Confindustria, settimana decisiva: Vincenzo Boccia in testa

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in foto Vincenzo Boccia, presidente Confindustria

A 25 giorni dall’elezione del nuovo presidente di Confindustria, la corsa alla successione di Giorgio Squinzi, per chi la vive da dentro, appare ancora apertissima. Complici anche i meccanismi della riforma Pesenti, tra gli industriali fuori da viale dell’Astronomia regna l’incertezza. Non è un caso che finora siano state poche le associazioni territoriali e di categoria che abbiano espresso una preferenza tra i 4 candidati. Il rischio è bruciare il proprio candidato o trovarsi dalla parte sbagliata del fiume, rispetto al nuovo presidente. Al momento in testa c’è sicuramente Vincenzo Boccia, che ha in tasca ben più di 50 dei 199 consiglieri generali che il 31 maggio indicheranno all’assemblea di maggio, il nuovo padrone di Confindustria. Proprio in questo passaggio, tra consiglio generale ed assemblea, si celano poi molte altre incognite. Di certo quella che inizia domani è forse la settimana decisiva, le primarie vanno verso la fine ed è tempo di scegliere. La palla tornerà per un’ultima fondamentale volta a Giorgio Squinzi: dopo aver raccolto le opinioni dei saggi, lui sceglierà quanti candidati potranno presentare il proprio programma al consiglio il 17 marzo, e due settimane lottare nella votazione decisiva per succedergli. Il tour dei saggi Adolfo Guzzini, Giorgio Mariaj e Luca Moschini riparte domani con un secondo passaggio a Napoli, poi martedì altra tornata di consultazioni a Milano, per concludersi venerdì a Verona. I tre in queste settimane hanno ascoltato circa un centinaio di grandi imprenditori e rappresentanti dei territori. I cosiddetti “grandi elettori” che hanno espresso loro il proprio giudizio sui quattro candidati: oltre a Boccia sono in corsa Marco Bonometti, Alberto Vacchi ed Aurelio Regina. Parallelamente una ventina di associazioni territoriali e di categoria hanno espresso la loro preferenza, molte altre di queste posizioni sono attese sempre questa settimana. Confindustria è infatti composta di ben 241 entità autonome che rappresentano 150mila imprese e 5,4 milioni di addetti. La federazione è infatti composta da 20 rappresentanze regionali, 84 associazioni territoriali, 14 federazioni di settore, 1 rappresentanza di progetto (Federcostruzioni), 94 associazioni di settore, 10 associati aggregate, 10 rappresentanze di settore. Un autentico universo che il 31 si ritroverà compresso in viale dell’Astronomia in 199 teste così suddivise: Squinzi, 5 ex presidenti (Vittorio Merloni per motivi di salute difficilmente potrà essere presente), 5 personalità scelte dallo stesso Squinzi, i 10 componenti del consiglio di presidenza, i 100 rappresentanti degli associati, i 20 delegati dell’assemblea, i 16 rappresentati della Piccola industria, i 6 dei Giovani di Confindustria, i 14 scelti dalle rappresentanze regionali ed i 22 seggi della cosiddetta “premialità”. Chi arriva a 100 consensi quel giorno vince. Una delle incognite più pesanti è capire come i consiglieri generali si comporteranno al momento del voto. Poiché molti di loro hanno due “cappelli”: portatori di una scelta condivisa dal territorio di appartenenza, ma anche delle istanze di un’associazione di categoria o settore. Non solo, ognuno di questi grandi elettori dovrà poi considerare il peso numerico che ognuna delle varie istanze di cui è portatore, avrà nell’assemblea di maggio. A rendere lunga la nottata ci sono poi 4 grandi aree del Paese ancora indecise: prima fra tutte il Triveneto che vale ben 33 voti, poi la Toscana (che solo in parte ha appoggiato Boccia venerdì scorso), il Lazio (dato da molti a favore di Aurelio Regina) e la Campania. Non a caso domani i saggi ripartono proprio da Napoli. Al momento il testa a testa tra Boccia e Vacchi è l’ipotesi più probabile. Però Squinzi dai tre saggi potrebbe anche ricevere l’indicazione di un candidabile, un nome forte emerso dalle consultazioni e che per ora non è sceso in campo. Gianfelice Rocca stando ai rumors, è un candidabile di questo tipo, anche se l’Assolombarda di cui è presidente ha scelto Alberto Vacchi. Toccherà a Squinzi sciogliere questa matassa, tra venerdì 11 e prima del 17 marzo. Quel giorno i candidati dovrebbero essere solo due, ma qualcuno teme debbano essere 4 vista l’incertezza. Partirebbe a quel punto una campagna elettorale senza esclusione di colpi.