Continuiamo a distruggere il patrimonio

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Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico ma nazione vivente, ma nazione europea: e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti, governanti impiegati di agrari, prefetti codini, avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi, funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, una caserma,

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico ma nazione vivente, ma nazione europea: e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti, governanti impiegati di agrari, prefetti codini, avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi, funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino! Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti, tra case coloniali scrostate ormai come chiese. Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti, proprio perché fosti cosciente, sei incosciente. E solo perché sei cattolica, non puoi pensare che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male. Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo. Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, 1961 Il massimo della speranza per la nostra sempre più triste nazione è rallentare l’arretramento, ma si può andare avanti, (pardon) indietro, così? Ma questo per noi non per gli altri paesi che invece stanno cambiando ritmo e facendo cose più risolutive. Siamo il peggior paese d’Europa. Ma perché? Perché non riusciamo a fare quello che fa la Spagna? Lasciamo stare la Svizzera. Siamo più stupidi? Non lo so, ma certamente siamo un paese, dove i Valori sono sbandierati, ma è praticato l’opposto. L’antiriforma vince nei fatti rispetto alle riforme dichiarate e tentate, le corporazioni, che difendono i privilegi vincono, quello che accade sono piccole vibrazioni, concessioni minime che hanno solo l’effetto di alimentare fiammelle sempre più piccole di speranza ma quello che si oppone è più forte di quello che spinge. La consapevolezza diffusa della necessità di cambiare della maggioranza si scontra, da molto tempo, contro il potere di una minoranza che riesce a far annegare tutto in melme burocratiche e regole che bloccano, rallentano e rendono inutile gli sforzi, quando ci sono. Si perde un’infinità di tempo in questioni che sono chiaramente lontanissime da quello che serve davvero. Si continua a mantenere in vita un sistema che ha lo scopo di distruggere il patrimonio collettivo per garantire i vantaggi di una “minoranza” oscura: questo è quello che nei fatti accade.Ci sono diversi tipi di patrimonio, vorrei ricordarli di seguito. Quello economico è, in effetti, una conseguenza della capacità di saper usare altri tipi di patrimonio. C’è quello che non si vede, intangibile, determinato dagli stati d’animo, dal come le persone “si sentono”dagli slanci che hanno, dalla motivazione che li orienta dalla loro capacità di essere all’erta, svegli, vigili, curiosi, capaci di creare, innovare, di sorridere affrontando il nuovo giorno. Questo patrimonio è profondamente in crisi e la conseguenza è l’opposto: demotivazione, rinuncia, depressione, pessimismo, ecc. Perché il punto è che se questo patrimonio non è coltivato non è che rimane com’è, peggiora! In questo consiste lo spreco: il determinarsi dell’effetto opposto di quello che è auspicabile. Poi c’è il patrimonio strutturale rappresentato dal valore dell’identità. Vuol dire sapere chi si è, quelli che sono i valori, i principi e le prassi che devono essere attuate per avere successo. Mi sembra che anche qui le dimostrazioni ovunque siano chiare di come siamo messi male e quindi l’immagine che è trasmessa scoraggia anche tutti, compreso soggetti esteri, ad aver a che fare con noi, percepiti come siamo: ambigui, inaffidabili, variabili, confusi, ecc. Poi il patrimonio relazionale (che si collega al primo) rappresentato dalla fiducia con i clienti, i fornitori, gli altri in genere. Questo è un patrimonio oramai inesistente e anche lui determinante. Non ci si fida di nessuno, si ha paura e ci si isola sempre più. Un altro patrimonio è quello rappresentato dalle competenze collettive diffuse, il patrimonio intellettuale. Questo ha molto a che fare con la formazione e i processi d’apprendimento che sono molto criticabili nei loro impianti complessivi di senso e di metodi e strumenti. L’apprendimento consistente non può avvenire per dovere e allora ancora l’aspetto degli stati d’animo, della speranza, della fiducia diventa decisivo. Infine c’è il patrimonio organizzativo rappresentato dall’integrazione sui processi. Naturalmente parlo di quelli d’impresa ma non solo. L’integrazione dovrebbe avvenire a livelli multidimensionali nella consapevolezza della logica sistemica che caratterizza i sistemi viventi. Il nostro patrimonio ora non può reggere la sfida perché mentre noi progettiamo il nostro indebolimento, gli altri stanno rafforzandosi. E’ noto oramai a tutti che ci sono forze che stanno bloccando il cambiamento, queste forze sono anche note, perché non le smascheriamo e finalmente cerchiamo di trovare i veri nemici anziché inventarne alcuni comodi e scegliere di accanirsi sempre verso quelli che sono più deboli? “Far accadere le cose che servono davvero” crea la differenza non solo per gestire il presente, ma anche per indirizzare e costruire il futuro ma farle accadere subito e continuamente nella quotidianità. Il successo attraverso la “quotidianità” combina: Il valore dell’agire, dove l’azione aiuta a costruire il pensiero e l’energia è la forza vitale dell’organizzazione. L’accompagnamento, ossia la capacità di “portare per mano” cambiamenti e innovazioni, non accontentandosi dell’annuncio, delle dichiarazioni d’intenti e del disegno. La forza della leadership, di tipo carismatico serve, ma serve anche quella “rozza” che costringe a fare quello che va fatto. Continuiamo a dirlo, ma anche ad arretrare e il piano del dichiarato e anche del praticato è sempre più lontano da quello dell’ausplicabile. E sappiamo perché, e sappiamo chi, ma continuiamo a pensare ad altro.