Confindustria Campania, Lampugnale: Più servizi e lavoro per lo sviluppo delle aree fragili della regione

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Qualità dei servizi e progetti di sviluppo locale: questa la ricetta per la crescita delle aree più fragili della regione, in particolare quelle interne. Lo dice il presidente di Piccola Industria di Confindustria Campania Pasquale Lampugnale in un’intervista pubblicata sull’edizione dello scorso 18 settembre del Mattino.
Nella fase di ripresa post-lockdown, dice il numero uno di Pi, ci sono segnali confortanti ma problemi non mancano, come quelli delle “materie prime”, con “ritardi nelle forniture” e rincari dei prezzi, soprattutto in edilizia e nell’alimentare.
Per questo motivo, “preservare il tessuto della piccola e media impresa è un qualcosa su cui la politica si deve concentrare”. E dicendo questo snocciola i dati di una Campania in cui le Pmi rappresentano “il 98% delle imprese e occupano il 75% dei lavoratori”.
Quello che preoccupa è l’andamento generale del Mezzogiorno che perde terreno rispetto al Nord. “Il peso del Pil sul totale nazionale – dice Lampugnale – è passato da 24% al 22%, il reddito pro capite è 18.200, circa la metà del Nord-Ovest (34.300) e del Nord-Est (32.900). La progressiva perdita di rilevanza è dovuta al contesto di burocrazia elefantiaca, microillegalità, carenza di infrastrutture materiali e immateriali, riduzione degli occupati e della popolazione. Il meccanismo della spesa storica, in base al quale i soldi che lo Stato spende nelle diverse Regioni e Comuni italiani sono erogati sulla base della spesa dell’anno precedente e per il quale chi più riceveva più continua a ricevere, rischia di generare un circolo vizioso che anziché abbattere le disparità penalizza nelle ripartizioni proprio i territori con meno servizi”. Si tratta della tanto discussa questione dei “fabbisogni standard” e dei livelli essenziali delle prestazioni che si traduce in un assunto: Occorre “rivedere, come dice sempre De Luca, il meccanismo di attribuzione dei fondi”.
In questo quadro già difficile, in Campania spaventa il divario che si fa più largo tra province, con quelle di Avellino e Benevento che maggiormente soffrono spopolamento e desertificazione. “La Strategia nazionale aree interne, sperimentata 8 anni fa in alcune aree pilota” ha rappresentato un “primo tentativo di recuperare queste aree – dice il presidente di Piccola Industria – Bene ha fatto De Luca a istituire la commissione specifica per le aree interne ma dobbiamo evitare che queste zone continuino a scontare problemi, puntando al ripopolamento attraverso il lavoro”.
Due le categorie di azioni complementari già messe in campo, conclude Lampugnale: da un lato l’ adeguamento della qualità-quantità dei servizi essenziali e monitoraggio, dall’ altro i progetti di sviluppo locale.
“Il prevalere nelle aree interne di Comuni di piccole dimensioni rende indispensabile l’ organizzazione in forma associata o consorziale dei Comuni. La Regione, nel 2014, ha infatti approvato perimetro e Comuni di 4 Aree Interne: Alta Irpinia, Cilento Interno, Tammaro-Titerno, Vallo di Diano. Per la programmazione 2021-2027 è stato adottato il Documento regionale di indirizzo strategico. Urbanistica, semplificazione amministrativa e trasporto pubblico sono le possibili linee d’ intervento.
Inoltre, come Confindustria Campania, stiamo lavorando con l’Unisannio a un progetto di sviluppo e ricerca sulle aree interne, incentrato su Sannio e Irpinia”.