Congiuntura, Confindustria: Scenario ancora complicato. Con stop a gas russo Pil -2% nel 2022 e 2023

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Tra “segnali discordanti” per l’economia, “rincari e scarsità colpiscono l’industria, i minori contagi aiutano i servizi. Intanto salgono i tassi”. Con “più occupati”. L’analisi ‘congiuntura flash’ del centro studi di Confindustria evidenzia che “nel secondo trimestre 2022 lo scenario per l’Italia resta complicato”. I dati in aprile e maggio confermano il sommarsi di rincari delle merci e delle materie prime, scarsità di materiali, alta incertezza. Il lento affievolirsi dei contagi potrebbe sostenere i consumi. Nel complesso, però, l’andamento appare ancora negativo”. Un impatto pesante per l’economia italiana, già indebolita, verrebbe da un eventuale blocco all’import di gas russo. Tale shock causerebbe una forte carenza di volumi di gas per industria e servizi e un aumento addizionale dei costi energetici. L’impatto totale sul Pil in Italia, nell’orizzonte 2022-2023, è stimabile in quasi un -2,0 per cento in media all’anno.

Eurozona a due velocità
L’eurozona procede a due velocità, gli Usa tra luci e ombre, mentre diversi fattori frenano gli emergenti. E’ quanto si sottolinea nella congiuntura flash di Confindustria. Nel 2° trimestre 2022 lo scenario per l’Italia resta complicato (dopo il -0,2 per cento del Pil nel 1°) per il proseguire del conflitto in Ucraina – continua il documento -. I dati in aprile e maggio confermano il sommarsi di rincari delle commodity, scarsità di materiali, alta incertezza. Il lento affievolirsi dei contagi, invece, potrebbe sostenere i consumi. Nel complesso, però, l’andamento appare ancora negativo. I costi delle imprese italiane restano appesantiti dai rincari delle commodity, amplificati dal conflitto, nonostante i parziali interventi del governo. Il prezzo del petrolio è cresciuto a maggio, a 111 dollari al barile in media (105 in aprile). Il gas naturale in Europa ha mostrato una flessione a 90 euro/mwh (da 101), ma era a 13 euro a fine 2019. Tra le non energetiche, il grano rincara (+7 per cento) e il rame cala (-8 per cento), su livelli molto alti (+92 per cento e +54 per cento da fine 2019). A maggio, la fiducia delle imprese manifatturiere ha subito un’ulteriore erosione, con giudizi sugli ordini in calo.

L’indice Pmi continua a scendere (54,5 in aprile, da 55,8)
La produzione soffre l’impatto del conflitto: a marzo, sopra le attese, è rimasta invariata, ma nella media del 1° trimestre è scesa di -0,8 per cento e per aprile è stimata una caduta, che zavorrerebbe la dinamica nel 2°. In questo scenario difficile, anche gli investimenti fissi sono attesi in frenata. Il Pmi in aumento in aprile (55,7 da 52,1) indica un possibile rimbalzo nel 2° trimestre dei servizi, compressi da tempo. In tale direzione spinge l’attesa di un recupero più robusto del turismo, grazie al calo di contagi e restrizioni. A maggio, la fiducia delle imprese del settore ha recuperato metà della caduta, ma quella delle famiglie resta bassa e la mobilità è attesa crescere per una quota ridotta di persone (8,9 per cento il saldo). Ciò potrebbe limitare il recupero dei consumi di servizi. L’occupazione è cresciuta di +0,6 per cento nel 1° trimestre, oltre le attese: i temporanei, già sopra i livelli pre-Covid, sono in forte rialzo a febbraio e marzo; gli occupati a tempo indeterminato sono tornati sui valori di inizio 2020; gli autonomi, in ripresa da circa un anno, sono ancora sotto (-240 mila). Nei primi 4 mesi del 2022 sono stati creati, al netto delle cessazioni, 260 mila posti di lavoro. La crescita dell’export – osserva Confindustria – si è interrotta a marzo (-0,1 per cento), pur proseguendo in valore (+1,7 per cento) per l’aumento dei prezzi. A prezzi costanti, tengono le vendite di beni di consumo, in calo quelle di strumentali e intermedi. La debolezza, specie per i prodotti connessi alle filiere internazionali, è confermata dagli ordini manifatturieri esteri a maggio. Colli di bottiglia e problemi logistici nelle catene del valore (sale l’indice Baltic dei costi di trasporto via mare), alimentati dai lockdown in Cina, frenano gli scambi mondiali: in area recessiva il Pmi globale sugli ordini industriali a marzo-aprile. A maggio il tasso sul Btp è salito di mezzo punto, a 2,95 per cento in media. Il rialzo è diffuso nell’Eurozona (il Bund di due decimi, a 0,99 per cento), ma avviene con ampliamento degli spread: +1,96 punti percentuali il titolo italiano sul tedesco (da +1,64), molto più di Spagna e Francia (+1,09 e +0,36). La Banca centrale europea, preoccupata dagli spread, ma ancor più dall’inflazione (+7,5 per cento nell’area, +6,0 per cento in Italia), è attesa, già nel 3° trimestre, fermare del tutto gli acquisti di titoli e varare il primo rialzo dei tassi.

Bene il turismo, rallenta il manifatturiero
Le riaperture, col graduale ritiro delle restrizioni, e le attese favorevoli nel turismo (Pmi nei servizi a 57,7 ad aprile, massimo da 8 mesi) danno una spinta positiva. Rallenta però il settore manifatturiero (Pmi a 55,5 da 56,5): deboli giudizi sugli ordini (interni e esteri) e scarse aspettative (-56 per cento il saldo in aprile da gennaio) riflettono i rialzi dei prezzi delle commodity e le strozzature negli approvvigionamenti. Nel complesso, quindi, solo un parziale miglioramento. Nel 1° trimestre – prosegue il testo – il Pil Usa è sceso inaspettatamente dello 0,4 per cento, nonostante la buona dinamica di consumi e investimenti, a causa del forte calo delle esportazioni nette (dovuto al rafforzamento del dollaro, +6,8 per cento annuale verso l’euro) e della riduzione della spesa pubblica. Ad aprile la produzione industriale apre in modo brillante il 2° trimestre (+1,1 per cento) seguendo la dinamica favorevole del 1° (+2,0 per cento) ma a maggio scende dopo 4 mesi il PMI manifatturiero (57,5 da 59,2). L’indice cala pure nei servizi (53,5 da 55,6) e le vendite al dettaglio frenano (+0,9%) ma su un trend di crescita. In Cina – aggiunge Confindustria – le maggiori restrizioni per contenere la pandemia fanno contrarre la produzione al ritmo più elevato da febbraio 2020; intanto, si allungano i tempi per le consegne di beni e s’impennano i costi degli input. Strozzature e rincari frenano anche la manifattura brasiliana. Sanzioni e domanda debole continuano a pesare sulle prospettive economiche in Russia. Invece, la crescita resta solida per la manifattura indiana, specie nei beni intermedi e strumentali.