Confindustria Campania, porti e Zes: la Puglia studia il modello Napoli-Salerno

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Si è conclusa, con un focus sulle Zone economiche speciali, “#IlmarediPuglia”, la quattro giorni organizzata dalla Regione Puglia alla Fiera del Levante sulla Blu Economy, settore strategico per lo sviluppo del sud e dell’intero paese. In questo quadro si è inserita la tavola rotonda organizzata in collaborazione con Confindustria Puglia e Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Meridionale e alla quale hanno partecipato anche le omonime istituzioni della Regione Campania che sulle Zes è partita in anticipo rispetto alla Puglia. L’esempio campano è giudicato significativo anche perché qui si è registrata da subito unità di intenti, come ha spiegato il presidente della confindustria regionale Ambrogio Prezioso. I partenopei – ha rilevato l’assessore Amedeo Lepore – sono partiti in anticipo, costruendo il relativo Piano di Sviluppo Strategico e mettendo già dal 2016 nero su bianco tutte le misure necessarie, trovando terreno fertile nel governo nazionale col ministro De Vincenti.
Partendo dal presupposto, sottolineato da Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Centrale, secondo cui le Zes costituiscono un acceleratore di crescita la cui realizzazione va fatta con criteri di serietà e rigore, il tema ha visto tutti concordi nel sostenere che l’opportunità che si offre con questo strumento è una occasione imperdibile per accorciare le distanze tra Nord e Sud.
Fondamentale per la realizzazione di questo strumento è il processo di semplificazione amministrativo. “Le Zes – ha detto Domenico De Bartolomeo, presidente di Confindustria Puglia – saranno una formidabile occasione di sviluppo solo se sostenute da un forte snellimento amministrativo e fiscale. Decisiva sarà dunque la capacità della regione e dei Comuni di concedere agevolazioni realmente competitive in tal senso, come ad esempio iter autorizzativi eccezionali per le attività di impresa e precisi sgravi fiscali”.
Per il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi ora le priorità sono innanzitutto le infrastrutture. “Abbiamo la necessità – ha detto – che vengano completate le infrastrutture locali: dalla camionale alla partenza immediata del binario passante a Brindisi, all’alta capacità che sarà l’infrastruttura di collegamento con il Tirreno; abbiamo la necessità di far conoscere le opportunità di investire in Puglia e quella di perimetrare le aree, come sta accadendo in Campania, valorizzando quei territori che possono avere un rapporto più stretto con la portualità, l’economia del mare e la logistica”. Ma perché si proceda parallelamente alla realizzazione di queste priorità c’è una sola parola che può fare da acceleratore: semplificazione.
“Nel sistema portuale italiano il Mezzogiorno non ha un gap rispetto al resto del Paese. Non c’è solo la centralità di Genova e Trieste. Noi del Sud partiamo non da un divario insuperabile, ma dalla necessità di un riposizionamento. E le Zone economiche speciali possono aiutare molto in questo processo”, ha sottolineato Pietro Spirito, molto schietto nel rassicurare la platea che le Zes non sono uno strumento il cui successo si tocca nell’immediato. “È un progetto a medio e lungo termine. Sono necessari almeno 20 anni per vedere i primi risultati. È una maratona – ha ironizzato – non corriamola come una gara di 100 metri”. Spirito ha parlato anche di estensione delle aree. “Abbiamo lavorato tutti per estendere le aree, ce lo potevamo risparmiare. In Bulgaria la Zes si estende su 14 ettari, in Campania su 5 mila”. Un accenno anche alla stretta connessione tra industria e logistica. “Le Zes devono essere uno strumento per accelerare la densità tecnologica delle industrie meridionali”.
Le zone economiche speciali possono rappresentare un moltiplicatore economico di enorme portata. Ne ha parlato diffusamente nella sua relazione Alessandro Panaro, direttore Srm (Studi e ricerche per il mezzogiorno) che ha portato l’esempio del porto di Tangeri nel Marocco, iniziato a costruire nel 2004, inaugurato nel 2007 e “oggi un’area che ha attratto industrie come la Renault che produce proprio qui la Dacia. Sono nati all’interno un centro servizi, un parco logistico e un centro di distribuzione commerciale. Il tutto con un impatto economico di 4 miliardi l’anno, 600 aziende che vi lavorano e 60mila posti di lavoro diretti creati”. Da questi esempi concreti la Puglia vuole partire per pianificare il suo sviluppo.