Contro la solitudine morale il Fromm compie 25 anni

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Da cinque lustri protagonista del panorama umanistico e scientifico del capoluogo partenopeo, il Centro Studi “Erich Fromm” è diventato un saldo punto di riferimento studiosi e appassionati di conoscenza, al di là di chiusure discilplinari. Ne è palaese testimonianza il Periodico Culturale Essere, voce delle ricerche del Centro. Ne parliamo con la presidente Silvana Lautieri che, alla presenza del Console Generale di Francia, Jean Paul Seytre, presso l’Istituto Grenoble, celebrerà la ricorrenza il prossimo giovedì 1° ottobrene nelll’ambito di un incontro dal tema “Il Giorno dell’uomo”, cui parteciperanno Aldo Masullo, Raffaele Cananzi, Berardo Impegno e Gilberto Marselli.

Come ebbe inizio questa lunga storia?

Ebbe inizio con un incontro fortuito, avvenuto in maniera virtuale in una libreria di Napoli, con Erich Fromm. Da divoratrice di libri lessi tutto d’un fiato le sue opere maggiori e ne fui affascinata, il suo messaggio originale mi rinsaldò nella convinzione che l’unico strumento efficace per restituire l’uomo a sé stesso è la conoscenza, intesa come momento di riflessione, di aggregazione spirituale e di unificazione etica. Erano gli anni ’80, ero ancora una docente di lettere molto giovane e piena d’entusiasmo. Scoprii di essere condivisa in questi miei interessi da colleghi e amici. Nacque l’idea di trasferire in un’associazione il progetto di “Mettere in sella l’umanità, affinché possa cavalcare le cose”. Supportati da questo principio ispiratore, il 1° Ottobre 1990 demmo inizio alla nostra avventura.

Quale il segreto di tanta longevità?

Una grande volontà, non solo mia ma di quanti mi hanno affiancato in questa impresa culturale, e l’intuito per i riferimenti giusti: amici, uomini di cultura, intellettuali della città di Napoli che hanno contribuito con grande generosità all’iniziativa e hanno seguito con attenzione e interesse le nostre prime esperienze d’impegno per la città. Certo, i seminatori di discordia non son mancati. Occorre metterci tutta la propria energia e impiegare anche tanto del proprio tempo per un progetto che può migliorare Pathenope.

Quale il messaggio innovativo del “Fromm” rispetto ad altre associazioni partenopee?

Per Fromm “le inclinazioni più belle dell’uomo, come le più brutte, non fanno parte di una natura fissa e biologicamente prestabilita, ma derivano dal processo sociale che crea l’uomo”. Ci siamo proposti non solo come organizzatori di eventi ma anche come produttori di cultura per dare spazio alle potenzialità di tante persone che sarebbero rimaste sempre un po’ dietro le quinte perché privi delle giuste “amicizie” che danno la possibilità di farsi riconoscere i propri meriti. Occorre uscire dalla solitudine morale, verso forme di libertà positiva in grado di vincere il conformismo.

Da Masullo a Marselli, tanti gli intelletuali che interverranno il 1° ottobre al Grenoble. Cosa li lega al “Fromm”?

La condizione umana, l’avventura esistenziale, che è la stessa per tutti gli uomini, malgrado le inevitabili differenze d’intelligenza, di talento, altezza o colore. Ciascuno, nella propria specificità, filosofica, sociologica, giuridica ha contribuito a dare prestigio a questo progetto di diffusione delle conoscenze. L’eticità è la cifra che li accomuna e il desiderio di un “uomo nuovo”. Sono modelli edificanti per quanti amano fare e produrre, proprio come Fromm.

La storia del “Fromm” s’intreccia con la storia della docente, nonché scrittrice e giornalista , Silvana Lautieri. Allora, le lettere la tua passione sin dall’infanzia?

Direi la lettura più che le lettere, la scrittura è venuta dopo quando attraverso questo potente strumento ho avuto modo di chiarire delle cose a me stessa e soprattutto di alleggerire il reale, trasferendo nell’ideale quello che nella vita spesso non ha diritto all’esistenza. Ma ha rappresentato anche il tentativo di dare, senza presunzione, un orientamento al lettore rispetto. Con questa finalità gnomica, etica sono nati i personaggi dei romanzi brevi “Ti lascio andare” e la “La terra del bisogno”.

Quali i progetti futuri?

Il tempo passa davvero in fretta e mi è difficile scorgere il futuro prossimo. Vorrei una città migliore in cui il “Fromm”, anche senza di me, potesse continuare la sua coraggiosa e feconda attività di promozione culturale.