Convegno dei Giovani, Di Stefano: Draghi non ha eredi il suo metodo sì. L ‘Italia che sogniamo dice no alla vetocrazia

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in foto Riccardo Di Stefano (ph. Carlo Capodanno)

“Sentirsi pienamente e onorevolmente rappresentati dal Presidente del Consiglio è vitale, ma non basta. Allo stesso modo, vogliamo contare su una nuova leva DI persone che rappresenteranno, con onore, gli italiani in futuro”. A sottolinearlo è il presidente dei Giovani DI Confindustria, Riccardo DI Stefano., nella sua relazione al convegno che si è aperto a Napoli. “Il Premier ha evitato il cortocircuito politico-istituzionale. Ma non è compito suo riformare la politica. Quello, devono farlo i partiti. Draghi non ha eredi, ma il metodo Draghi sì: si incarna in tutte le persone che riscoprono il valore delle istituzioni, credono in un ceto dirigente competente, con una visione per il Paese, preparato a fare dell’Italia la propria missione”, afferma DI STEFANO. “È ora DI tornare a fare politica. Quella degli ideali, da coltivare in Parlamento come nei tinelli, nei bar, nelle piazze, nelle università. l’Italia che sogniamo – evidenzia Stefano. – ha detto basta alla ‘vetocrazia’, che impedisce un sano dialogo politico. Se tutti si mettono sempre contro qualcosa, il risultato è che non si riesce mai a fare riforme incisive, ma sempre rattoppate. Una nazione non è la somma delle sue fazioni! Come generazione, non solo come imprenditori, vorremmo lasciare in eredità una democrazia più partecipata DI quella che abbiamo ricevuto”.
“Dobbiamo creare gli spazi per far emergere nuovi meriti e talenti, bisogna costruire quel gruppo DI persone che si metterà al timone del Paese in un momento in cui, come abbiamo visto, nessuna vecchia rotta è più valida e bisogna trovarne DI nuove. Per dare spazio al futuro, l’Italia deve lasciarsi alle spalle alcuni vizi capitali però. Bisogna imparare – dice Stefano. – a non usare oggi le risorse DI domani: che si tratti DI debito, clima, acqua o materie prime, le generazioni presenti non possono aggrapparsi a quelle future. Il passato ci sta ospitando da troppo tempo, guardiamo avanti. A partire dal fare impresa. Basta con le scorciatoie, esiste una risposta semplice per ogni problema complesso, ma è sbagliata. “Ultimo ma non per importanza: archiviare l’abitudine a dare per impossibile il cambiamento. Il mondo si trasforma ogni giorno, anche se non vi prestiamo attenzione. E poi, liberiamoci anche dalla paura che domani sarà peggio DI oggi. Per dare spazio al futuro, c’è una sola cosa da realizzare: riempiamo questi spazi e costruiamo una nuova Italia oltre le distanze”, conclude Di Stefano.

Il taglio del cuneo autostrada per il futuro. Non fallire sul Pnrr

“Sappiamo dal documento programmatico di bilancio che la finanziaria per il 2021 prevedrà il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax e questa è una buona notizia: ci dice che dialoghiamo con un governo che non usa misure repressive. Sappiamo poi che circa 8 miliardi saranno destinati al taglio delle tasse. Speriamo che vada incontro a quanto indicato dall’Ocse al Senato mercoledì: l’Italia deve abbassare il cuneo fiscale per incoraggiare il lavoro. Questo è l’autostrada verso il futuro del Paese”, sottolineano le tesi dei Giovani Imprenditori di Confindustria con il presidente, Riccardo Di Stefano. Altro tema, il reddito di cittadinanza: “il lavoro si sta trasformando con lo smart working”, “più smart dovrebbe essere anche la ricerca dell’impiego”; “Bene la lotta all’indigenza. Per noi, però, resta fondamentale chiarire come si passa dal reddito di cittadinanza al reddito da lavoro. Grandi assenti sono quelle politiche attive che fino ad oggi sono state un buco nell’acqua. Noi – dicono i giovani di Confindustria – siamo stati e saremo sempre contrari a un reddito che non riqualifica, non offre opportunità di lavoro reali, non emancipa”. E sul Pnnr, i giovani industriali avvertono: “Per non correre il rischio di perdere tempo e denaro, non abbiamo scelta e dobbiamo necessariamente migliorare le performance della progettazione”, come “per gli investimenti nei collegamenti per l’alta velocità con l’Europa”; “Dalle informazioni disponibili, i progressi sembrano molto limitati e c’è da domandarsi se si riuscirà effettivamente a spendere le risorse previste”. Se il Pnrr si “realizza con efficienza, il Pil del 2022 potrà aumentare fino a 1,2 punti percentuali. Ma una mancata crescita dell’1,2% significa perdere quasi 23 miliardi. Insomma, ora sappiamo anche quanto costa la trappola dell’immobilità”, sottolinea Di Stefano. “Bisogna cambiare la retorica sul Pnrr: non è un oggetto ammantato di santità, va fatto funzionare, con competenza e attenzione”; C’è “un futuro che può essere spazi da colmare per superare i divari, oppure un baratro di debito pubblico”. Bisogna superare una “lotta titanica tra lacci del passato e voglia di futuro, ci aspettano nuovi spazi da conquistare”.