Confindustria, Jannotti Pecci scrive a Franceschini: Gravi lacune al Ministero

101
in foto Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme

Le recenti decisioni della magistratura sullo “scandalo Promuovitalia” (azienda pubblica vigilata dal Mibact e fallita due anni fa) offrono l’occasione per una forte critica al ministro uscente Franceschini, che ancora una volta vede protagonista il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci, esponente confindustriale già ai vertici di Federturismo.
Dopo l’intervento pubblicato oggi dal Mattino – nel quale apprezza l’intenzione di prevedere nel nuovo Governo la figura del ministro al Turismo, autonomo dai Beni Culturali – l’imprenditore partenopeo sottolinea in una lettera a Franceschini la disattenzione del politico Pd e l’incapacità della burocrazia del Mibact a seguire le dinamiche di un settore in forte espansione, venendo incontro alle esigenze degli operatori ed agevolando sviluppo e nuova occupazione.
Dopo aver ricordato “la pessima gestione dell’Enit ed il dissesto della società vigilata Promuovitalia, cagionato per responsabilità anche di funzionari ministeriali” Jannotti Pecci prosegue affermando che “a riprova delle mie considerazioni vi è la notizia, appresa nelle scorse settimane, che il Gip del Tribunale di Roma ha disposto l’imputazione coatta a carico dell’ex direttore generale di Promuovitalia, per gravi reati informatici. Come Presidente dell’azienda pubblica tra il 2012 ed il 2014, avevo denunciato insieme al CdA i manager infedeli all’Autorità giudiziaria, senza avere alcun sostegno dal suo ministero. Anzi, funzionari collusi e dirigenti inadeguati hanno cercato di ostacolare l’accertamento della verità, arrivando ad impedire che venissero portati a termine i controlli da noi disposti”.
“Siamo stati lasciati soli nelle battaglie per fare chiarezza su una serie di gravi questioni emerse” è l’accusa del Presidente di Federterme e “nessuno al Mibact ha riconosciuto il nostro lavoro per moralizzare Promuovitalia, assicurare piena trasparenza e riportare la correttezza nella gestione. Anzi siamo stati ostacolati fino ad impedirci di portare a termine il mandato”. “Abbiamo assistito, in silenzio, per quattro lunghi anni, ad ogni forma di manipolazione della verità messa in atto dai responsabili del dissesto e degli illeciti nel tentativo di sottrarsi agli accertamenti delle Autorità competenti e di influenzare addirittura le decisioni del Ministero”.
Ma, afferma Jannotti Pecci, “abbiamo sempre ritenuto che le colpe non fossero solo dei manager interni: il malaffare è stato anche favorito dalla omessa vigilanza del Mibact e da funzionari pubblici compiacenti”.
“Mi auguro – conclude l’esponente confindustriale – che i responsabili politici ed amministrativi dei comportamenti illeciti emersi in questi anni saranno presto chiamati a rispondere del loro operato e del dissesto che hanno cagionato”.