Conferenza Monaco, Harris rassicura l’Ue: “Gli Usa non vi abbandonano”

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Monaco di Baviera, 16 feb. (askanews) – La notizia che cambia umori e agenda della Conferenza sulla sicurezza di Monaco arriva quando manca circa un’ora al via ufficiale dei lavori. Aleksei Navalny, irriducibile oppositore del Cremlino, sarebbe morto in carcere, in Russia. Tutti cercano conferme indipendenti, che non siano riconducibili alle autorità russe. In Baviera c’è anche la moglie, Yulia Navalnaya. Sarebbe dovuta intervenire a uno dei panel previsti, per parlare del suo Paese. E invece prende la parola per una breve dichiarazione, subito dopo la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris. L’ha ascoltata, seduta in prima fila, mentre puntava il dito sulla Piazza Rossa, denunciando un ulteriore segno della “brutalità di Putin”. “Qualunque sia la storia che raccontano, sia chiaro: la Russia è responsabile e su questo avremo altro da dire in futuro”, spiega Harris con voce ferma, convinta, in accordo con il segretario Antony Blinken. Yulia Navalnaya concorda. Vorrebbe non credere a questa “notizia orribile”. Sceglie di restare in Baviera, di non partire per raggiungere i figli, “perché così avrebbe fatto Aleksei”. Ha le idee chiare su cosa dire e chi accusare: “Vorrei invitare tutta la comunità internazionale, tutte le persone nel mondo, a riunirsi e a combattere contro questo male. Dovremmo combattere questo orribile regime in Russia oggi. Questo regime e Vladimir Putin dovrebbero essere ritenuti personalmente responsabili di tutte le atrocità commesse nel nostro Paese negli ultimi anni”.

Di Russia, e di Ucraina, si era già discusso ampiamente al mattino, durante alcuni eventi accessori. Ma la notizia della morte di Navalny pare aver compattato i ranghi. Nette le parole della vice di Biden, che conferma l’impegno Usa a sostegno delle regole e delle norme internazionali, “a difesa dei valori democratici in patria e all’estero”. Gli Stati Uniti continueranno a esercitare un “ruolo guida” sulla scena mondiale, perché in questi tempi d’incertezza “l’America non può ritirarsi”, ma “deve stare al fianco degli Alleati”. Sembra un richiamo alle ultime dichiarazioni di Donald Trump sulla Nato e la Russia. Una replica secca, e neppure tanto implicita. Negli Stati Uniti c’è chi rifiuta questo approccio – dice – preferendo isolare il Paese, “abbracciare i dittatori” e “abbandonare gli impegni con i nostri alleati a favore di un’azione unilaterale”. Una “visione del mondo pericolosa, destabilizzante e davvero miope”. Una visione che l’amministrazione Biden rifiuta, scegliendo la totale adesione all’Alleanza atlantica. “Un attacco a uno è un attacco a tutti”, conferma la vicepresidente americana, evocando il principio del mutuo impegno alla Difesa dei Paesi della Nato, sancito dall’articolo 5 del Trattato atlantico.

Nato che, da parte sua, non può permettersi “errori di calcolo” e deve essere pronta a proteggere tutti gli alleati “con più forze, maggiore prontezza e maggiori spese per la difesa”, secondo il segretario generale Jens Stoltenberg. Seppur in assenza di minacce imminenti, l’Alleanza deve continuare a investire sulla propria Difesa, in coordinamento con l’Unione europea. “Una Nato forte è positiva per l’Europa e per il Nord America”, insiste Stoltenberg, auspicando al contempo che gli Stati uniti sblocchino i fondi aggiuntivi per l’Ucraina attualmente fermati al Congresso dal Partito Repubblicano. Lo stallo sulle risorse Usa non è stato senza conseguenze. “Il nostro compito è garantire sostegno a Kiev, perché farlo è nel nostro interesse in termini di sicurezza. La situazione è difficile. Il fatto che gli Stati Uniti non abbiano preso una decisione ha influito sulla situazione sul campo di battaglia. Allo stesso tempo, continuo ad aspettarmi che gli Usa prendano la decisione di continuare a fornire sostegno”, precisa Stoltenberg già in mattinata, sottolineando: “se si vuole una pace duratura, occorre continuare a fornire all’Ucraina armi e munizioni”.

E non si tratta solo di Ucraina, ovviamente. E’ l’ordine globale che “non funziona per tutti”, avverte il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “Anzi, non funziona per nessuno”. Il mondo si trova ad affrontare “sfide esistenziali” e la comunità globale è più frammentata e divisa che in qualsiasi momento degli ultimi 75 anni. “Anche l’era della Guerra Fredda fu per certi versi meno pericolosa” per il leader dell’Onu, che nel suo discorso non dimentica di citare le tensioni attuali in Medio Oriente. Un accordo per il cessate il fuoco sembra ancora lontano. E Guterres non può fare a meno di ricordare i rischi di un’eventuale offensiva militare israeliana a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Sarebbe “devastante”, conferma. E’ anche la posizione del direttore dell’Agenzia Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, secondo il quale la fuoriuscita di rifugiati dall’enclave palestinese in direzione del Sinai egiziano sarebbe “un disastro per i palestinesi, per l’Egitto e per il futuro della pace”.

Della guerra a Gaza, così come di Ucraina, si discuterà ancora domani, quando i colloqui su questi due conflitti entreranno nel vivo. Ci sarà anche il ministro Antonio Tajani, in arrivo stasera per una serie di riunioni a margine della Conferenza. Il vicepremier in mattinata presiederà un vertice dei ministri degli Esteri del G7, il primo della presidenza italiana del 2024. (di Corrado Accaputo)