Confermate le attese, la Fed lascia i tassi invariati

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Il punto. Il Ftse Mib segna +0,28%, il Ftse Italia All-Share +0,31%, il Ftse Italia Mid Cap +0,36%, il Ftse Italia Star +0,26%.

Mercati azionari europei in verde: DAX +0,1%, CAC 40 +0,5%, FTSE 100 +0,3%, IBEX 35 +0,7%. Ieri sera la Fed in linea con le attese ha confermato i tassi di interesse a 0,25%-0,50%.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,7-1,3 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -1,09%, Nasdaq Composite -2,18%, Dow Jones Industrial -1,38%. 
Tokyo in leggero calo con il Nikkei 225 a -0,71%. Complessivamente deboli le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a -2,61%, a Hong Kong l’Hang Seng a +0,75%. 
Euro tonico contro dollaro poco sotto il massimo di ieri sera a 1,0917. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0905. 
Inizio seduta decisamente positivo per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente cede 4 bp allo 0,42%, quello del BTP scende di 6 bp all’1,47%. Lo spread scende di 2 bp a 105. Oggi alle 11:10 le importanti aste di BTP a 5 e 10 anni

 

Borse asiatiche
Seduta contrastata ma con tendenza prevalente in negativo per i mercati asiatici che pure avevano aperto in progresso. A fronte di un ennesimo deprezzamento del petrolio, sotto i riflettori sono però le mosse degli istituti centrali. Mercoledì la Federal Reserve (Fed) ha lasciato come ampiamente previsto i tassi d’interesse invariati allo 0,50% dopo il primo rialzo dal 2006 deciso in dicembre. L’istituto centrale di Washington ha però riconosciuto che le debolezze di economie come quella cinese minacciano la ripresa Usa. E gli investitori cercano indizi sul fatto che un nuovo rialzo possa arrivare già in marzo (anche se gran parte degli addetti ai lavori non lo ritengono probabile prima di maggio).

Il primo risultato è stato comunque un declino per Wall Street mercoledì (il peggiore dei tre principali indici Usa è stato il Nasdaq, deprezzatosi del 2,18%), che non si può imputare solo alle performance negative di colossi industriali come Apple e Boeing. E in tema di istituti centrali, venerdì toccherà alla Bank of Japan (BoJ) ma nonostante ci siano aspettative per un intervento è difficile che vengano annunciate nuove misure. “Non ci aspettiamo un allentamento: è troppo presto farlo in gennaio quando non si ha ancora una visione chiara sulla portata del declino dei corsi del greggio e sulla salute dell’economia cinese”, ha spiegato a Reuters Shusuke Yamada, capo delle strategie valutarie di Merrill Lynch Japan.

A intervenire, invece, è stata la People’s Bank of China, che ha iniettato nel sistema finanziario del Paese 340 miliardi di yuan (47,5 miliardi di euro), sotto forma di accordi di breve di reverse-repurchase, dopo i 440 miliardi (61,48 miliardi di euro) già distribuiti martedì. Considerando la maturazione dei prestiti precedenti per 190 miliardi di yuan (26,5 miliardi di euro), nota il Wall Street Journal, complessivamente l’iniezione di contanti da parte dell’istituto centrale di Pechino questa settimana ammonta a 590 miliardi di yuan (82,4 miliardi di euro), livello più elevato dai 662 miliardi (92,5 miliardi di euro) del febbraio 2013.

Ma l’intervento non ha aiutato le piazze cinesi. Shanghai si muove infatti vicino ai minimi dal dicembre del 2014. A fine seduta lo Shanghai Composite ha perso il 2,92% mentre è stato del 2,61% il declino dello Shanghai Shenzhen Csi 300. Peggio ha fatto lo Shenzhen Composite, attestatosi su una perdita del 4,18% al termine delle contrattazioni.

I dubbi sulle mosse di Fed e BoJ hanno avuto come primo effetto un rafforzamento dello yen sul dollaro e questa non è mai una buona notizia per i grandi esportatori del Sol Levante. Il risultato è stato un declino dello 0,71% per il Nikkei 225 appesantito da colossi come Sony (in flessione del 5,33%). Sul fronte macroeconomico, le vendite al dettaglio nel Sol Levante sono calate lo scorso mese dell’1,1% su base annuale contro il declino dell’1,0 registrato in novembre (e il progresso dell’1,8% in ottobre) e a fronte di un calo dello 0,1% atteso dagli economisti. Il dato segna una flessione dello 0,2% su base mensile rettificata stagionalmente. Tra gli altri titoli da segnalare l’ennesimo scivolone di Toshiba (ha perso il 3,86% portando a quasi il 60% il deprezzamento negli ultimi 12 mesi), nonostante indiscrezioni di Reuters sul fatto che Kkr e Bain Capital siano tra i possibili pretendenti per rilevare Toshiba Medical Systems, divisione che avrebbe una valutazione di 400 miliardi di yen (3,1 miliardi di euro). In gara ci sarebbe anche la connazionale Fujifilm Holdings (e pure la Development Bank of Japan, che in realtà potrebbe mettersi in cordata con chi risulterà vincitore).

Riescono invece a chiudere in positivo Seoul e Sydney. Il Kospi ha segnato un progresso dello 0,48% mentre l’S&P/ASX 200 ha guadagnato lo 0,60% grazie al progresso dei settori minerario, petrolifero ma anche finance e grande distribuzione.

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in ribasso a causa di alcune trimestrali societarie deludenti. Il Dow Jones ha perso l’1,38%, l’S&P 500 l’1,09% e il Nasdaq Composite il 2,18%.

La Fed in linea con le attese ha confermato i tassi di interesse a 0,25%-0,50%. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti (congiuntamente al Census Bureau) ha comunicato che le vendite di nuove abitazioni sono cresciute in dicembre del 10,8% rispetto al mese precedente, attestandosi a 544 mila unità (consensus 500 mila), in aumento rispetto alle 491 mila unità della rilevazione precedente.

Sul fronte societario Apple -6,55%. Il gruppo di Cupertino ha comunicato risultati contrastanti per il primo trimestre del suo esercizio ed ha anticipato di attendersi per l’attuale periodo il più netto declino dei ricavi in 15 anni. Nei tre mesi allo scorso 26 dicembre, Apple ha registrato il progresso dei profitti netti dell’1,9% a 18,36 miliardi di dollari. L’eps è aumentato da 3,06 a 3,28 dollari, battendo le stime di Thomson Reuters per 3,23 dollari. I ricavi sono invece cresciuti dell’1,7% (si tratta del tasso di crescita più limitato dal giugno 2013 quando, prima del lancio dell’iPhone 5s, il dato segnò un incremento di appena lo 0,9%) a 75,87 miliardi di dollari, contro i 76,6 miliardi del consensus di Thomson Reuters. Peggiore rispetto alle attese anche il dato cruciale sulle vendite di iPhone: nel trimestre Apple ha consegnato 74,77 milioni di smartphone, in crescita di meno dell’1% rispetto ai 74,5 milioni di un anno prima e sotto ai 76,54 milioni che erano la media delle previsioni degli analisti. Per l’attuale trimestre Apple stima ricavi per 50-53 miliardi di dollari, il che comporterebbe un declino fino a un massimo del 13,8% rispetto ai 58 miliardi di un anno prima. Non è bastato a ridare fiducia al mercato il fatto che Apple abbia sfondato per la prima volta la soglia d i 1 miliardo di terminali attivi (iPhone, iPad, ma anche Mac, Apple Tv e iPod), statistica che misura solo i device che hanno scaricato qualcosa nei precedenti 90 giorni.

Boeing -8,94%. Il colosso aerospaziale ha annunciato una trimestrale superiore alle attese ma ha fornito un outlook deludente. Nel quarto trimestre l’utile per azione adjusted si è attestato a 1,60 dollari su ricavi per 23,6 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,28 dollari su ricavi per 23,53 miliardi. Per il 2016 la società stima un Eps adjusted compreso tra 8,15 e 8,35 dollari su ricavi per 93-95 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 9,43 dollari su ricavi per 97,2 miliardi.

Media General +0,25%. Nexstar Broadcasting Group ha annunciato l’acquisto del gruppo dei media locali per 4,6 miliardi di dollari. 
Biogen +5,15%. Il gruppo biofarmaceutico ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese. Nel quarto trimestre l’utile per azione adjusted si è attestato a 4,50 dollari su ricavi per 2,84 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 4,06 dollari su ricavi per 2,71 miliardi. Per l’esercizio in corso la società stima un Eps adjusted compreso tra 18,30 e 18,60 dollari su ricavi per 11,1-11,3 miliardi.

 

Europa
Le principali Borse europee sono in territorio positivo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,05%, il Cac40 di Parigi lo 0,2%, il Ftse100 di Londra lo 0,1% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,3%. 
L’Ufficio Federale di Statistica Destatis ha reso noto che i prezzi alle importazioni in Germania nel mese di dicembre sono diminuiti dell’1,2% su base mensile e sono scesi del 3,1% su base annuale. Le attese degli analisti erano fissate su un decremento mensile pari all’1,2% e di un decremento annuo del 3,2%. 
In Spagna, il Ministero dell’Occupazione ha reso noto che nel quarto trimestre 2015 il tasso di disoccupazione è sceso al 20,90% dal 21,18% della rilevazione precedente.

A dicembre le vendite al dettaglio in Spagna sono aumentante del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2014, al di sotto del consensus fissato al +3%. Nel mese di novembre le vendite al dettaglio erano risultate in crescita del 3,3% a/a.

Alle 10,30 e alle 11 saranno comunicati la stima sul Pil della Gran Bretagna del quarto trimestre e gli indici di fiducia della zona euro a gennaio.

 

Italia
Piazza Affari ha chiuso in ribasso con le vendite che sono tornate a farsi sentire sui titoli del comparto bancario, in attesa di dettagli dell’accordo sulla bad bank raggiunto tra il Tesoro e la Commissione Europea.

Seduta altamente volatile per il petrolio dopo che lunedì i prezzi erano saliti sull’ipotesi di un taglio di produzione coordinato tra Paesi Opec e no. Il Ministro del Qatar Mohammed al-Sada ha confermato che l’Opec ha ricevuto e “sta valutando” la richiesta di un incontro di emergenza.

Iran e Russia, tuttavia, non fanno mistero di essere contrari ad una riduzione dell’output.

In questo quadro l’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,40% a 18.848 punti. 
In rosso, dunque, ancora le banche: Banco Popolare ha ceduto il 7,79% a 8,28 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 4,07% a 5,655 euro, Ubi Banca il 3,23% a 4,612 euro, Unicredit il 3,03% a 3,768 euro, Intesa SanPaolo lo 0,97% a 2,648 euro. 
Proseguono le forti vendite su Saipem nel terzo giorno dell’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro: il titolo ha mostrato un tonfo dell’11,36% a 0,55 euro, mentre il diritto ha guadagnato il 2,87% a 2,144 euro. 
In decisa controtendenza STM (+4,41% a 6,27 euro) che ha trovato sponda nell’annuncio di tagli della forza lavoro di 1.400 unità che porterà a risparmi annualizzati per 170 milioni di dollari al completamento del piano. Il gruppo ha riportato nel quarto trimestre 2015 ricavi netti pari a 1,67 miliardi di dollari, in calo dell’8,7% rispetto allo stesso trimestre del 2014. L’utile netto si è attestato a 2 milioni di dollari dai 43 milioni di un anno fa.
Vendite su Generali (-1,34% a 13,96 euro) dopo la conferma dell’addio dell’Ad Mario Greco che approderà come Ceo al colosso assicurativo svizzero Zurich. 
Sotto i riflettori FCA (-0,85% a 6,95 euro) che ha chiuso il 2015 con ricavi pari a 113,2 miliardi di euro, in aumento di 17,1 miliardi rispetto al precedente esercizio. Battute di poco le attese del consensus che erano di 112 miliardi. L’Ebit adjusted si è attestato a 5,26 miliardi, in crescita di 1,5 miliardi rispetto al 2014. Il Lingotto ha rivisto al rialzo i target al 2018. I nuovi obiettivi riportati prevedono un utile netto adjusted nel range 4,7-5,5 miliardi di euro dai 4,5-5,3 mld precedentemente indicati. I ricavi sono visti a circa 136 miliardi di euro a fine 2018 rispetto ai 129 miliardi indicati nel maggio 2014.

 

I dati macro attesi oggi
Giovedì 28 gennaio 2016

GB    10:30  GDP  PIL (Annuale) (4° trim.)                   

EMU 11:00  EC Economic Sentiment

US    14:30  Principali ordinativi di beni durevoli (Mensile) (Dic)

US    14:30  Richieste settimanali sussidi disoccupazione;

US   16:00 Contratti pendenti di vendita di Abitazioni (Mensile) (Dic)