Confcommercio taglia le stime di crescita

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Cernobbio (Co), 8 ott. – “Abbiamo ulteriormente abbassato le previsioni di crescita del Pil rispetto a due mesi fa: +1,1% nel 2018 e +1% nel 2019, sempre escludendo le clausole di salvaguarda che sembra non scattino e di questo siamo molto contenti”. Lo annuncia il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, in avvio dei lavori del Forum Internazionale Conftrasporto, alla sua quinta edizione, in corso a Cernobbio.

“DEFICIT REALE AL 2,9%” – Bella evidenzia poi che il ‘costo’ del programma del governo, secondo le stime di Confcommercio, ammonta a circa 53 miliardi di euro, ovvero. “Da questo punto in poi si innesta la manovra con interventi sui quali non abbiamo sicurezza, ma sui quali abbiamo potuto fare qualche riflessione molto cauta e prudenziale: sullo smontaggio Fornero mettiamo solo 7 mld e sulla flat tax zero” chiarisce Bella. “Immaginiamo – aggiunge – che sia escluso il provvedimento di Imposta sul reddito degli imprenditori, che sarebbe costata 2 miliardi; anche sul reddito di cittadinanza mettiamo solo 7 miliardi, perché immaginiamo che i 10 di cui si parla includono già quelli stanziati per il Rei. Ci mettiamo addirittura 4 mld per la pace fiscale e 1 mld di minore deducibilità delle perdite da parte delle banche”. Ecco che “questa somma fa 53 mld che diviso il nostro Pil, l’1%, implicherebbe un deficit al 2,9%”.

“Come si può riconciliare questa lista con il 2,4%?” si domanda Bella. “In due modi: o non crediamo alla lista, oppure, più verosimilmente, dobbiamo immaginare una forte crescita del Pil, sia in termini reali – il governo dice 1,5% il prossimo anno – sia in termini nominali, la parte di maggiore inflazione. Questa è la sola possibilità per mettere insieme le cose”. “Questa – osserva – è una possibilità che noi auspichiamo che si verifichi, nel senso che provochi uno choc talmente forte che nel giro di qualche mese triplichi il tasso di variazione del Pil congiunturale, dallo 0,2% odierno allo 0,6% nel secondo quarto del 2019, o noi abbiamo qualche perplessità. Gli ultimi dati ci dicono che l’Italia è cresciuta dello 0,6% solo nel 2010 come rimbalzo del 2009”.

“Riteniamo abbastanza improbabile questa crescita. Ma c’è anche un’altra possibilità: che si proceda a dei tagli ad esempio sulle spese fiscali, ad esempio con una minore deducibilità delle spese sanitarie, o sulla spesa per interessi. Allora – conclude Bella – non sarebbe più la manovra del popolo ma la manovra di una parte del popolo finanziata dall’altra parte del popolo nella speranza di essere dalla parte giusta”.

SANGALLI – “Ci auguriamo che la manovra di bilancio realizzi la sintesi necessaria tra le misure per la crescita economica e le regole della finanza pubblica” è l’appello lanciato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Per infrastrutture e trasporti “servono più investimenti, bisogna rimettere in moto i cantieri – sottolinea – E le risorse stanziate non mancano perché nell’ultimo Documento di economia e finanza c’è, per le infrastrutture, un quadro di programmazione di risorse da 110 miliardi di euro”.

“Una programmazione preziosa per un Paese che, nell’ultimo decennio, ha accumulato un deficit infrastrutturale pari a 60 miliardi di euro” evidenzia il presidente di Confcommercio, spiegando che “le risorse, dunque, ci sono. Ma vanno semplificate le procedure previste dal Codice degli appalti, visto che in Italia servono, in media, 15 anni per realizzare un’infrastruttura strategica di trasporto”. “Vanno realizzate senza tentennamenti le opere realmente necessarie. Così come bisogna porre la giusta attenzione – conclude – al tema del confronto europeo sullo scorporo degli investimenti infrastrutturali dal computo del deficit”.