Conferenza mondiale sul clima, l’ennesimo macroscopico flop

(foto da Imagoeconomica)

Dopo quanto è successo alla riunione di Sharm el Sheik, dove si è verificato il secondo macroscopico flop di COP 27, la conferenza mondiale sul clima, è bene fare una pausa di riflessione. Essa ha quasi replicato tristemente i risultati della coppia di eventi dello stesso genere svoltisi lo scorso anno, uno a Roma e l’altro in Cornovaglia. Eppure le sessioni di lavoro, quella europea e quella araba, non sono state organizzate a mo’ di comparsate messe in piedi per un fine settimana di messa in scena e conclusesi con baci e abbracci. Il tutto è stato ben organizzato, con una efficace coreografia perchè per la sua durata, quindici giorno, il mondo potesse credere: “stanno lavorando per me”. Per entrambe le riunioni, quella appena conclusa e quella precedente, per le presenze scese in campo, non ci si aspettava proprio che la montagna partorisse ancora una volta il topolino. Per cui è facile pensare che un intervento concreto, condiviso sull’onda di un filo conduttore che tenga insieme i partecipanti, al momento non esiste. La montagna non potrà ancora a lungo cimentarsi in quel tipo di gestazioni, anche perché le anomalie del clima, insieme ai disastri di ogni genere che esse arrecano, in un futuro non lontano avrá decimato, se non sterminato, anche quei piccoli roditori. La sensazione netta che se ne trae è che la crisi energetica abbia contribuito in maniera determinante a rallentare il proposito diffuso di mettere al bando alcuni combustibili fossili, già da tempo classificati off limits. Intanto l’energia ottenuta da fonti rinnovabili e l’ampliamento dei suoi campi di applicazione hanno fatto nel contempo molta strada. Tanto per effetto della convinzione degli addetti ai lavori che non hanno alcuna riserva sul concetto che la vera soluzione del problema inquinamento possa essere raggiunta solo lavorando sodo nella direzione già imboccata. Se non si arriverà a un allargamento di tale platea di sostenitori di quella causa, ogni alternativa sarà destinata a far rimanere la soluzione di quei problemi nel libro dei sogni. Proprio lunedì il Governo ha licenziato la manovra di assestamento del bilancio, quella che la EU, dall’inizio della sua materiale operatività economica e ancor oggi, definisce Legge di Stabilità, omettendo l’originale qualifica “finanziaria”. È successo così che il fine settimana appena concluso sia stato dedicato dai tecnici del Ministero dell’Economia e da quelli del Tesoro a stabilire fino a che punto fosse possibile fare il gioco della X e dello Zero con le cifre ipotizzate nello scorso CdM, senza così andare oltre il totale delle entrate disponibili. La premessa: la manovra vale circa 33 miliardi, di cui due terzi da destinare ai provvedimenti per arginare i disagi causati dal caro energia e il resto per le altre esigenze. Salta subito agli occhi uno squilibrio sostanziale tra necessitá e provvista finanziaria, seppure dovuto a cause eccezionali. Ultima di esse, paragonabile alla goccia che fa traboccare il vaso, la guerra in Ucraina. Fa altrettanto meraviglia che in uno stato laico, almeno ufficialmente tale, si pensi di dare un “aiuto di stato” a chi scelga di sposarsi in chiesa. Come se non bastasse, viene proposto uno sgravio dell”IVA su pane, pasta e generi simili. Ciò fa tanta propaganda senza influire, seppure in maniera contenuta, sulla capacità di spesa dei consumatori. Le ipotesi accennate, seppure non approvate dall’ esecutivo, mandano segnali negativi soprattutto oltre confine. Danno in tal modo l’idea, peraltro non molto lontana dalla realtà, che il Paese sia con le spalle al muro. In effetti, senza nessuna pretesa di voler ricondurre tali proposte, anche solo una, a quanto studiato dalla scienza delle finanze, si fa presto a ridimensionarle a inezie in termini di risultati. Pertanto non sarebbero prese in considerazione nemmeno dagli avventori del Bar Centrale. In campagna, chi ne é venuto a conoscenza, avrà commentato che ipotesi così banali fanno il paio con quella quantità di acqua così scarsa che non riesce a togliere nemmeno la sete. Tutto ciò avrà disorientato il ristretto nugolo di solerti funzionari che sabato e domenica scorsa ha dovuto lavorare su problemi la cui soluzione è ben più difficile dell’allineamento dei componenti del cubo di Rubik. Intanto il tempo a disposizione sta diventando sempre più esiguo. Si sa che le decisioni prese in fretta possono avere caratteristiche analoghe agli ordigni a scoppio ritardato. Sempreché prima non debba intervenire la EU per fermare l’azione. Sarebbe simile al calcio di rigore, assegnato per incongruenza di quel documento, rilevata senza troppa fatica. In sintesi, la situazione sta diventando sempre più complessa. Dovrebbe ormai essere chiaro che una cosa è stato l’ indirizzo politico del governo precedente, tutt’altra, almeno finora, è quella del governo in carica, senza aggiungere, prudentemente, alcun commento. Al momento l’ Italia non si è mossa minimamente dal punto del pantano in cui è venuta a trovarsi. L’augurio è che non finisca di affondare completamente se il governo dovesse muoversi in maniera maldestra. Non è difficile che accada, se i vari schieramenti politici non si decidono a sospendere i loro comportamenti di carattere decisamente elettorale.