Confindustria Campania, Grassi sulla fuga dei cervelli: Serve un territorio competitivo

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In foto Vito Grassi

“Se diventiamo attrattivi, con un tessuto imprenditoriale competitivo, io sono sicuro che molti rientrerebbero. Ma dobbiamo creare le condizioni giuste altrimenti questo fenomeno non si fermerà mai”: lo dice il presidente dell’Unione Industriali di Napoli e di Confindustria Campania Vito Grassi in un’intervista pubblicata sul Mattino.
Il riferimento è alla cosiddetta “fuga dei cervelli” e ai dati diffusi qualche giorno da Bankitalia con il Rapporto sull’economia campana. Una fotografia preoccupante sul destino dei laureati campani: in dieci anni se ne sono andati in 54mila. Un dato che non sorprende Grassi (“ne parliamo da anni”) ma che lascia riflettere. “Noi, a livello di Confindustria nazionale, da anni, rivendichiamo uno scenario di competitivita per le nostre aziende – dice il numero uno degli industriali campani – Perché se tu crei un contesto competitivo allora puoi attrarre risorse. A cominciare da quelle umane. Ma continuiamo a parlare di Mezzogiorno, di nodi irrisolti, senza però riuscire a modificare il contesto che rimane uguale a se stesso”.
Il paradosso è che “negli ultimi anni l’offerta formativa a Napoli e in generale in tutta la regione è cresciuta in maniera straordinaria ed oggi è di altissimo livello. Abbiamo quindi una formazione, sia universitaria che post, altissima che produce i migliori laureati ma li vediamo scappare via. Li formi e poi partono. E un doppio gap”.
La leva per invertire la rotta è quella dello sviluppo del territorio perché “se diventiamo attrattivi, con un tessuto imprenditoriale competitivo, tutti al contrario sceglierebbero di rientrare in questa regione. Perché il contesto, la vivibilità di questo territorio, sono tra i più alti in giro, nonostante tutto. Nella nostra azienda, giusto per farle un esempio, abbiamo manager trentenni che hanno scelto di tornare qui. O anche cittadini stranieri o da altre città italiane che hanno scelto di lavorare e vivere qui. Vivere qui non ha paragoni, per il contesto e il giacimento culturale che abbiamo. E se dietro c’è un tessuto imprenditoriale capace di investire e creare lavoro ci sarebbero tutte le condizioni di invertire il trend di emigrazione. O comunque garantire un ritorno a chi ha deciso di andare via”.
Per Grassi, su questo fronte, “le università e le strutture di formazione fanno già un lavoro eccellente ma non possono creare lavoro”. Quindi spetta soprattutto alla politica far qualcosa per imprimere una svolta.
“Prima – dice il presidente di Confindustria Campania – eravamo visti, noi del Mezzogiorno, come quelli che chiedevamo sussidi e finanziamenti mentre invece cerchiamo condizioni di competitivita. A cominciare da una burocrazia snella e veloce, a una giustizia civile che non preveda 900 giorni per un procedimento e, soprattutto, chiediamo infrastrutture. Non Io dico io ma la Svimez, oltre ad altri autorevoli indicatori. Pensi alla rete dell’alta velocità: su 1350 chilometri, appena 180 sono al Sud. È solo il 13 per cento rispetto al resto del Paese. Solo i porti del Meridione sono messi meglio che altrove ma il resto delle infrastrutture devono essere incentivate e sviluppate”.
La palla insomma ce l’ha il nuovo governo. «Come industriali – conclude Grassi – siamo curiosi di capire se ci sarà una politica di infrastrutture al Sud. A cominciare dalla banda larga: se partissero da qui, pariteticamente al resto d’Italia, sarebbe già un gran risultato. A noi tocca invece riproporre i valori sani del fare impresa come opportunità per il territorio e per tutti gli attori del sistema produttivo”.