Confindustria Campania, l’industria cresce. Prezioso: Avanti col processo di innovazione tecnologica

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in foto Ambrogio Prezioso, presidente di Confindustria Campania

C’è “la ripresina” anche se non è possibile ancora valutare i benefici ottenuti dagli investimenti: lo dice il presidente di Confindustria Campania Ambrogio Prezioso in un articolo pubblicato sulle pagine economiche del Corriere del Mezzogiorno.
L’analisi presenta un approfondimento della situazione economica in Campania e nel Sud sulla base dei dati forniti da tre diversi recenti studi, il monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo, il rapporto Cerved 2018 e il Check Mezzogiorno di Confindustria, dai quali si ricava che dal periodo pre crisi al 2017 mancano all’appello ancora 200 mila posti di lavoro (da 600 mila ai 400 mila attuali).
“L’industria locale – afferma Prezioso – è impegnata in un processo di innovazione tecnologica e di digitalizzazione 4.0. Anche nel settore manifatturiero che è la forza dell’Italia. In questa fase, quindi, non è possibile valutare i vantaggi degli investimenti. Tuttavia, il Sud paga per le minori risorse statali trasferite rispetto alla popolazione. Tale fattore incide sulla crescita e si ripercuote su tutti i comparti: dalla sanità alle grandi opere”.
Per analizzare ulteriormente lo stato di salute del territorio si citano alcuni dati del rapporto Monitor dei distretti. “Nel 2017 – vi si legge – l’export dei distretti del Mezzogiorno ha sperimentato un’inversione di tendenza positiva registrando una crescita del 3,6% (pari a 254 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2016) pur attestandosi su valori inferiori rispetto al complesso dei distretti italiani (+5,3%)”.
E’ positivo il profilo dell’export dei distretti della Sicilia (+3,6%) che beneficia “del buon andamento dei flussi dell’Ortofrutta di Catania (+17% la variazione rispetto al 2016) e dei Vini e liquori della Sicilia occidentale che compensano il consistente calo dell’export del Pomodoro di Pachino, in flessione dal 2016”.
E’ invece “ancora lievemente negativa (per il secondo anno consecutivo) la performance dell’export in Campania (-0,9%). Nell’area si registrano i positivi contributi della Mozzarella di bufala campana (+8,9%, pari a 21 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2016) e dell’Agricoltura della Piana del Sele. Tornano in territorio positivo l’Alimentare di Avellino e l’Abbigliamento del napoletano. Queste buone performance, tuttavia, non sono riuscite a controbilanciare i cali di export subiti in primis dalla Concia di Solofra (-10,7%) che perde terreno per il secondo anno consecutivo, dalle Calzature napoletane e dalle Conserve di Nocera che registrano un regresso del 5,5% (pari a 54,7 milioni di euro in meno di valori esportati)”.
Nel 2017 “torna in territorio positivo l’export dei Poli tecnologici del Mezzogiorno (+5,8% la variazione tendenziale) toccando il record di quasi 3 miliardi di euro di valori esportati. I Poli tecnologici hanno beneficiato in particolar modo dell’ottima performance dell’export del Polo ICT di Catania (+40,4%, pari a circa 114 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2016), che riprende il sentiero di crescita dopo un anno difficile”.
Bene anche l’export del Polo farmaceutico di Napoli che “ha seguito un profilo positivo grazie soprattutto al mercato svizzero (prima meta commerciale). Il Polo aeronautico di Napoli è stato invece penalizzato dai forti arretramenti subiti in Francia (-28,6%, primo sbocco commerciale) e in Germania, non compensati dai buoni risultati di export registrati negli Stati Uniti e in Polonia”.
A conferma della ripresina si citano anche i dati dello studio Cerved 2018 secondo cui “il sistema di Pmi meridionali, che per effetto della crisi aveva mostrato una marcata flessione tra 2007 e 2014 (da 29mila a meno di 25mila imprese, meno 14%), è tornato a crescere, a ritmi anche superiori a quelli nazionali (nel 2016 più 4,1% contro più 3,6%)”. Nonostante questo “rispetto ai valori pre-crisi mancano ancora all’appello circa duemila Pmi”.
Sul fronte banche poi “rallentano gli impieghi creditizi al Sud (-0,5% nel II trimestre 2017 rispetto ad un anno fa) – dice il Check Mezzogiorno di Confindustria – ma rallenta anche la crescita delle sofferenze, aumentate nel Mezzogiorno di soli 140 milioni di euro”.