’altro in condizioni di estrema insicurezza a fronte di fenomeni meteorologici di intensita’ leggermente superiore al normale. Secondo Sogeea, concludere l’iter delle pratiche di condono consentirebbe anche di avviare una seria campagna di demolizioni di cio’ che e’ stato costruito in spregio delle leggi e del buon senso. E il denaro incassato permetterebbe ai Comuni di realizzare interventi che in certi territori possono cambiare totalmente le prospettive di vita di migliaia di cittadini: argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, consolidamento della piantumazione.