Cooperazione, Italia in campo per l’autoimprenditorialità in Sudan

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Rafforzare il know how degli studenti iscritti ai programmi universitari di “Computer Science” e “Information Technology”, affiancare i professori universitari nell’azione di orientamento professionale e i funzionari del Ministero dell’Educazione Superiore e della Ricerca Scientifica per creare stabili relazioni tra le università ed i contesti amministrativi e imprenditoriali locali, promuovere stage nel Paese orientati all’inserimento lavorativo attraverso il sostegno delle autorità accademiche e ministeriali. Questi i tre principali obiettivi perseguiti dall’Italia nel progetto Inso, gestito dal Ministero dell’Interno, attraverso il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Il progetto è stato lanciato per il ruolo strategico svolto dall’Italia nell’affrontare le cause profonde delle migrazioni che interessano i paesi del Nord Africa, attraverso la gestione del “Regional Development and Protection Programme for North Africa”, un programma finanziato dalla Commissione Ue con risorse del Fondo europeo Asilo, Migrazione e Integrazione.
Il Progetto ha coinvolto 150 studenti universitari sudanesi, attraverso il distance learning con dei video che consentono a un numero notevolmente più elevato di fruitori di beneficiare della medesima opportunità di crescita professionale. Il trasferimento di conoscenze, è stato spiegato oggi in una presentazione dei primi risultati del progetto nella sede di Napoli del Cnr – Iriss (Istituto per la ricerca sullo sviluppo dell’innovazione e dei servizi) ha riguardato diversi ambiti tra cui lo sviluppo sostenibile legato alla gestione delle risorse, alla protezione dell’ambiente, alla mobilità umana, alla crescita demografica e alle disuguaglianze sociali; lo sviluppo di competenze digitali a supporto della ricerca attiva del lavoro e l’auto- imprenditorialità attraverso il web e i social; la valorizzazione delle identità locali di natura sociale, economica e culturale per lo sviluppo; i Modelli di business per la creazione di micro-imprese; management e marketing; l’uso dei social media come strumento di promozione della micro-impresa. “Il progetto Inso – spiega l’ambasciatore italiano in Sudan Fabrizio Lobasso – mette insieme due anime della cooperazione: da una parte la necessità di ricevere qualcosa, come dei semi per coltivare un nuovo prodotto o un macchinario agricolo, dall’altra l’empowerment. I sudanesi vogliono imparate per diventare autosufficienti in tanti settori. Parlare di vocatuinal training, di formazione dei formatori significa cogliere quello che il Sudan ci chiede. Oltre a dare, ad esempio, dei servizi sanitari a una comunità, parliamo anche di come si lavano le mani prima di mangiare perché così evito che un certo batterio vada in circolo nell’acqua”. Il progetto sta prevedendo in questi giorni un momento di active learning indirizzata a dirigenti del Ministero dell’Educazione sudanese e professori universitari sui seguenti temi all’Iriss di Napoli e proseguirà la prossima settimana all’Università di Bari. “Il trasferimento di conoscenze – spiega Alfonso Morvillo, direttore del Cnr – Iriss – implica un coinvolgimento attivo anche dei rappresentanti e dirigenti del Sudan con cui ci confrontiamo alla pari. L’aspetto più interessante è che trattiamo non solo conoscenze intangibili, che hanno una portata di medio è lungo termine ma anche competenze più concrete. Su questo staimo lavorando per arrivare a definire quali strumenti e azioni adottare per sviluppare l’autoimprenditorialita’ in Sudan”.