Contro-Def di Unimpresa:
Niente tasse? E’ una bugia

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A cura di Antonio Arricale Stop a nuove tasse. Anzi, nel Documento economico e finanziario (Def) approvato venerdì scorso dal governo c’è addirittura lo spazio di un tesoretto (1,6 mld di euro) A cura di Antonio Arricale Stop a nuove tasse. Anzi, nel Documento economico e finanziario (Def) approvato venerdì scorso dal governo c’è addirittura lo spazio di un tesoretto (1,6 mld di euro) che sarà destinato alle famiglie in difficoltà: questo, almeno, sembra l’orientamento del premier. Dunque, nessun aggravio fiscale per famiglie e imprese, promette Matteo Renzi. Speriamo bene. Anche perché, proprio riferendosi dal Def appena approvato, non manca chi nutre forti riserve in proposito. Secondo il Centro studi di Unimpresa, per esempio, per gli italiani non solo le tasse aumenteranno, ma avranno addirittura il peso di una vera e propria stangata fiscale. In soldoni, tabelle alla mano del documento contabile, nei prossimi cinque anni arriveranno tasse per oltre 100 miliardi di euro. Insomma, le parole di Renzi sono tutte “una presa in giro”. Ecco in sintesi, le contro-cifre del Centro Studi dell’Unione nazionale delle imprese. Dal 2015 al 2019 le entrate tributarie dello Stato cresceranno costantemente e arriveranno fino agli 881 miliardi del 2019. Contestualmente nel prossimo quinquennio i contribuenti italiani dovranno versare nelle casse pubbliche 104,1 miliardi in più rispetto allo scorso anno (+13%). In particolare, le imposte dirette e indirette – principalmente Irpef, Ires e Iva – saranno interessate da una stretta da quasi 80 miliardi. La pressione fiscale salirà oltre il 44%. Il bilancio statale non sarà sforbiciato: le uscite cresceranno di quasi 38 miliardi (+4%) e sono stati sterilizzati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l’anno. Altro che spending review, sottolineano gli economisti del Centro studi. Secondo l’analisi la spesa della Pa salirà nel quinquennio di quasi 38 miliardi. Tesoretto spread da 7,8 miliardi bruciato dagli sprechi. Il presidente dell’Unione, Paolo Longobardi, commenta caustico: “Così non si salva il nostro Paese, è una presa in giro”. Dunque, secondo l’analisi di Unimpresa nel 2015 le entrate tributarie e previdenziali saliranno a 785,9 miliardi dai 777,2 miliardi del 2014; nel 2016 cresceranno ancora a 818,6 miliardi e poi a 840,8 miliardi nel 2017; nel 2018 e nel 2019 arriveranno rispettivamente a 863,2 miliardi e a 881,2 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio si registrerà un incremento di 104,01 miliardi (+13,38%). Aumenteranno sia le entrate tributarie sia quelle derivanti dai cosiddetti contributi sociali (previdenza e assistenza). Per quanto riguarda le entrate tributarie l’aumento interesserà sia le imposte dirette (come quelle sui redditi di persone e società, a esempio Irpef e Ires) sia le imposte indirette (tra cui l’Iva): le imposte dirette cresceranno in totale di 34,2 miliardi (+14,43%) mentre le indirette subiranno un incremento di 45,5 miliardi (+18,43%). Il sostanziale giro di vite su Irpef, Ires e Iva sarà pari a 79,4 miliardi (+16,36%). I versamenti relativi alla previdenza e all’assistenza cresceranno dal 2015 al 2019 di 22,02 miliardi (+10,18%).L’incremento delle entrate tributarie e di quelle contributive, continua Unimpresa, farà inevitabilmente salire la pressione fiscale. Nello stesso Def, il peso delle tasse rispetto al pil è infatti previsto in aumento: quest’anno si attesterà al 43,5% (stesso livello del 2014), nel 2016 e nel 2017 salirà al 44,1%, nel 2018 si fermerà al 44% per poi calare leggermente al 43,7% nel 2019. Nello stesso arco di tempo, la crescita economia, stando alle previsioni del governo, sarà timida: il pil è infatti dato in aumento dello 0,7% nel 2015, dell’1,4% nel 2016, dell’1,5% nel 2017, dell’1,4% nel 2018 e dell’1,3% nel 2019. Nessun intervento rigoroso, aggiunge l’associazione, sul bilancio statale: le uscite saliranno costantemente rispetto agli 826,2 miliardi del consuntivo 2014. Nel 2015 saliranno a 827,1 miliardi, nel 2016 a 842,1 miliardi, nel 2017 a 844,6 miliardi, nel 2018 a 854,4 miliardi e nel 2019 a 864,1 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio si registrerà un incremento della spesa pubblica pari a 37,8 miliardi (+4,58%). L’incremento è legato esclusivamente alle uscite correnti (acquisti, appalti, stipendi) che, nel quinquennio, aumenteranno di 44,6 miliardi (+6,45%). In calo, invece, la spesa per interessi sul servizio del debito che beneficerà verosimilmente della riduzione del divario di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi: il tesoretto legato allo spread sarà pari a 7,5 miliardi tra il 2015 e il 2019 (-10,03%), ma verrà di fatto bruciato dagli aumenti delle altre voci di spesa, piene di sprechi non toccati. Resta invariata, invece, conclude Unimpresa, la voce “uscite in conto capitale”, che corrisponde agli investimenti pubblici, stabile attorno a circa 60 miliardi l’anno: nel quinquennio si registrerà un lievissimo incremento pari a 724 milioni (+1,23%). Borse asiatiche Mercati asiatici positivi questa mattina ad eccezione di Tokyo che ha archiviato la seduta sui livelli di venerdì. Hong Kong guadagna l’1,3%, Seoul ha chiuso in rialzo di mezzo punto percentuale mentre Shanghai fa registrare un progresso attorno all’1,5%. Ed è proprio la Cina a catalizzare l’attenzione degli addetti ai lavori, sempre più convinti che il governo possa intervenire a breve con nuovi stimoli per rilanciare l’economia, apparsa sotto tono negli ultimi mesi. Secondo i dati diffusi dalla General Administration of Custom (l’autorità delle dogane cinesi), in marzo il surplus della bilancia commerciale della Cina è crollato a 2,93 miliardi di dollari dai massimi storici di 60,60 miliardi registrati in febbraio e contro attese degli economisti per 45,35 miliardi. Nel mese l’export è crollato del 15% su base annua contro il progresso de l 12% del consensus e dopo il balzo del 48,3% registrato in febbraio. In calo del 12,7% invece le importazioni, contro attese per un declino dell’11,7%. La crescita economia della parte orientale dell’Asia-Pacific secondo la World Bank è attesa in deciso miglioramento quest’anno, ma il dato sarà significativamente rallentato dalla performance di Pechino. La crescita del Pil della Cina è infatti stimata al 7,1% nel 2015 rispetto al 7,5% del 2014. La macroregione, che oltre a Cina comprende Indonesia e Filippine, crescerà invece del 6,7% dal 6,9% dello scorso anno. Comprendendo anche Singapore e Corea del Sud la crescita economica 2015 è attesa invariata al 6% registrato nel 2014. In Giappone, secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan, in marzo l’indice dei prezzi nei servizi alle imprese ha segnato un progresso annualizzato dello 0,7% contro lo 0,4% della lettura rivista di febbraio (da 0,5%). Il dato è superiore allo 0,4% atteso dagli economisti. Su base mensile l’indice è apparso in crescita dello 0,3% in marzo contro il declino dello 0,1% del consensus che avrebbe rappresentato una lettura invariata rispetto al mese di febbraio. Sempre la Bank of Japan ha inoltre comunicato che la massa monetaria M2 in marzo è aumentata del 3,6% su base annua, in linea con le attese degli economisti, dopo il progresso del 3,5% registrato in febbraio. La massa monetaria M3 è invece aumentata del 3,0% anche in questo caso in linea con le attese (in febbraio il progresso era stato del 2,9%). Anche l’indice dei prezzi dei beni corporate è cresciuto in marzo dello 0,3% dopo la lettura invariata di febbraio e a fronte di attese degli analisti per un calo dello 0,1%. Su base annuale l’indice segna un progresso dello 0,7% contro lo 0,4% del consensus e lo 0,5% di febbraio. In febbraio, gli ordinativi nipponici di macchinari core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono calati dello 0,4% nel secondo mese consecutivo di declino, ridottosi comunque rispetto all’1,7% di gennaio (in dicembre era stato registrato un balzo dell’8,3%). Il dato è anche decisamente migliore rispetto al crollo del 2,8% atteso dagli economisti. Su base annua gli ordinativi sono cresciuti del 5,9% dopo il progresso dell’1,9% in febbraio (e il balzo dell’11,4% di dicembre) e oltre il 3,7% del consensus. Il board della Bank of Japan, infine, ha confermato ancora una volta con l’approvazione di otto consiglieri su nove, il piano di stimolo attraverso l’espansione della base monetaria di circa 80.000 miliardi di yen (quasi 630 miliardi di euro) l’anno. Questo è quanto si legge nei verbali del meeting del 16-17 marzo, da cui traspare fiducia per la costante, seppur moderata, ripresa dell’economia del Sol Levante. “L’economia del Giappone è attesa a continuare il moderato trend di ripresa. Il tasso annuale dell’inflazione core verosimilmente resterà intorno allo zero nel breve, a causa degli effetti del declino dei prezzi dell’energia”, si legge ancora. I target d’inflazione al 2% restano di fatto una chimera, almeno per adesso, ma il governatore Haruhiko Kuroda, che dimostra di avere il pieno sostegno del board, sottolinea che nel lungo periodo non sono in discussione. Non è all’orizzonte neppure un ampliamento del programma di stimolo. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,55%, l’S&P 500 lo 0,52% e il Nasdaq Composite lo 0,43%. Protagonista della giornata General Electric +10,84%. Il conglomerato ha annunciato la cessione del proprio portafoglio immobiliare a Blackstone Group e Wells Fargo & Co per 26,5 miliardi di dollari. Il board della società ha anche approvato un nuovo piano di acquisto di azioni proprie fino a 50 miliardi di dollari. Excel Trust +14,31%. Il fondo Blackstone Property Partners ha messo sul piatto circa 2 miliardi di dollari per l’acquisto del gruppo immobiliare. Netflix +3,43%. Citigroup ha alzato il rating sul titolo dell’internet television network a buy da neutral. Gap -3,74%. Le vendite del gruppo di abbigliamento (a parità di negozi) a marzo sono calate del 7%. Gli analisti avevano previsto una diminuzione del 3,5%. Hewlett-Packard +1,84%. Nel primo trimestre, secondo i dati preliminari di Gartner, sono stati venduti nel mondo 71,7 milioni di pc, per una flessione del 5,2% rispetto al pari periodo del 2014. HP ha fatto meglio del mercato con un incremento del 2,5%. Citrix Systems -1,32%. Il gruppo dei software per il “cloud” ha rivisto a ribasso le stime per il primo trimestre. Apple +0,43%. Il Ceo del gruppo di Cupertino, Tim Cook, ha definito “super” il numero di prenotazioni del nuovo Apple Watch. Symantec +5,59%. Secondo indiscrezioni il produttore di antivirus starebbe studiando la vendita della divisione Veritas. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana deboli. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,3%, il Cac40 di Parigi lo 0,25%, il Ftse100 di Londra lo 0,2%. Sopra la parità l’Ibex35 di Madrid (+0,2%). Male in particolare il settore legato alle risorse di base. Italia Il Ftse Mib segna +0,31%, il Ftse Italia All-Share +0,34%, il Ftse Italia Mid Cap +0,41%, il Ftse Italia Star +0,49%. Saipem (+3,7%) scatta in avanti grazie al greggio che negli ultimi minuti ha nettamente guadagnato terreno, rimanendo però al di sotto dei massimi segnati durante la scorsa settimana. Buon inizio di settimana per A2A (+1,7%) che prolunga il rally delle ultime settimane. L’utility lombarda venerdì scorso ha varato il piano 2015-2019 con investimenti a +40%, EBITDA a +32%, miglioramento del rapporto indebitamento Finanziario Netto/EBITDA da 3,3x a 1,9x e aumento dei dividendi sino al raddoppio a fine piano. Bene Telecom Italia (+1,4%) su indiscrezioni di stampa in base alle quali nel corso di questa settimana verrà presentato alle banche il piano per la quotazione del 40% di Inwit , società cui sono state conferite le antenne per la telefonia mobile del gruppo. In verde Banca MPS (+0,3%) che, secondo Reuters che cita persone a conoscenza dell’operazione, ha avviato il processo di vendita di crediti deteriorati della controllata Consum.it pari a circa 1 miliardo di euro. Inoltre l’istituto senese ha annunciato di non aver superato l’esercizio Srep della Bce. L’esito è “overall unfavourable complessivamente sfavorevole)” a causa dell’elevato rischio di credito. Amplifon (+5,2% a 6,93 euro) balza in avanti grazie a Jefferies che ha migliorato la raccomandazione sul titolo da HOLD a BUY e ha alzato il target price a 7,35 euro dal precedente 4,35. EI Towers (-2,2%) sotto la parità dopo che la società ha deciso di abbassare la soglia partecipativa oggetto della condizione di efficacia dell’OPAS su Rai Way (+2,6%), portandola dal 66,7% al 40% del capitale sociale.


I dati macro attesi oggi Lunedì 13 aprile 2015 01:50 GIA Ordinativi di macchinari feb; 01:50 GIA Indice prezzi alla produzione mar; 01:50 GIA Verbali BoJ; 05:00 CINA Bilancia commerciale mar; 08:45 FRA Bilancia commerciale feb; 10:00 ITA Produzione industriale feb.