Confindustria Campania, Grassi: Aumenta il gap Nord-Sud. Serve un cambio di passo nelle politiche del lavoro

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in foto Vito Grassi

“Se guardiamo all’obiettivo da raggiungere nel medio periodo, la priorità è la crescita dimensionale e il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, anche attraverso una maggiore patrimonializzazione, a partire da misure di forte incentivazione degli aumenti di capitale”. A sottolinearlo è Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche regionali e di coesione territoriale, a margine del “Report Fondo di garanzia per le Pmi. Il sostegno alla liquidità delle imprese nell’emergenza Covid-19” curato da Mcc e Svimez. “Partiamo da oltre 25 anni di crescita pressoché nulla, nel mezzogiorno in particolare, ancora alla ricerca dei valori di produttività ante crisi finanziaria del 2008, e quindi da un sistema paese di fatto bloccato, nonostante le molteplici ricette governative che si sono succedute negli anni. Con il Covid, In Italia in particolare, la caduta del PIL è stata più forte e il recupero atteso sarà più lento. La crisi, inoltre, ha ampliato il divario di crescita strutturale tra Italia e paesi core europei, tra Nord e Sud del Paese e, per effetto delle trasformazioni strutturali che la pandemia ha accelerato, anche tra settori, imprese e lavoratori. Per colmare questo gap di velocità occorre un cambio di passo nelle politiche per le imprese e gli investimenti, per il lavoro e la formazione. Le politiche del lavoro devono essere rimodulate per aumentare l’occupabilità degli individui, compresi i lavoratori in CIG, i disoccupati, gli “scoraggiati”, e per facilitare la ricollocazione verso nuove occupazioni e settori in espansione. Nell’immediato, invece, vanno allentate le tensioni finanziarie delle imprese, modificando le regole in materia di IVA sui corrispettivi non incassati; favorendo un più ampio ricorso alla compensazione dei crediti e debiti fiscali, prolungando la moratoria dei debiti delle PMI, allungando i tempi di restituzione dei finanziamenti garantiti da sei anni a non meno di quindici. Secondo recenti stime del Centro Studi Confindustria – conclude Grassi – già allungando il periodo di rimborso dei debiti da 6 a 10 anni, le imprese italiane potrebbero realizzare 6,8 miliardi di investimenti in più all’anno. L’impatto sul Pil sarebbe pari a +0,3% nel 2021 e a +0,2% nel 2022, tale da riportare l’economia sopra i valori pre-crisi alla fine del prossimo anno”.