Considerazioni inattuali sul sistema finanziario italiano

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In foto Francesco Gaetano Caltagirone

di Pietro Spirito

Quando non si vuole parlare del presente, viene bene lasciarsi andare ai ricordi. Questa massima si applica perfettamente al sistema bancario e finanziario. In alcuni circoli sta approdando alla attenzione la tragica fine del Banco di Napoli, dopo che per decenni in quegli stessi circoli non si poteva nemmeno sussurrare l’accaduto. Disturba il manovratore.
Ma perché oggi improvvisamente è sorta dal nulla questa spasmodica attenzione? E’ presto detto. Non si deve parlare della attualità bancaria e finanziaria. Disturba il manovratore.
Di che di tratta? Praticamente dal nulla è nato un kombinat a tre teste: Monte dei Paschi di Siena (ma non ne dovevamo parlare più?), Mediobanca (il salotto buono di quelli buoni) e Generali (il leone assicurativo per cui ha lavorato anche Franz Kafka).
Il dominus è uno solo, Francesco Caltagirone, Calta per gli amici. E chi sono gli amici oggi? Il governo della Repubblica, che in due tranche ha deciso di scegliere l’ex suocero di Pierferdi Casini quale destinatario del 30% delle azioni di MPS.
Da quella piattaforma è partita la conquista di Mediobanca, che poi in pancia portava in dote le Generali. Una manovra commovente, nella quale il mercato era un soggetto assente. Tutto capitalismo relazionale, ma sinceramente era meglio Enrico Cuccia, almeno era allievo di Mattioli. Il banchiere della Comit.
A questo punto credo che sia chiaro perché è più politicamente corretto occuparsi della morte del Banco di Napoli. In questo caso, almeno, il cadavere non può protestare.