Contributo perequativo a fondo perduto, corsa all’invio delle dichiarazioni

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di Riccardo Di Biase

Entro il 10 settembre i contribuenti che intendono fruire del contributo a fondo perduto perequativo o a saldo dovranno presentare le dichiarazioni dei redditi relative all’anno 2020, pena l’impossibilità di accedere alla misura agevolativa.
L’invio delle dichiarazioni entro tale scadenza costituisce, quindi, l’adempimento prodromico per la presentazione dell’istanza finalizzata al riconoscimento del contributo in oggetto.
Ad ogni modo, per l’accesso alla misura, è necessario attendere il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ai fini dell’individuazione dei contribuenti che potranno beneficarne e che, ad oggi, non risulta ancora emanato. Di conseguenza, per evitare di incorrere in inutili penalizzazioni, la scadenza dovrà essere rispettata anche da quei contribuenti che eventualmente non potranno beneficiare del contributo a saldo.
Si rammenta che il contributo “perequativo” è stato previsto dall’articolo 1, commi 16-27, del decreto Sostegni Bis al fine di ridurre ulteriormente gli effetti negativi della pandemia che sono stati solo in minima parte assorbiti dagli effetti positivi delle precedenti misure di sostegno.
Ciò non toglie che per l’accesso alla misura è obbligatorio rispettare la scadenza del 10 settembre per l’invio delle dichiarazioni. Tale data risulta troppo ravvicinata in considerazione della pausa estiva e delle innumerevoli complicazioni che sta generando la corretta compilazione delle dichiarazioni dei redditi, acuita da tutte le informazioni da indicare e relative alle diverse misure di sostegno introdotte nel corso del 2020. A ciò si aggiungono tutte le informazioni relative al prospetto degli aiuti di Stato ed al monitoraggio dei crediti d’imposta. Infine, dulcis in fundo, c’è da segnalare il mancato coordinamento tra le diverse indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, in merito ai chiarimenti per la corretta compilazione dei quadri, e gli aggiornamenti dei software di compilazione che, nel rispetto delle istruzioni e delle indicazioni degli Uffici, continuano a trasmettere segnalazioni di anomalia che non consentono l’invio delle dichiarazioni stesse. Ci si trova, quindi, in un ginepraio di norme, chiarimenti e rettifiche che ad oggi non permettono di rispettare la scadenza del 10 settembre.
Inoltre, si segnala che la data in esame risulta in contrasto con lo Statuto dei diritti del Contribuente, come correttamente evidenziato dai commercialisti, dal momento che il termine previsto dal decreto per l’invio dell’istanza per il riconoscimento del contributo è fissato al trentesimo giorno successivo alla data di avvio della procedura telematica che verrà predisposta. Lo Statuto dei diritti del contribuente, invece, prevede che le norme tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti anteriormente al sessantesimo giorno di entrata in vigore dei relativi provvedimenti attuativi.
In questo senso l’istanza dovrebbe essere presentata non entro i 30 giorni previsti dal decreto bensì entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica di invio delle istanze, come del resto già è stato fatto per i precedenti contributi a fondo perduto.
Dall’altro lato, si potrebbe ragionevolmente affermare che il problema della concessione della proroga deriva dal fatto che l’Agenzia delle Entrate non dispone interamente dei dati reddituali dei contribuenti necessari per definire le percentuali di contributo che dovranno essere indicate nel provvedimento attuativo. Inoltre, anche dopo il decreto attuativo – presumibilmente emanato dopo la scadenza del 10 settembre – sarà necessario attendere l’autorizzazione della Commissione Europea prima di predisporre la piattaforma telematica per l’invio delle domande. In sostanza, anche se venisse accolta la proroga richiesta difficilmente i contribuenti potranno accedere ai fondi prima dell’inizio del 2022.
Ciò non toglie che apparentemente si tratterebbe di un problema facilmente superabile considerato che gli uffici dell’Agenzia delle Entrate già dispongono dei dati del 2020 in relazione al volume d’affari ai fini IVA, che del resto ha rappresentato anche un parametro essenziale per la valutazione della spettanza dei precedenti benefici. Di conseguenza si potrebbe auspicare la proroga della scadenza del 10 settembre per la presentazione delle dichiarazioni, a beneficio di tutti gli operatori del settore e la celere emissione dei provvedimenti attuativi che definiscano le percentuali di contributo sulla base dichiarazioni Iva. In linea generale, almeno per i soggetti esercenti attività di impresa, una tale misura non avrebbe dovuto generare particolari problematiche, ancorché la condizione per la spettanza del contributo sia un peggioramento del risultato economico d’esercizio del 2020 rispetto al 2019. In sostanza, il contributo si sarebbe potuto calcolare prendendo in considerazione i modelli Iva già presentati per il 2020 da cui risultano sia l’ammontare delle operazioni che concorrono alla determinazione del volume d’affari sia l’ammontare delle operazioni passive.
Probabilmente il problema ormai è a monte, con l’indicazione nel decreto di contributi calcolati sulla perdita dei risultati economici e non sui volumi IVA, con le ovvie conseguenze che ne sono derivate in termini di scadenze per la presentazione delle dichiarazioni ed in relazione alle complessità delle compilazioni che molto spesso richiedono informazioni che sono già in possesso dell’Amministrazione finanziaria. Ma l’Italia non è certo un Paese per i deboli di cuore.